Parrocchia Sant'Erasmo

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Scarica in formato pdf

LA GLORIA DEL SIGNORE – 6 GENNAIO 2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

Carissimi,

nei primi secoli dalle comunità cristiane venivano celebrate due feste per la nascita di Gesù: il 25 dicembre in Occidente, il 6 gennaio in Oriente. La prima era chiamata “Natale (nascita) del Signore”, la seconda “Epifania (manifestazione) del Signore”. Nessuno conosceva la data esatta della nascita di Gesù, ma in quel periodo le tradizioni pagane festeggiavano il Sole che al solstizio d’inverno ricominciava a crescere. Visto che Cristo, secondo la profezia di Malachia, è “il Sole di giustizia” (3,20), venne dato un senso cristiano alle tradizioni pagane.

Alla fine del 300 l’Epifania giunse anche in Occidente e si differenziò nel significato: diventò la manifestazione di Cristo a tutti i popoli del mondo, rappresentati da quei sacerdoti persiani (re magi, quindi pagani) chiamati dall’ebraismo, con un certo disprezzo, “maghi”.

I brani della Parola di Dio di questa festa dell’Epifania, infatti, sono volutamente simbolici. La prima lettura è un oracolo del profeta Isaia che vede al sorgere dell’aurora lo splendore della nuova Gerusalemme. È gioia pura offerta a chi è in esilio: il Signore sarà lodato e riconosciuto da tutte le genti, perché le tenebre del male saranno vinte dalla vera luce.

San Paolo ci spiega che attraverso Gesù tutto diventa chiaro: ogni popolo è chiamato a condividere l’eredità che il Figlio di Dio ci ha lasciato, cioè la vita divina, che dura per l’eternità. Non stupisce, quindi, che i magi seguano una stella: la sua luce non abbaglia ma è sufficiente per camminare nella notte. Così il Messia non imporrà la fede a nessuno, ma illuminerà coloro che seguiranno i suoi passi. Riceverà oro in quanto re, incenso in quanto Dio, mirra in quanto Servo Sofferente: quel bambino è il Cristo, il Salvatore delle genti. I magi vivono il momento più alto della loro felicità, la gioia di aver raggiunto la méta della fede che è l’incontro con il Signore della vita. Da questo incontro, che è sempre un incontro adorante, tutto cambia; si aprono strade nuove. L’aver incontrato Cristo infatti inaugura una via nuova: la strada del Vangelo. Di fronte a questo Bambino adoriamo anche noi dicendo con il cuore: tu sei tutto per me e io sono tuo. Auguri per il cammino da compiere anche noi per incontrare il Signore, vostri don Fabio e don Vincenzo.

TI ADORO, MIO DIO BAMBINO

Sei un Dio diverso, Signore, da quelli pagani.

Loro godono delle proprie altezze ed immensità, vogliono ampliare le barriere

e la distanza, desiderano prostrazione e riverenza. Tu, invece, ti presenti come un bambino, piccolo, umile, indifeso, ancor più adorabile.

È facile inchinarsi davanti a te,

che non minacci ma attendi,

che ancora hai tutto da scoprire,

compresa la sorpresa del bene e del male,

che guardi con beatitudine e accoglienza

chiunque ti si pone davanti, senza distinzioni e pregiudizi.

Abbiamo bisogno di adorarti,

perché tu sei la nostra speranza

e la nostra salvezza.

In te ci riconosciamo,

perché prima di destinare a premio o condanna hai provato questo mondo e le sue contraddizioni.

Davanti a te possiamo scioglierci,

facendo emigrare i nostri timori,

confessando le nostre debolezze,

raccontando i nostri desideri.

Per questo non vorremmo smettere

di riconoscerti ciò che ti spetta,

di esprimere la nostra gratitudine,

di godere della tua compagnia.

La strada della vita, però, ci attende

e tu, crescendo, avrai mille consigli da darci; alcuni forse non ci piaceranno

e saremo tentati di prostrarci ad altri dei.

Ma se torneremo a fermarci

davanti a te, Bambino,

ogni pensiero di guerra e conflitto,

di omissione e di disimpegno,

sarà abbandonata per lasciare il posto

all’evidenza che nasce dalla piccolezza,

alla responsabilità di un dono

così grande e prezioso

da risvegliarci dall’indifferenza.

You are here: