Parrocchia Sant'Erasmo

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26_mar_2017_IV_Quaresima

26 marzo 2017 - 4ª di QUARESIMA

PER VEDERE PIÙ LONTANO

Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5)

Carissimi,

Gesù non lo si accetta ad occhi chiusi, non lo si può semplicemente subire: si giunge alla fede in Lui dopo averne personalmente sperimentata la capacità salvifica. È il cammino percorso dal cieco nato, di cui ci parla il brano evangelico di questa domenica. Occorre in primo luogo incontrarlo, meglio lasciarsi incontrare da Lui e ascoltare la sua parola (v. 7), verificare la bontà del suo insegnamento e dei suoi ordini (v. 11). L’incontro avviene sempre nella cecità (vv. 1. 20), ma se c’è disponibilità al dialogo e sincera ricerca della verità, si giunge presto alla vista, alla fede (vv. 7. 35-38); se c’è chiusura e pregiudizio si permane nel proprio peccato.

Il vero cieco è colui che pensa di vedere, che non mette mai in crisi se stesso e le proprie idee. Gesù, luce del mondo (v. 5), è venuto a manifestare a noi le opere di Dio, è in grado di vincere la nostra cecità, di aprirci gli occhi, di portarci alla verità. Il dono della vista terrena è, per l’evangelista Giovanni, simbolo del dono della fede.

Gesù può portarci alla luce, alla verità, può aprirci gli occhi: è nella luce solo chi compie le opere della luce. L’incontro con Cristo ci pone nella situazione di scegliere. Se ascoltiamo il vangelo diventiamo testimoni, partecipi, invitati. Gesù ci dona la vista della fede quando siamo disposti a rischiare sulla sua parola. Chiediamo a Gesù la disponibilità ad abbandonarci alla sua parola, a costruire la casa della nostra vita sulla roccia della sua parola, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.

VORREI SALIRE IN ALTO

Vorrei salire molto in alto, Signore,

sopra la mia città, sopra il mondo, sopra il tempo.

Vorrei purificare il mio sguardo e avere i tuoi occhi.

Vedrei allora l'universo, l'umanità, la storia, come li vede il Padre.

Vorrei la bella, eterna idea d'amore del tuo Padre

che si realizza progressivamente:

tutto ricapitolare in te, le cose del cielo e della terra.

E vedrei che, oggi come ieri, i minimi particolari vi partecipano,

ogni uomo al suo posto, ogni gruppo ed ogni oggetto.

Vedrei la minima particella di materia e il più piccolo palpito di vita;

l'amore e l'odio, il peccato e la grazia.

Commosso, comprenderei che dinanzi a me

si svolge la grande avventura d'amore iniziata all'alba del mondo. Comprenderei che tutto è unito insieme,

che tutto non è che un minimo movimento

di tutta l'umanità e di tutto l'universo verso la Trinità,

in te e per te, Signore.


(Michel Quoist)

VANGELO VIVO

LA FERITA

Circa due mesi fa arrestammo un giovane ferito ad una spalla. C’ero io a piantonarlo e gli chiesi se la ferita gli faceva male: “A te che te ne importa? – reagì: tu sei solo uno sporco poliziotto!”. Sì, ma anche uno che voleva aiutarlo. Rispose: “È comodo per te che ogni mese prendi lo stipendio ed invece io sono costretto a rubare; non hai neanche diritto di parlarmi”. Aggiunsi che ognuno di noi ha il suo fardello da portare sulle spalle. Pian piano comincio ad aprirsi. Aveva ricordi tristi dell’infanzia, in una famiglia violenta. “Le difficoltà si possono affrontare e trasformare in positivo – suggerii -. Prova a chiedere aiuto a Dio, lui certo ti vuole bene”. Quando finii il mio turno, mi prese la mano: “Mi dispiace che vai via”. Ogni tanto gli mandavo biscotti e giornali. Quando fu portato in carcere, gli scrissi e lui mi rispose: “Avrei voluto dirti grazie, ma non sapevo il tuo nome. La mia ferita è guarita e sta guarendo anche il mio cuore. Sono con tossicodipendenti, malati di Aids, sbandati e stranieri; vivo con loro e non ho paura, perché, come dici tu, con l’amore si genera solo amore, mentre con l’odio solo dolore”. D.P., Italia

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