Parrocchia Sant'Erasmo

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4 febbraio 2018 - 5ª domenica t. ord.

Giornata per la vita

Il Vangelo della vita, gioia per il mondo

Guarì molti affetti da varie malattie (Mc 1,34)

Carissimi,

la vita dell’uomo è colma di illusioni e di dolore leggiamo nelle parole di Giobbe, l’uomo conosciuto per la sua pazienza. C’è Qualcuno che può vincere il male, che è capace di guarire, di trascinare alla fiducia: è Gesù. La pagina del Vangelo di questa domenica ci racconta come è scandita una giornata-tipo di Gesù. La sua occupazione è quella di portare Dio tra gli uomini. Le sue guarigioni manifestano che è giunto a noi il Regno di Dio, che il tempo della salvezza è arrivato, che Dio in Gesù si è fatto vicino e noi possiamo sperimentare il suo amore. La risposta di Dio al dolore non è una filosofia o un convincente ragionamento: è Gesù che diventa solidale con i poveri, gli ammalati, gli esclusi; è il Cristo impegnato a liberarli dalla loro situazione di dolore e di emarginazione: “guarì molti affetti da varie malattie”.

L’atteggiamento di Gesù indica che il male va positivamente affrontato, che può essere vinto e che lo si supera solo nella solidarietà con coloro che lo subiscono. I miracoli che compie manifestano che Dio è presente e agisce nella storia dell’uomo, sostiene la lotta di liberazione e che avrà successo per la potenza salvifica e per l’impegno dell’uomo.

Questa buona notizia, che ha spinto san Paolo a farsi “tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” stimola anche oggi ciascuno di noi, che vogliamo dirci ed essere cristiani, alla fiducia, alla solidarietà con chi soffre, ad essere testimoni di speranza, capaci di aver compassione e farsi vicini. Quante volte papa Francesco ci invita ad essere cristiani che si fanno accanto, capaci di toccare: è importante “non vergognarsi della carne, toccare la carne ferita, come ha fatto Gesù: toccò, impose le mani, toccò i lebbrosi, toccò i peccatori. È una vicinanza proprio vicina, vicina… pensiamo a Gesù che vede, chiama, parla, tocca e guarisce” (omelia in Santa Marta 30 ottobre 2017). Carissimi, oggi si celebra la Giornata per la Vita, sia impegno di tutti per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia che è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


OLTRE LA NOTTE DEL MALE

Non sei nel silenzio, Signore,

ma nelle voci ingenue dei fanciulli,

nelle voci decise dei testimoni,

nelle voci flebili dei vecchi saggi

che squarciano il silenzio.

Non sei nella notte, Signore,

ma nella luce insistente di una stella lontana,

nella luce riflessa della luna,

nella luce soffusa dei pianeti;

luci che tengono vivo il ricordo del giorno.

Non sei nel dolore, Signore,

ma nell’urlo che lo spezza,

nella pazienza che lo sfianca,

nella cura che lo ammorbidisce,

nel peso più leggero perché condiviso.

Non sei nel male, Signore,

ma nella fantasia che lo aggira,

nella passione che lo combatte,

nel perdono che lo disarma,

nell’abbandono a Dio che lo uccide.

Per questo posso incontrarti anche

nel silenzio, nella notte, nel dolore, nel male:

Tu mi raccogli proprio lì, per portarmi

nel tuo Altrove di salvezza.

 


 

VANGELO VIVO NUOVA LUCE DOPO UN CUPO DOLORE

 

Nel 1990 avevo 22 anni e vivevo in un città lombarda con altre ragazze. Ognuna pensava allo studio o al lavoro, c’erano però molti divertimenti, molti incontri, molta leggerezza. La mia amica rimase incinta, decise di abortire e tutto sembrava normale. Quattro mesi più tardi successe a me e ormai tutto era già stato vissuto, nessuno si oppose e neanche io pensai di avere un’alternativa. Ma questa scelta in quel momento così pieno di sogni, di prospettive per il futuro, spezzò di fatto oltre alla vita di mia figlia anche la mia. Ci sono voluti mesi per riprendermi, un dolore cupo è rimasto nel mio cuore, vedevo la nebbia salire nella valle e pensavo che io ero così con la nebbia nel cuore. Si va avanti nella vita o almeno si crede, passano gli anni ma il grosso dolore della perdita rimane. Nel 2011 su internet trovo il sito de La Vigna di Rachele, contatto la responsabile e l’anno seguente faccio il ritiro. Finalmente il mio dolore è stato riconosciuto. Oggi faccio anch’io parte dell’equipe; condividere le vicende di altre donne e uomini, tanto dolore sommerso, confidenze, ricerca di perdono e di Dio, mi ha dato speranza per tutti noi. Nei ritiri, come nel lungo percorso di accompagnamento prima e dopo, l’azione dello Spirito è così forte che riesce ad aprire e guarire tanti cuori. Si può finalmente ricominciare a risalire verso la luce. A.M


 

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