Parrocchia Sant'Erasmo

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21 gennaio 2018 - 3ª domenica t. ord.

Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15)

Carissimi,

a cosa penseremmo, se ci chiedessero qual è la più bella notizia che vorremmo ricevere? La vincita a una lotteria? Un posto di lavoro per un figlio? La fine delle ostilità e delle ingiustizie nel mondo?

L’inizio del Vangelo di Marco, che leggiamo in quest’anno ogni domenica, lo mette subito in chiaro: la più buona notizia (=Vangelo, in greco) è Dio che riporta pace, bellezza e vita all’umanità. Lo fa attraverso un uomo che è pieno di Lui, Gesù di Nazaret. L’invito alla conversione, a cambiare cioè vita, per la vicinanza del Regno di Dio, per la transitorietà del mondo attuale, per evitare il giudizio di condanna di Dio, non fu rivolto invano ai Niniviti né a Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni. Ma che significa convertirsi? Fare qualcosa in più e meglio? Significa innanzitutto orientare decisamente il proprio cuore a Dio, alla sua volontà: non si tratta solo di mentalità, di atteggiamento interiore, di un fare questo o quello; ma di un nuovo stile di vita, di un nuovo porsi davanti a Dio (fede), all’uomo (dedizione), alle cose (distacco).

Convertitevi e credete nel vangelo”: ascoltiamo in questa domenica. “Il regno di Dio è vicino”: e quando Gesù parla di regno di Dio, tra l’altro, usa le immagini di un tesoro nascosto e di una perla preziosa. Contadino e mercante vanno e vendono pieni di gioia e in fretta tutto quello che possiedono pur di comprare quel campo col tesoro e quella perla meravigliosa. Ecco la conversione: vivono così bene quello che stanno facendo, cioè il momento presente, che quando si imbattono nel tesoro o nella perla, li sentono come realtà di valore così grande da dare senso e nuove prospettive alla loro vita. La conversione è un dono del Regno di Dio diventato a noi vicino senza nostri meriti. Cerchiamo di vivere con intensità il momento presente e questo ci permette di fare esperienza di Dio e del suo amore, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


I MIEI SOGNI

Ti porto i miei sogni, oggi, Signore.

Ti porto il mio desiderio di una buona salute,

di una compagnia affezionata e fedele,

di figli di cui possa essere orgoglioso,

di vittorie, conquiste e realizzazioni

che mi facciano sentire fiero

o almeno a posto con me stesso.

Che stupido che sono, capisco parlando con te.

Ti chiedo cose che sono nelle mie mani,

conseguenze delle mie scelte quotidiane.

Sono le imprudenze, gli eccessi, le frustrazioni,

a minare le mie condizioni fisiche e interiori.

Sono la mia autostima e le mie capacità di affetto, stima e dedizione

a permettermi di essere visto e amato.

Sono il tempo, l’amore e i valori testimoniati ai miei figli

a guidare le loro scelte e a costruire un buon rapporto con me.

Sono la determinazione, la passione e la volontà

a portarmi alle mete che mi sono prefisso,

ben sapendo che avevo doni tuoi per fare molto di più,

ma sono umano e non ci sono riuscito.

Sì, persino la pace nel mondo era in mio potere,

almeno nei confronti di tutti quelli che ho incontrato,

e invece ho spesso giudicato, disprezzato, osteggiato.

Per questo ho bisogno di te.

Aiutami a essere i tuoi desideri, e avrò tutto il necessario

per rendere il mondo intero fiero di me.

 

VANGELO VIVO OCCHI NUOVI

Dopo aver sistemato tutto a casa, mio marito mi ha accompagnata in ospedale per essere sottoposta a un intervento. Non si trattava di cosa grave, comunque c’era sempre un po’ di sospensione. Quando ci hanno comunicato la data dell’intervento, venerdì 17, siamo rimasti perplessi e un leggerissimo turbamento ci ha invasi al pensiero della forte carica di superstizione della nostra gente. Ma subito ci abbiamo riso sopra. L’intervento poi non è stato semplice come previsto e il pensiero è corso spontaneamente a quel “venerdì 17”, impregnati come siamo delle nostre tradizioni. Ma è stato solo un attimo: mio marito ed io ci siamo detti che l’amore di Dio ci dà occhi nuovi per guardare a ciò che capita. Così abbiamo riconosciuto proprio quel giorno come provvidenziale: se, infatti, avessimo ritardato, forse – ci è stato detto – sarebbe stato troppo tardi.


Parola di vita – Gennaio 2018

Potente è la tua mano, Signore” (Es 15,6).

La Parola di vita di questo mese richiama un versetto dell’Inno di Mosè, un brano dell’Antico Testamento in cui Israele esalta l’intervento di Dio nella propria storia. È un canto che proclama la Sua azione decisiva per la salvezza del popolo, nel lungo percorso dalla liberazione dalla schiavitù in Egitto fino all’arrivo nella Terra promessa.

È un cammino che conosce difficoltà e sofferenza, ma che si realizza sotto la guida sicura di Dio anche attraverso la collaborazione di alcuni uomini, Mosé e Giosué, che si mettono al servizio del Suo disegno di salvezza.

Potente è la tua mano, Signore”.

Quando noi pensiamo alla potenza, facilmente la associamo alla forza del potere, spesso causa di sopraffazione e conflitti tra persone e tra popoli. Invece, la parola di Dio ci rivela che la vera potenza è l’amore, così come si è manifestata in Gesù. Egli ha attraversato tutta l’esperienza umana, fino alla morte, per aprirci la strada della liberazione e dell’incontro con il Padre. Grazie a Lui si è manifestato il potente amore di Dio per gli uomini.

Potente è la tua mano, Signore”.

Se guardiamo a noi stessi, dobbiamo riconoscere con franchezza i nostri limiti. La fragilità umana, in tutte le sue espressioni – fisica, morale, psicologica, sociale – è una realtà innegabile. Ma è proprio qui che possiamo sperimentare l’amore di Dio. Egli, infatti, vuole la felicità per tutti gli uomini, suoi figli, e per questo è sempre disponibile ad offrire il suo aiuto potente a quanti si mettono con mitezza nelle sue mani per costruire il bene comune, la pace, la fraternità.

Questa frase è stata sapientemente scelta per celebrare in questo mese la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Quanta sofferenza siamo stati capaci di infliggerci a vicenda in questi secoli, scavando spaccature e sospetti, dividendo comunità e famiglie

Potente è la tua mano, Signore”.

Abbiamo bisogno di chiedere con la preghiera la grazia dell’unità, come dono di Dio; allo stesso tempo possiamo anche offrirci ad essere Suoi strumenti d’amore per costruire ponti. In occasione di un convegno presso il Consiglio ecumenico delle chiese, a Ginevra nel 2002, Chiara Lubich, invitata ad offrire il suo pensiero e la sua esperienza, ha detto:
“Il dialogo si svolge in questo modo: anzitutto ci si mette sullo stesso piano del nostro partner chiunque esso sia; poi lo si ascolta, facendo il vuoto completo dentro di noi … In questa maniera si accoglie l’altro in sé e lo si comprende … Perché ascoltato con amore, l’altro è, così, invogliato a sentire anche la nostra parola”.
[1]

In questo mese, approfittiamo dei nostri contatti quotidiani, per stringere o recuperare rapporti di stima e amicizia con persone, famiglie o gruppi appartenenti a chiese diverse dalla nostra.

E perché non estendere la nostra preghiera e la nostra azione anche alle fratture all’interno della nostra stessa comunità ecclesiale, come anche in politica, nella società civile, nelle famiglie? Potremo testimoniare anche noi con gioia: “Potente è la tua mano, Signore”.

Letizia Magri

[1] Cfr. C. Lubich, L’unità e Gesù crocifisso e abbandonato fondamento per una spiritualità di comunione, Ginevra, 28 ottobre 2002.



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