Parrocchia Sant'Erasmo

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15 ottobre 2017 - 28ª domenica t. ord.

Venite alle nozze! (Mt 22,4)

Carissimi,
l'antica alleanza era tra Dio e il suo popolo. Egli aveva familiarizzato per secoli con Israele suo amato e, ora che sta per imbandire la festa, gli invitati non vogliono venire, trovano altri impegni, o addirittura insultano e uccidono i suoi servi. Nella parabola degli invitati a nozze che ascoltiamo in questa domenica, il re è Dio e
la festa di nozze è la “nuova ed eterna alleanza” sancita dal Padre attraverso il sacrificio di Gesù.
Gesù riprende l’immagine del
banchetto, già usata dal profeta Isaia nella prima lettura. E ci fa intuire che il regno di Dio è giunto nella sua persona, attorno alla quale avviene la convocazione. Alla chiamata divina, resa più urgente da una parola proclamata per le strade, occorre rispondere subito, oggi, con la disponibilità e la conversione. L’uomo, ciascuno di noi, rimane con tutta la sua libertà e i suoi interessi, quindi con il rischio di non capire o di non essere all’altezza dell’evento. Anche se sappiamo che il piano di Dio non si arresta di fronte al rifiuto umano. La grazia non accolta passa ad altri; il vangelo dell’amore di Dio viene affidato ai pagani. Anche costoro però corrono il rischio del fallimento se non accettano la logica del regno. L’abito nuziale è più che un vestito: è un cambiamento interiore, un diventare nuovi. A questo è legato l’ingresso nel banchetto. La salvezza è decisa dalle scelte di ogni istante.
Certo, l’incontro con Dio è sempre una
festa. L’infinita grandezza della bontà di Dio si mostra nel fatto che al banchetto sono invitati buoni e cattivi. È un invito che trasforma. Invitare significa accogliere una persona nella comunità familiare e farla partecipe della propria vita. Dio ci accoglie nella comunità trinitaria e ci rende partecipi pienamente della vita divina. Alleniamoci in ogni momento della nostra giornata a scoprire i vari inviti che il Signore ci rivolge e ad accoglierli. Lo sappiamo: niente è piccolo se è fatto con e per amore.
Siamo veramente disposti a indossare l'abito della fede e dell'amore fraterno? “Molti sono chiamati, ma pochi eletti”, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


BANCHETTO PREPARATO PER NOI

È la vita

il banchetto che hai preparato per noi, Signore.

Hai apparecchiato un tavolo lungo quanto il mondo,

con cibi succulenti, frutti prelibati,

sapori variegati.

Ci delizi con fantasie di colori,

fragranze di profumi, armonie di suoni.

Ci tocchi con la dolcezza delle parole di affetto,

con la morbidezza che protegge il nostro corpo,

la saggezza che ci aiuta a conoscere,

la profondità che ci conduce al cuore di noi.

Nulla hai messo a caso o è privo di senso.

Tutto parla della tua bellezza e grandezza,

della tua sapienza e bontà.

Ci doni la gioia di condividere la cena

con donne e uomini, immagine di te.

Abbiamo il piacere di accogliere

sensazioni e pensieri,

emozioni e spiritualità,

nutrendoci della loro presenza.

Non ti ringrazieremo mai abbastanza per questo banchetto,

ma mentre lo facciamo

tu ci sussurri che è una pallida immagine

di ciò che ci hai preparato per l'eternità.



VANGELO VIVO

ESSERE PRIMA DI PARLARE

Sono madre di due figlie e catechista. Pensando alla nuova evangelizzazione, mi sono chiesta come meglio prepararmi e cosa dare ai bambini, oltre che ai miei figli. Studiavo, leggevo, riflettevo. Ma un giorno qualcuno mi ha fatto notare che prima di parlare bisogna essere quello che vogliamo dire: è questo l’unico modo efficace di comunicare qualcosa. Mi sono resa conto che dovevo cambiare ogni mio atteggiamento verso i bambini che seguo, ma anche verso i miei stessi figli.

Ho cominciato ad ascoltare. Il risultato è molto migliore di quello che avrei immaginato. L’ho visto soprattutto nei miei figli, che sono in età adolescenziale: sono più sereni e meno contestatori.

Mio marito mi va dicendo che ora trova in me un tratto che non conosceva, e i bambini del catechismo mi ascoltano più volentieri.

La mia grande scoperta è che se il mio ascolto è dettato dall’amore, posso ottenere risultati insperati, piuttosto che con tante parole. R. M. – Lazio








Parola di vita – Ottobre 2017    (scheda ragazzi scheda bambini)

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5).

L’apostolo Paolo, mentre si trova in carcere a causa della sua predicazione, scrive una lettera alla comunità cristiana della città di Filippi. E’ stato proprio lui il primo a portare lì il Vangelo e tanti hanno creduto e si sono impegnati con generosità nella nuova vita, testimoniando l’amore cristiano anche quando Paolo è dovuto partire. Queste notizie danno a lui una grande gioia e per questo la sua lettera è piena di affetto per i filippesi.

Egli dunque li incoraggia ad andare avanti, a crescere ancora come singoli e come comunità, e per questo ricorda il loro modello, dal quale imparare lo stile di vita evangelico:

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.

E quali sono questi “sentimenti”? Come è possibile conoscere i desideri profondi di Gesù, per imitarlo?

Paolo lo ha capito: Cristo Gesù, il Figlio di Dio, ha svuotato se stesso ed è sceso in mezzo a noi; si è fatto uomo, totalmente al servizio del Padre, per permettere a noi di diventare figli di Dio[1].

Ha realizzato la sua missione attraverso il modo di vivere di tutta la sua esistenza: si è continuamente abbassato per raggiungere chi era più piccolo, debole, insicuro, per risollevarlo, per farlo sentire finalmente amato e salvato: il lebbroso, la vedova, lo straniero, il peccatore.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.

Per riconoscere e coltivare in noi i sentimenti di Gesù, riconosciamo prima di tutto in noi stessi la presenza del suo amore e la potenza del suo perdono; poi guardiamo a lui, facendo nostro il suo stile di vita, che ci spinge ad aprire il cuore, la mente e le braccia per accogliere ogni persona così com’è. Evitiamo ogni giudizio verso gli altri, ma invece lasciamoci arricchire dal positivo di chi incontriamo, anche quando è nascosto da un cumulo di miserie e di errori e ci sembra di “perdere tempo” in questa ricerca.

Il sentimento più forte di Gesù che possiamo fare nostro è l’amore gratuito, la volontà di metterci a disposizione degli altri con i nostri piccoli o grandi talenti, per costruire coraggiosamente e concretamente rapporti positivi in tutti i nostri ambienti di vita; è saper affrontare anche le difficoltà, le incomprensioni, le divergenze con spirito di mitezza e con la determinazione di trovare le strade del dialogo e della concordia.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.

Chiara Lubich, che per tutta la vita si è lasciata guidare dal Vangelo e ne ha sperimentato la potenza, ha scritto:

“Imitare Gesù significa comprendere che noi cristiani abbiamo senso se viviamo per gli altri, se concepiamo la nostra esistenza come un servizio ai fratelli, se impostiamo tutta la nostra vita su questa base. Allora avremo realizzato ciò che a Gesù sta più a cuore. Avremo centrato il Vangelo. E saremo veramente beati.

Letizia Magri

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