Parrocchia Sant'Erasmo

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29 luglio 2018 - 17a domenica t. ord.

Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede… (Gv 6,11)

Carissimi,

di fronte alla fame, alla povertà, alle crisi, abbiamo trovato mille ricette economiche e politiche, a volte attuate, a volte rimaste buone intenzioni, chimere, utopie. Gesù sembra ribadirci che Dio ha già provveduto a darci tutto il necessario, sulla terra, per i bisogni essenziali degli esseri umani. Compresa l’intelligenza e la creatività per trovare le soluzioni concrete adatte, come testimonia la moltiplicazione della produzione attraverso il progresso tecnico e scientifico. Ma nemmeno Dio, sulla terra, può e vuole fare a meno di quel ragazzo che compie il vero miracolo: la condivisione. La soluzione nasce proprio di lì.

Moltissima gente segue Gesù, colpita dai segni che egli compie sugli infermi. Ma si tratta di una sequela interessata all’immediato. Gesù rivolge a Filippo una domanda, che ricorda l’eterna fame dell’uomo e suggerisce di saziarla. Filippo risponde in termini prettamente umani di soldi. Analoga impossibilità di soluzione è la proposta di Andrea, che con il buon senso fa presente il poco pane e pesce di un ragazzino. Nel contempo, però, Andrea comincia a prospettare una logica di condivisione, che la potenza di Gesù trasformerà in cibo sovrabbondante. Il ragazzo diventa il simbolo di ogni cristiano, anche il più semplice, chiamato a condividere.

E perché condividere? “Qualcuno mi ha detto che non si azzarderebbe a toccare un lebbroso neppure per un milione di dollari. Neppure io lo farei; neppure non per uno ma neanche per due milioni di dollari. Invece lo faccio gratuitamente, per amore di Dio” (santa Madre Teresa di Calcutta). Ed è bello farlo nel rendimento di grazie perché quello che sono e quello che possiedo se lo tengo per me non serve a nessuno; se lo metto in circolo giova a me e agli altri.

Il Signore chiede anche a noi oggi i cinque pani e i due pesci. Impariamo a darli con gioia per la vita dell’intera umanità, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


IN CERCA DI PANE

Cristo, oggi sono in cerca di pane,
il mio
pane quotidiano,
quello che serve per la fame di oggi,
per passare di là oggi,
per avere la forza di remare
sotto la tempesta di oggi.

Il pane che non ha profumo se non di sudore,
il
pane che non ha gusto, se non di vita,
il
pane che fa stare in piedi,
che serve a camminare,
a remare, a vangare,
a combattere con fede, a morire in pace.
...«in principio era la Parola»
e la parola è il
pane quotidiano
per ogni uomo che viene al mondo
.

(don Primo Mazzolari)

 

VANGELO VIVO

«Vogliamo darvi una mano, offrire piccoli gesti e farvi capire che non siete degli invisibili» c’è scritto in italiano e in inglese sui volantini distribuiti da Mary Stuart-Miller davanti alla stazione Tiburtina. La sua ormai è «una missione d’amore», racconta la bella e tenace signora originaria di una cittadina a sud di Londra che da due anni vive a Roma: con i suoi connazionali che risiedono tra il Lazio e la Toscana, ha messo su una rete di oltre trenta volontari che soccorre i senzatetto italiani che popolano le strade della capitale. Il martedì sera la distribuzione di circa duecento pasti caldi davanti alle stazioni; durante la settimana invece la raccolta di fondi, vestiario e altro materiale. Il sogno di Mary però si spinge ben oltre: vorrebbe costruire un palazzo della solidarietà sul modello delle charity inglesi, le botteghe in cui vengono donati abiti usati, oggetti in disuso e piccole somme di denaro per chi ne ha più bisogno. Mary sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione degli italiani, «solidali ma talvolta troppo indifferenti». «È come se per molti esistessero solo i rifugiati o gli immigrati – spiega Mary – e dimenticano quanti sono invece gli italiani che vivono in strada. Davvero tanti e, spesso, considerati invisibili».



 

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