Parrocchia Sant'Erasmo

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13 agosto 2017 - 19a domenica t. ord.

Coraggio, sono io, non abbiate paura! (Mt 14,27)

Carissimi,

dove si rivela il Signore? Questo interrogativo agita la vita dei cercatori di Dio. Sappiamo bene quanto sono dure le tempeste della vita: lutti, malattie, inganni, persecuzioni. Difficile rimanere in piedi, continuare a navigare, non lasciarsi sconfiggere dal pessimismo e dalla paura.

La parola di questa domenica ci da alcune indicazioni: il Signore non si comunica in avvenimenti straordinari; né in persone e popoli privilegiati o necessariamente nell’ambito religioso, ma neppure nei fantasmi della notte e della paura. Il Signore a volte si trova proprio nelle persone e nelle realtà che più disprezziamo, che riteniamo le più inadeguate a rapportarci a Lui, che più ci spaventano. Il “fantasma” che fa “gridare dalla paura” i discepoli, quello è Gesù nel mare in tempesta.

Dio ci è vicino sempre, specialmente nel momento della minaccia, delle tenebre, del pericolo, magari nelle forme più inusitate e ci rivolge la sua parola. Tante volte bisognerà verificare che sia proprio Lui, magari rischiando l’impossibile, un salto nel buio. L’importante non è il modo scelto da lui per venirci incontro, ma che egli venga, parli e salvi. Ciò che conta è la sua vicinanza. È la fede che rompe ogni paura, che ci fa uscire dalle nostre sicurezze per mandarci incontro a Lui.

Il vangelo di oggi è anche una meditazione sulla Chiesa e sul nostro essere Chiesa: quante volte abbiamo la sensazione di essere circondati da innumerevoli pericoli e difficoltà! Ma anche quando i suoi discepoli sono sconvolti e sembrano perdere la fede in Gesù, perché lo credono assente, la forza della sua presenza diventa coraggio e fedeltà alla missione affidata.

È l’incontro con il Signore e l’affidare a Lui la nostra vita che ci permettono di ritrovare la calma e la forza per riprendere il cammino. Di fronte alle difficoltà della vita, la parola di oggi ci invita a ritrovare un rapporto vero e profondo con il Signore Gesù.

15 agosto 2017 - ASSUNZIONE DI MARIA

Meditiamo anche sulla festa dell’Assunzione di Maria:

Nel vangelo della visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Nell’incontro, Maria canta il Magnificat. È bello vedere come Maria in questo cantico unisce la sua voce a quella di altre donne dell’Antico Testamento, che pure hanno intonato un cantico al Signore.

A partire da un unico centro, Dio, l’orizzonte del Magnificat si allarga sempre più come a cerchi concentrici: Dio e Maria, Dio e gli umili, Dio e Israele.

I primi versetti contengono il cuore del cantico. Maria esprime i suoi sentimenti profondi. Come nell’annunciazione si dichiara “serva” del Signore. Il motivo della sua lode è l’azione che il Signore ha realizzato in suo favore. Per questo gli manifesta la sua lode con gioia, consapevole della sua beatitudine.

Nel Magnificat, divenuto il cantico dei cristiani di tutte le epoche, si apre il contrasto tra potenza e povertà: da un lato si innalzano i troni, i potenti, i ricchi; dall’altro si affollano gli umili, i poveri, gli affamati. Maria si sente dalla parte di questi ultimi. Su questa folla, guidata dalla Madre del Signore, si alza il braccio di Dio che li difende e li protegge.

Pregando anche noi questo cantico ci sentiamo inseriti in una storia, che è storia di amore di Dio per noi. Anche noi come Maria possiamo lodare il Signore per tutto quello che ci dona. Possiamo lodarlo perché anche nei momenti difficili non ci abbandona, ma ci sostiene con la sua grazia. Ci dona la gioia e la forza di realizzare il sogno che Lui, Dio, ha su ciascuno di noi, e su noi insieme come famiglia umana. Dio rimane fedele alle sue promesse. Buona festa dell’Assunta, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio

Magnificat

L'anima mia magnifica il Signore  *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva.  *
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente  *
e santo é il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia  *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,  *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,  *
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,  *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,  *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,  *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio  *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre  *
nei secoli dei secoli. Amen.

Parole di Vita - Luglio 2017

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28).

Stanchi e oppressi: queste parole ci suggeriscono l’immagine di persone – uomini e donne, giovani, bambini e anziani – che in qualsiasi modo portano pesi lungo il cammino della vita e sperano che arrivi il giorno in cui potersene liberare. In questo brano del vangelo di Matteo, Gesù rivolge un invito: “Venite a me …”. Egli aveva intorno a sé la folla venuta per vederlo e ascoltarlo; molti di essi erano persone semplici, povere, con poca istruzione, incapaci di conoscere e rispettare tutte le complesse prescrizioni religiose del tempo. Gravavano su di loro, inoltre, le tasse e l’amministrazione romana come un peso spesso impossibile da sostenere. Si trovavano nell’affanno e in cerca di una offerta di una vita migliore. Gesù, con il suo insegnamento, mostrava un’attenzione particolare verso di loro e verso tutti quelli che erano esclusi dalla società perché ritenuti peccatori. Egli desiderava che tutti potessero comprendere ed accogliere la legge più importante, quella che apre la porta della casa del Padre: la legge dell’amore. Dio infatti rivela le sue meraviglie a quanti hanno il cuore aperto e semplice. Ma Gesù invita anche noi, oggi, ad avvicinarci a lui. Egli si è manifestato come il volto visibile di Dio che è amore, un Dio che ci ama immensamente, così come siamo, con le nostre capacità e i nostri limiti, le nostre aspirazioni e i nostri fallimenti! E ci invita a fidarci della sua “legge” che non è un peso che ci schiaccia, ma un giogo leggero, capace di riempire il cuore di gioia in quanti la vivono. Essa richiede l’impegno a non ripiegarci su noi stessi, anzi a fare della nostra vita un dono sempre più pieno agli altri, giorno dopo giorno.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”

Gesù fa anche una promessa: “… vi darò ristoro”. In che modo? Prima di tutto con la Sua presenza, che si rende più decisa e profonda in noi se lo scegliamo come il punto fermo della nostra esistenza; poi con una luce particolare, che illumina i nostri passi quotidiani e ci fa scoprire il senso della vita, anche quando le circostanze esterne sono difficili. Se, inoltre, cominciamo ad amare come Gesù stesso ha fatto, troveremo nell’amore la forza per andare avanti e la pienezza della libertà, perché è la vita di Dio che si fa strada in noi.

Così ha scritto Chiara Lubich: “… un cristiano, che non è sempre nella tensione di amare, non merita il nome di cristiano. E questo perché tutti i comandamenti di Gesù si riassumono in uno solo: in quello dell’amore per Dio e per il prossimo, nel quale vedere e amare Gesù. L’amore non è mero sentimentalismo ma si traduce in vita concreta, nel servizio ai fratelli, specie quelli che ci stanno accanto, cominciando dalle piccole cose, dai servizi più umili. Dice Charles de Foucauld: “Quando si ama qualcuno, si è molto realmente in lui, si è in lui con l’amore, si vive in lui con l’amore, non si vive più in sé, si è ‘distaccati’ da sé, ‘fuori’ di sé”(Scritti Spirituali, VII, Città Nuova, Roma 1975, p.110.). Ed è per questo amore che si fa strada in noi la sua luce, la luce di Gesù, secondo la sua promessa: “A chi mi ama … mi manifesterò a lui” (Gv 14, 21). L’amore è fonte di luce: amando si comprende di più Dio che è Amore” (…)”.1

Accogliamo l’invito di Gesù ad andare a Lui e riconosciamolo come sorgente della nostra speranza e della nostra pace. Accogliamo il suo “comandamento” e sforziamoci di amare, come Lui ha fatto, nelle mille occasioni che ci capitano ogni giorno in famiglia, in parrocchia, sul lavoro: rispondiamo all’offesa con il perdono, costruiamo ponti piuttosto che muri e mettiamoci al servizio di chi è sotto il peso delle difficoltà. Scopriremo in questa legge non un peso, ma un’ala che ci farà volare alto.

Letizia Magri

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