Parrocchia Sant'Erasmo

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GESÙ: IL SERVO SALVATORE - 19 GENNAIO 2014

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - OTTAVARIO DI PREGHIERE PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

Carissimi,

poeti, filosofi, artisti, persone comuni e maestri religiosi si sono interrogati sull’uomo di Nazareth. Lo fece, tra i primi, anche Giovanni Battista, che confida: «Io non lo conoscevo». Nonostante il legame di parentela, Giovanni deve capire veramente chi Gesù decida di essere, in risposta alla vocazione che Dio ha per lui.

La liturgia di oggi presenta Gesù come Agnello che toglie il peccato del mondo. È la risposta che ci consegna Giovanni forse per noi criptica, nascosta. Non lo era per gli Ebrei del tempo, coloro che almeno una volta l’anno celebravano la festa di Pasqua, la liberazione dalla schiavitù d’Egitto sotto la guida di Mosè. Sapevano bene che il sangue dell’agnello tracciato sugli stipiti delle porte li aveva salvati dall’epidemia che aveva ucciso i figli primogeniti degli egiziani. L’agnello era inoltre servito da nutrimento sostanzioso per il lungo viaggio che avrebbero dovuto affrontare, verso la Terra Promessa.

Giovanni Battista sa scorgere  nel profondo della persona di Gesù l’essenza della sua missione e sa vedere ciò che gli altri non vedono; ha gli occhi puntati per cogliere con attenzione il nuovo di ogni giorno. Per questo è capace di andare oltre ciò che appare e scopre la vera identità di Gesù, proclamandolo l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Per Giovanni quell’incontro è novità assoluta, tanto che esulta di gioia e ne dà pubblica testimonianza. Egli è capace di riconoscere Cristo perché è un uomo che ha impostato la vita sulla ricerca dell’essenziale.

Gesù è dunque il salvatore che toglie il peccato del mondo, quello di fraintendere Dio e non crederlo un Padre che ci considera tutti fratelli, quello che continua a farci costruire steccati, classifiche e divisioni in noi stessi, negli altri, in Dio. Gesù passa la vita ad emanare pace e perdono, disposto a perderla per essere fedele all’Amore giusto e misericordioso che ha appreso dal Padre.

Impegniamoci ad essere anche noi servi per amore e preghiamo come san Francesco: “... dov’è odio, fa’ ch’io porti l’amore; dov’è offesa , che io porti il perdono; dov’è discordia, ch’io porti l’unione. Dov’è dubbio, che io porti la fede. Dov’è errore, che io porti la verità... O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”. Preghiamo per l’Unità dei Cristiani, i vostri sacerdoti don Vincenzo, don Fabio e don Antonio diacono.

UN PO'... COME GESÙ

Vorrei diventare

un po’ come te, Signore Gesù.


Lo so, non ce la farei

a portare su di me il peccato originale,

con la fedeltà assoluta di chi rinnova

l’alleanza di Dio con l’umanità.


Ti chiedo soltanto di imparare

a sottrarre il peccato dal mondo

anziché addizionarlo,

a moltiplicare le azioni di servizio e di pace,

anziché dividere ulteriormente razze e identità.


Del male sono pieni i rotocalchi, i telegiornali e gli scandali.

Il bene invece non si nota, non fa rumore,

lo si dimentica in fretta, temendo che ci stia lasciando.

Tu ci inviti ad essere le primizie della creazione, non per inorgoglirci,

ma per essere Tua immagine.

Dovremmo essere il Tuo avamposto,

gli operatori dell’accoglienza e del sorriso,

la prova che sicuramente la pace avrà il sopravvento.


Mi fermo quindi a raccogliere la tua forza

perché nella consuetudine di ogni giorno

le mie parole stimolino e mai feriscano,

i miei gesti aiutino e mai offendano,

i miei silenzi lascino spazio e mai dimentichino,

le mie azioni facciano crescere e siano offerte a qualcuno.


Per questo ho bisogno del tuo Spirito,

e te lo chiedo con insistenza,

sapendo che tanti uomini benediranno la Vita e loderanno il suo Autore proprio attraverso di me.

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