Parrocchia Sant'Erasmo

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27 maggio 2018 - SS. TRINITÀ

TRINITÁ: il Dio cristiano

Carissimi,

la Parola di Dio ci invita a ripensare, in una prospettiva di fede, ai modi in cui Dio si rivela e si fa presente nella storia del mondo, della Chiesa e nella nostra vita di ogni giorno. Come Dio è l’ eccelso eppure tanto vicino al suo popolo; come è il Padre che, col dono del suo Spirito, vuole unire a sé gli uomini trasformandoli in figli; come mistero di comunione che ogni discepolo è chiamato ad accogliere in sé e a testimoniare con gratitudine di fronte al mondo, perché dice il Figlio: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni”.

Abbiamo una compagnia, non siamo abbandonati. Siamo abitati, siamo immersi in Dio. Davanti a questa presenza che cosa siamo chiamati a fare? Innanzitutto l’ascolto. Di fronte a Dio che sempre fa il primo passo, cioè crea, salva, sceglie, purifica, santifica, dà la forza e la luce per affrontare le scelte, il cristiano è uno che accoglie e ascolta.

Poi è importante fare nostro l’atteggiamento di Maria che “conservava nel suo cuore” quello che le capitava. Anche noi siamo chiamati dopo l’ascolto, a conservare in cuore. Questo ci aiuterà a fare delle scelte, talvolta coraggiose. E come Gesù si è fatto vicino a noi, così noi siamo chiamati a farci vicini al prossimo. Diceva Chiara Lubich: “Dal mattino alla sera, ogni rapporto con gli altri va vissuto con l’amore di Gesù… Vedendo Gesù in loro, non trascurando nessuno, anzi amando tutti, per primi… farsi, in un certo modo, l’altro. Come Gesù che, Dio, si è fatto, per amore, uomo come noi” (Giornata mondiale della Gioventù-Santiago di Compostela 1989). Ogni volta che viviamo dentro e fuori di noi, unità anziché divisione, riconoscenza e speranza anziché pessimismo e rimpianto, Dio è qui, con noi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così siamo stati battezzati e così ogni giorno ci ricordiamo che siamo stati immersi in Dio Trinità, felici di vivere in Dio, manifestiamo a tutti la gioia di essere figli di Dio e fratelli tra noi, don Vincenzo ed il diacono don Antonio


TRINITÀ CHE ASPIRI, RESPIRI, ISPIRI

O meraviglia,

vedere e intendere le tre Divine Persone

che influiscono l'una nell'altra in modo indicibile:

il Padre nel Figlio, e il Figlio nel Padre;

il Padre e il Figlio nello Spirito,

e lo Spirito nel Padre e nel Figlio.

Mandano poi i propri influssi divini

a tutti i santi del Paradiso,

e i Santi rifluiscono in loro,

con lode e ringraziamento,

magnificando e benedicendo incessantemente

la divina Trinità.

E influiscono in tutte le creature

che sono quaggiù nel mondo,

affinché si dispongano in modo

che Dio si possa compiacere in loro.

Il Padre, che aspira alla nostra salvezza,

la desidera, la brama, la cerca con forza;

il Figlio, che respira riposandosi in noi

e rendendoci graditi a Dio;

lo Spirito, che ispira illuminandoci

perché possiamo camminare di virtù in virtù,

e rendendoci a mano a mano

più grati e accetti a Dio.

(Santa Maria Maddalena de' Pazzi)


VANGELO VIVO IL “SIGNOR NESSUNO”

Quale direttore generale di una azienda sanitaria, ero stato sospettato di avere pagato delle tangenti a fronte di un importante incarico di consulenza. Senza alcuna richiesta di chiarimenti dalla Procura, sono stato costretto ad abbandonare ogni attività lavorativa di carattere pubblico e privato e in un baleno sono diventato il “signor nessuno”. Tutto attorno a me si muoveva come se fossi colpevole. Ho sentito la morte dentro di me, e l’ho anche fortemente desiderata. Dio stesso sembrava scomparso. Unico sostegno la vicinanza di una persona cara: «Gesù abbandonato ti ha voluto un po’ simile a sé. La prova passerà, ma resterà nella tua anima la ricchezza del tuo amore a lui».

Dopo otto anni di deserto e angoscia ho visto riconosciuta la mia innocenza. Quei momenti d’inferno si sono rivelati la più fantastica e ricca esperienza della mia vita.

Parola di vita – Maggio

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato (1) e mostrato (2) con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

La libertà cristiana, oltre ad essere un dono, è anche un impegno. L’impegno prima di tutto ad accogliere lo Spirito nel nostro cuore, facendogli spazio e riconoscendo la sua voce in noi. Scriveva Chiara Lubich: […] “Dobbiamo anzitutto renderci sempre più coscienti della presenza dello Spirito Santo in noi: portiamo nel nostro intimo un tesoro immenso; ma non ce ne rendiamo abbastanza conto. […] Poi, affinché la sua voce sia da noi sentita e seguita, dobbiamo dire di no […] alle tentazioni, tagliando corto con le relative suggestioni; sì ai compiti che Dio ci ha affidato; sì all’amore verso tutti i prossimi; sì alle prove e alle difficoltà che incontriamo… Se così faremo lo Spirito Santo ci guiderà dando alla nostra vita cristiana quel sapore, quel vigore, quel mordente, quella luminosità, che non può non avere se è autentica. Allora anche chi è vicino a noi s’accorgerà che non siamo solo figli della nostra famiglia umana, ma figli di Dio”. (3)
Lo Spirito, infatti, ci richiama a spostare noi stessi dal centro delle nostre preoccupazioni per accogliere, ascoltare, condividere i beni materiali e spirituali, perdonare o prenderci cura delle più varie persone nelle diverse situazioni che viviamo quotidianamente. E questo atteggiamento ci permette di sperimentare il tipico frutto dello Spirito: la crescita della nostra stessa umanità verso la vera libertà. Infatti fa emergere e fiorire in noi capacità e risorse che, vivendo ripiegati su noi stessi, rimarrebbero per sempre sepolte e sconosciute. Ogni nostra azione è dunque un’occasione da non perdere per dire no alla schiavitù dell’egoismo e sì alla libertà dell’amore.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Chi accoglie nel cuore l’azione dello Spirito, contribuisce anche alla costruzione di relazioni umane positive, attraverso tutte le sue attività quotidiane, familiari e sociali. Imprenditore, marito e padre, Carlo Colombino ha un’azienda nel nord Italia.(4) Su sessanta dipendenti, circa un quarto non sono italiani ed alcuni di loro hanno esperienze drammatiche alle spalle. Al giornalista che lo ha intervistato, ha raccontato: “Anche il posto di lavoro può e deve favorire l’integrazione. Mi occupo di attività estrattiva, di riciclo dei materiali edili, ho delle responsabilità verso l’ambiente, il territorio in cui vivo. Qualche anno fa, la crisi ha colpito duramente: salvare l’impresa o le persone? Abbiamo messo in mobilità alcune persone, abbiamo parlato con loro, cercato le soluzioni meno dolorose, ma è stato drammatico, da non dormire di notte. Questo lavoro posso farlo bene o meno bene; provo a farlo al meglio. Credo nel contagio positivo delle idee. L’impresa che pensa solo al fatturato, ai numeri, ha un futuro con il fiato corto: al centro di ogni attività c’è l’uomo. Sono credente e convinto che la sintesi tra impresa e solidarietà non sia un’utopia” (5). Mettiamo dunque in moto con coraggio la nostra personale chiamata alla libertà, nell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo. Permetteremo così allo Spirito di raggiungere e rinnovare anche la vita di tante altre persone intorno a noi, spingendo la storia verso orizzonti di “gioia, pace, magnanimità, benevolenza …”.

Letizia Magri


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