Parrocchia Sant'Erasmo

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26 febbraio 2017 - 8ª domenica t. ord.

Non preoccupatevi per la vostra vita (Mt 6,25)

Carissimi,

se Dio si prende cura dei fiori e degli uccelli, tanto più si interessa degli uomini, suoi figli. Nel Vangelo. Gesù con i due esempi degli uccelli e dei gigli del campo, non intende rifiutare l’impegno nel mondo, non invita alla pigrizia, né stimola alla passività né condanna la previdenza per il futuro: vuole semplicemente definire il giusto rapporto del discepolo con le realtà terrene. “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Se la ricchezza (cioè i beni materiali di questo mondo) viene da Dio, come può essere un ostacolo per l'incontro con Lui? Gesù non odia la ricchezza, ma ha conosciuto i ricchi del suo tempo: troppo occupati dietro ai loro affari, spesso scorretti, per accorgersi di chi è figlio dello stesso Dio e bisognoso dell'essenziale. Possiamo dire che la situazione non è molto cambiata.

Le ricchezze non devono diventare un idolo, così da prendere tutta la vita dell’uomo e fargli dimenticare i valori importanti. Non rappresentano infatti lo scopo primario dell’esistenza e quindi l’interesse maggiore deve essere rivolto altrove: “Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

Assieme alla consapevolezza di operare sotto lo sguardo di Dio Padre, che scruta i cuori, la fede in Dio provvidente appartiene alla “carta di fondazione” della Chiesa, che sono le beatitudini. Attraverso l’invito a non preoccuparci, Gesù vuole aiutare ciascuno di noi a mettere in ordine di importanza i desideri del cuore. Tutto quello che siamo e che abbiamo è dono di Dio. A nostra volta siamo chiamati a diventare dono: per Dio, per gli altri, per la natura e per noi stessi.

In questa settimana chiediamoci, almeno qualche volta, per chi vivo: per me? Per Dio? Proviamo a vivere l’atteggiamento del servizio. Lavoreremo, guadagneremo, acquisteremo ma non solo per noi stessi: per Dio, per gli altri, per noi e per il creato, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.

Carissimi,
è prossima la
Quaresima! Mercoledì entreremo nel deserto con Gesù per vivere i “quaranta” giorni che ci preparano a far Pasqua col Signore. Di fronte alle rigidità delle consuetudini, delle norme e dei precetti, (non mangiar carne…ecc…) noi scegliamo la flessibilità della misericordia di Dio. Non vogliamo cozzare contro un codice, o bloccarci di fronte alla ‘dogana’. La nostra religione non è una schiavitù, i precetti dati da Cristo sono pochissimi. La misericordia di Dio non si lascia scuotere dai nostri urti, dalle nostre ventate, ma riprende posizione. (v. Papa Francesco, Evangelii Gaudium 42-46). la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono(Inizio del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2017).


LA PORTA STRETTA della QUARESIMA


All’ingresso dei Centri Commerciali, troviamo larghe porte, scorrevoli e automatiche, che si aprono al solo nostro avvicinarsi... Le banche invece preferiscono adottare un ingresso più stretto, complesso e sofisticato: un cilindro monoposto che si apre per entrarvi e si riapre al lato opposto fino all’interno del locale.

Gesù ammonisce di entrare per la porta stretta non per evitare di essere rapinati, ma per ottenere una realtà molto più preziosa del capitale: il Regno di Dio, il nostro essere in Dio, quella sicurezza e felicità che continuamente cerchiamo. Non è la porta larga che ci permette di entrare ingombri nella vera vita; nel Regno di Dio non si entra con uno scivolone, non basta lasciarsi andare.

Per arrivare alla realtà luminosa e gioiosa di Dio, bisogna ridurre le nostre dimensioni alle misure della porta stretta: è la porta impegnativa dell’amore che richiede scelte impegnative, come la rinuncia ad accumulare, al gusto di contraddire per partito preso, a disonorare l’avversario.

Ma l’amore richiede anche impegno a compiere con onestà il proprio lavoro, richiede generosità oltre la giustizia, richiede discernimento su quanto ci propongono i mass media, richiede volontà decisa ad osservare i comandamenti di Dio come ci vengono presentati dalla Chiesa. Perché occorre delimitare, “mettere i paletti” per segnare il percorso.

Oggi invece si preferisce lasciar la porta spalancata, così che anche il male sembra bene: non è questa la salvezza dell’uomo. Il vangelo ci chiede di essere perfetti come il Padre celeste, ci indica Gesù in croce da seguire.

In sintesi, la nostra porta stretta è il fratello da amare: sia soprattutto questo il nostro cammino Quaresimale, buona Quaresima.

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