Parrocchia Sant'Erasmo

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ANCHE NOI COME LA DONNA SAMARITANA... (Gv 4,10) - 23 MARZO 2014

III DOMENICA DI QUARESIMA

Carissimi,

quanto è simile ad alcune donne d’oggi, la samaritana del Vangelo di questa domenica. Apparentemente estroversa, determinata, libera; ma anche incerta, fragile, spezzata. Il colloquio con Gesù le fa aprire il cuore.  “ Donna, dammi da bere”,  la richiesta sorprende la donna. La stanchezza di Gesù potrebbe motivare tale domanda, ma certamente propone l’immagine di un Gesù che si fa bisognoso. Traspare in questo atteggiamento una indicazione: è necessaria una certa disponibilità, un’apertura all’altro, perché si possa accogliere il dono della salvezza. Gesù si accorge che dentro di lei c’è un bisogno di equilibrio interiore.

E Gesù, attraverso quel dialogo, la porterà all’incontro personale con Lui e da ultimo alla fede in Lui. Egli infatti capovolge la situazione e comunica alla donna una promessa: “Se tu conoscessi il dono di Dio... egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gesù promette un dono in cui viene placato il desiderio di vita e di pienezza che assilla il cuore umano. La condizione per accedere a tale dono è accogliere Gesù. Incontrare e accogliere Gesù significa ritrovare in Lui il Salvatore, colui che dà risposta a tutte le domande di bene, di bontà e di perfezione che ci portiamo dentro. A chi accoglie la Parola, Gesù dona la possibilità di vedere chiaro nella propria vita senza accontentarsi delle mezze verità, i vostri sacerdoti don Fabio, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

ADORARE IN SPIRITO E VERITÀ

Converti la nostra adorazione, Signore.

Non ti basta che ripetiamo preghiere come automi,

ma vuoi che le nostre parole siano specchio

della verità che alberga nel nostro cuore.

Non è necessario che moltiplichiamo ed esasperiamo

le nostre richieste, perché riveleremmo la mancanza di fiducia

nei confronti di un Padre che sa già ciò di cui abbiamo bisogno.

Non vuoi che edifichiamo chiese e elargiamo beneficienza,

se quel denaro puzza d’ingiustizia e disonestà.

Vuoi piuttosto che dietro a ogni nostra scelta della vita

ci sia l’ascolto della tua Parola che ci guida verso il fratello,

la vera casa dove abiti tu, Padre di ogni uomo.

Non vuoi che le nostre messe siano un dovere periodico,

una parentesi indolore per mettersi la coscienza a posto,

il pagamento di un gettone che dà diritto alla tua protezione.

Vuoi che siano l’appuntamento con l’Amore,

che restituisce forza e senso alla nostra vita.

Abbiamo capito che troni, gemme e opere d’arte,

luoghi puri e immacolati o teologie raffinate

sono bellissimi e rendono onore alla tua maestà,

ma tu hai scelto di nascere umile, semplice e povero,

perché fossimo consapevoli che lo Spirito soffia ovunque,

nella direzione dell’amore.

Per questo non vuoi che il culto nei tuoi confronti

sia un alibi per distanziarci dal prossimo.

È l’altro il tuo vero volto. Lì vuoi essere adorato.

“Chi non ama il proprio fratello che vede,

non può amare Dio che non vede” (1 Gio 4,20).

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