Parrocchia Sant'Erasmo

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IO SONO LA LUCE DEL MONDO (Gv 9,5) - 30 MARZO 2014

IV DOMENICA DI QUARESIMA

Carissimi,

nella quarta domenica di Quaresima trionfa il tema della luce. Gesù non si limita a guarire il cieco nato, ma lo mette anche in condizione di diventare trasmettitore di luce, capace di accendere anche negli altri una scintilla del fuoco divampato dopo l’incontro con Lui. Al centro del brano evangelico sta il riconoscimento di Gesù come fonte di luce: Gesù si rivela al cieco dalla nascita come Colui che dona la luce di Dio, fa sperimentare la sollecitudine di Dio. Il colloquio di Gesù col cieco, guarito dalla sua cecità fisica e interiore, è un dialogo di amore che si conclude nella professione di fede del guarito.

Così è capitato anche a noi. Il nostro incontro con Cristo non è tanto il risultato della nostra ricerca, ma del suo venirci incontro: è passato per la nostra strada, ci ha visti e ha cambiato la nostra esistenza. Come? Attraverso la sua Parola e il soffio del suo Spirito. E Lui è diventato la nostra luce: quella che ci strappa dalle tenebre del disorientamento e traccia davanti a noi la strada della vita, ci dona occhi limpidi e pieni di amore per guardare la storia; quella luce che ci manifesta il volto di Dio come Padre. Quanti alibi troviamo per non credere? Quanti e quali miracoli potrebbero convincerci? Quanto ci costa incamminarci dietro ai passi di Gesù, mettendo in pratica giorno dopo giorno i suoi insegnamenti? Non ci bastano gli innumerevoli fatti straordinari legati alla fede in ogni parte del mondo, e magari avvenuti nella nostra stessa comunità? Anche noi siamo ciechi, e spesso non vogliamo scorgere, dietro alle apparenze materiali, la Presenza di chi ci ha voluti,  ci custo-disce e ci attende nella Luce piena, perché - semplicemente - ci ama. Diciamo con il salmo: Eterno è il Suo amore per noi! I vostri sacerdoti don Fabio, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

DAVANTI AL CIECO NATO

Abbiamo bisogno della tua luce, Signore.

Abbiamo bisogno della tue risposte,

quando non sappiamo distinguere

l’origine del male, il responsabile, la colpa.

Non per condannare o condannarci, ma per riconoscere e recuperare.

Abbiamo bisogno delle tue opere,

gesti semplici ed essenziali,

fatti senza paura alla luce del sole,

partendo dal fango disprezzato

per raggiungere gli occhi così preziosi.

Abbiamo bisogno del tuo coraggio,

la sicurezza del fare la cosa giusta,

anche se contrasta con una legge poco umana,

anche se servirà di pretesto

per la condanna dei tuoi oppositori.

Abbiamo bisogno della tua semplicità ed essenzialità,

perché l’evidenza di una necessità

non ti lascia cieco o indifferente,

ma ti porta ad una risposta concreta di aiuto.

Abbiamo bisogno della tua verità,

perché è facile attaccarci agli stereotipi e ai pregiudizi,

trovare il male anche dove non è

e non riconoscere l’amore dove palpita,

per questioni di principio, ideologiche, di partito preso,

o semplicemente perché non si è mai

incontrato ed ascoltato nel profondo un “diverso”.

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