Parrocchia Sant'Erasmo

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25 giugno 2017 - 12ª domenica t. ord.

Al di là della paura

Carissimi,

“Non abbiate paura!”. Gli esegeti hanno contato questo invito nella Bibbia per ben 366 volte. Eppure la paura è uno dei nostri principali sentimenti. Anche Gesù invita ripetutamente i suoi a non temere. Innanzitutto perché valgono molto di più tutte le piccole cose per le quali il Padre mostra accurato interesse. In secondo luogo perché nessun uomo ha il potere di privarli della vita ricevuta dalla Parola. In terzo luogo perché il Regno di Dio, qualunque siano le difficoltà incontrate, è destinato ad essere proclamato ovunque e a giungere al suo compimento.

L’alternativa cristiana al potere della paura si chiama fiducia in Dio. Siamo nelle sue mani, nelle mani di un Padre provvidente, di Colui che ha pieno e autentico potere sull’uomo, che si è rivelato nella storia come potenza salvifica, che libera la vita del povero dalle mani dei malfattori (Ger 20,13).

I discepoli di Gesù potrebbero essere intimoriti a causa dell’annuncio aperto della Parola del Maestro. Il Vangelo infatti non lascia indifferente nessuno poiché è salvezza per chi ha fede e condanna per chi lo rifiuta.

Gesù dice anche il motivo del non aver paura. Perché gli uomini non decidono della vita e della sorte dei discepoli del Signore; mai possono spezzare la comunione con Dio al quale appartiene la destinazione definitiva e compiuta di un’esistenza. Chi predica il vangelo è custodito dal Signore. Questa pagina è quindi un invito alla confidenza e all’abbandono fiducioso alle mani e al cuore di Dio, che per ciascuno è Padre: possiamo fidarci e affidarci alla sua presenza onnipotente e provvida.

L’Apostolo Giovanni scrive: «Nell'amore non c'è timore» (1 Gv 4,18). Chi ama è libero da se stesso, accoglie, accetta, si offre, non ha tempo per dar retta alla paura. Buone vacanze a coloro che iniziano il periodo di riposo dal lavoro, il Signore benedica ognuno di voi, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.


PIÙ FORTI DELLE PAURE

Vorrei, Signore, che le mie paure

scomparissero di colpo dalla mia vita,

si sciogliessero come neve al sole,

perdessero il loro potere di rallentarla o ridurla.

Vorrei sempre udire le tue parole di conforto,

sentire la tua vicinanza amorevole e cortese,

accogliere la fiducia che desidereresti fosse usuale.

Vorrei essere capace di relativizzare

l'impatto degli altri, se negativo,

o moltiplicare il loro sostegno, se positivo.

Vorrei poter guardare al futuro

isolando i frutti migliori, le feste più belle, le vittorie più eclatanti,

tra le nebbie delle attese, delle fatiche, delle sconfitte.

Vorrei seguire il tuo passo, per evitare di cadere;

vorrei avere la tua sapienza, per evitare di sbagliare;

vorrei scegliere il tuo bene, per evitare di perdere l'anima.

So che non sarà uno tuo schiocco di dita a realizzare il mio sogno.

Ma ti offro i miei tentativi,

sapendo che col tuo aiuto non saranno vani,

che io sono in viaggio verso la pienezza dell'amore

dove la paura non avrà più potere,

perché sostituita dalla serenità del tuo cielo

e dalla gioia dell'essere nel grembo dell'amore, davanti a te.

 

VANGELO VIVO

TUTTO È GRANDE PER CHI È NELL’AMORE

«Ero stato mandato come prigioniero in una fattoria a tagliare legna da ardere. Vicino a me uno schiavo-operaio dell'Europa Orientale stava mescolando un pastone per gli animali di patate e carote. Egli dovette cogliere la mia condizione di estremo bisogno perché, appena la guardia distolse lo sguardo, prese dal pastone una patata e me la lanciò. Se la guardia se ne fosse accorta, egli sarebbe stato quasi certamente ucciso. Nascosi la patata nella mia giacca e cercai di accennare un grazie: la sua unica risposta fu il segno della croce. Quel gesto fu come un lampo nella notte buia. Ecco un uomo disposto a rischiare la propria vita per un estraneo, trovando nella sua fede religiosa il coraggio e la libertà dalla sua paura. La mia vocazione al sacerdozio nacque in quel momento» (John Mac Neil).

Parola di vita – Giugno 2017

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi (Gv 20, 21).

Nei giorni successivi alla crocifissione di Gesù, i suoi discepoli si sono chiusi in casa, spaventati e disorientati. Essi lo avevano seguito sulle vie della Palestina, mentre annunciava a tutti che Dio è Padre ed ama teneramente ogni persona!

Gesù era stato mandato dal Padre non solo per testimoniare con la vita questa grande novità, ma anche per aprire all’umanità la strada per incontrare Dio; un Dio che è Trinità, comunità d’amore in se stesso e vuole accogliere in questo abbraccio le sue creature.

Durante la sua missione, tanti hanno visto, udito e sperimentato la bontà e gli effetti dei suoi gesti e delle sue parole di accoglienza, perdono, speranza … Poi, ecco la condanna e la crocifissione.

E’ in questo contesto che il vangelo di Giovanni ci racconta come Gesù, risorto il terzo giorno, appare ai suoi e li invia a proseguire la sua missione:

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Come se dicesse loro: “Ricordate come ho condiviso con voi la mia vita? Come ho saziato la vostra fame e sete di giustizia e di pace? Come ho sanato i cuori e i corpi di tanti emarginati e scartati della società? Come ho difeso la dignità dei poveri, delle vedove, degli stranieri? Continuate ora voi: annunciate a tutti il Vangelo che avete ricevuto, annunciate che Dio desidera farsi incontrare da tutti e che voi siete tutti fratelli e sorelle”.

Ogni persona, creata ad immagine di Dio Amore, ha già in cuore il desiderio dell’incontro; tutte le culture e tutte le società tendono a costruire relazioni di convivenza. Ma quanta fatica, quante contraddizioni, quante difficoltà per raggiungere questa meta! Questa profonda aspirazione si scontra ogni giorno con le nostre fragilità, le nostre chiusure e paure, le diffidenze e i giudizi reciproci.

Eppure il Signore, con fiducia, continua oggi a rivolgere lo stesso invito: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Come vivere questo mese un invito così audace? La missione di suscitare la fraternità in una umanità spesso lacerata non è una battaglia persa prima ancora di cominciare?

Da soli non potremmo mai farcela ed è per questo che Gesù ci ha dato un dono specialissimo, lo Spirito Santo, che ci sostiene nell’impegno ad amare ogni persona, fosse anche un nemico.

Lo Spirito Santo, che viene donato nel Battesimo […], essendo spirito di amore e di unità, faceva di tutti i credenti una cosa sola con il Risorto e tra di loro superando tutte le differenze di razza, di cultura e di classe sociale […]. E’ con il nostro egoismo che si costruiscono le barriere con cui ci isoliamo ed escludiamo chi è diverso da noi. […] Cercheremo dunque, ascoltando la voce dello Spirito Santo, di crescere in questa comunione […] superando i germi di divisione che portiamo dentro di noi.” (Chiara Lubich,)

Con l’aiuto dello Spirito Santo, ricordiamo e viviamo anche noi, questo mese, le parole dell’amore in ogni piccola o grande occasione di rapporto con gli altri: accogliere, ascoltare, compatire, dialogare, incoraggiare, includere, prendersi cura, perdonare, valorizzare…: vivremo così l’invito di Gesù a continuare la sua missione e saremo canali di quella vita che Lui ci ha donato.

E’ quanto ha sperimentato un gruppo di monaci buddisti, durante un soggiorno nella cittadella internazionale di Loppiano, in Italia, dove i suoi 800 abitanti cercano di vivere con fedeltà il Vangelo. Essi sono stati profondamente toccati dall’amore evangelico, che non conoscevano. Uno di loro racconta: “Mettevo le mie scarpe sporche fuori della porta: al mattino le trovavo pulite. Mettevo il mio vestito sporco fuori della porta: al mattino lo trovavo pulito e stirato. Sapevano che avevo freddo, perché sono del Sud-Est asiatico: alzavano il riscaldamento e mi davano coperte… Un giorno ho chiesto: ‘Perché fate questo?’ ‘Perché ti amiamo, perché ti vogliamo bene’ è stata la risposta”1 Questa esperienza ha aperto la strada per un vero dialogo fra buddisti e cristiani.

Letizia Magri

Parola di vita – Giugno 2017

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi (Gv 20, 21).

Nei giorni successivi alla crocifissione di Gesù, i suoi discepoli si sono chiusi in casa, spaventati e disorientati. Essi lo avevano seguito sulle vie della Palestina, mentre annunciava a tutti che Dio è Padre ed ama teneramente ogni persona!

Gesù era stato mandato dal Padre non solo per testimoniare con la vita questa grande novità, ma anche per aprire all’umanità la strada per incontrare Dio; un Dio che è Trinità, comunità d’amore in se stesso e vuole accogliere in questo abbraccio le sue creature.

Durante la sua missione, tanti hanno visto, udito e sperimentato la bontà e gli effetti dei suoi gesti e delle sue parole di accoglienza, perdono, speranza … Poi, ecco la condanna e la crocifissione.

E’ in questo contesto che il vangelo di Giovanni ci racconta come Gesù, risorto il terzo giorno, appare ai suoi e li invia a proseguire la sua missione:

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Come se dicesse loro: “Ricordate come ho condiviso con voi la mia vita? Come ho saziato la vostra fame e sete di giustizia e di pace? Come ho sanato i cuori e i corpi di tanti emarginati e scartati della società? Come ho difeso la dignità dei poveri, delle vedove, degli stranieri? Continuate ora voi: annunciate a tutti il Vangelo che avete ricevuto, annunciate che Dio desidera farsi incontrare da tutti e che voi siete tutti fratelli e sorelle”.

Ogni persona, creata ad immagine di Dio Amore, ha già in cuore il desiderio dell’incontro; tutte le culture e tutte le società tendono a costruire relazioni di convivenza. Ma quanta fatica, quante contraddizioni, quante difficoltà per raggiungere questa meta! Questa profonda aspirazione si scontra ogni giorno con le nostre fragilità, le nostre chiusure e paure, le diffidenze e i giudizi reciproci.

Eppure il Signore, con fiducia, continua oggi a rivolgere lo stesso invito: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Come vivere questo mese un invito così audace? La missione di suscitare la fraternità in una umanità spesso lacerata non è una battaglia persa prima ancora di cominciare?

Da soli non potremmo mai farcela ed è per questo che Gesù ci ha dato un dono specialissimo, lo Spirito Santo, che ci sostiene nell’impegno ad amare ogni persona, fosse anche un nemico.

Lo Spirito Santo, che viene donato nel Battesimo […], essendo spirito di amore e di unità, faceva di tutti i credenti una cosa sola con il Risorto e tra di loro superando tutte le differenze di razza, di cultura e di classe sociale […]. E’ con il nostro egoismo che si costruiscono le barriere con cui ci isoliamo ed escludiamo chi è diverso da noi. […] Cercheremo dunque, ascoltando la voce dello Spirito Santo, di crescere in questa comunione […] superando i germi di divisione che portiamo dentro di noi.” (Chiara Lubich,)

Con l’aiuto dello Spirito Santo, ricordiamo e viviamo anche noi, questo mese, le parole dell’amore in ogni piccola o grande occasione di rapporto con gli altri: accogliere, ascoltare, compatire, dialogare, incoraggiare, includere, prendersi cura, perdonare, valorizzare…: vivremo così l’invito di Gesù a continuare la sua missione e saremo canali di quella vita che Lui ci ha donato.

E’ quanto ha sperimentato un gruppo di monaci buddisti, durante un soggiorno nella cittadella internazionale di Loppiano, in Italia, dove i suoi 800 abitanti cercano di vivere con fedeltà il Vangelo. Essi sono stati profondamente toccati dall’amore evangelico, che non conoscevano. Uno di loro racconta: “Mettevo le mie scarpe sporche fuori della porta: al mattino le trovavo pulite. Mettevo il mio vestito sporco fuori della porta: al mattino lo trovavo pulito e stirato. Sapevano che avevo freddo, perché sono del Sud-Est asiatico: alzavano il riscaldamento e mi davano coperte… Un giorno ho chiesto: ‘Perché fate questo?’ ‘Perché ti amiamo, perché ti vogliamo bene’ è stata la risposta”1 Questa esperienza ha aperto la strada per un vero dialogo fra buddisti e cristiani.

Letizia Magri

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