Parrocchia Sant'Erasmo

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2 settembre 2018 – 22a domenica t. ord.

Con le labbra e col cuore

Carissimi,

«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto... trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

Queste parole di Gesù ci inchiodano alle nostre responsabilità, di fronte alle leggi umane e alle tradizioni religiose o sociali, che tendono a diventare un assoluto, Gesù sottolinea il primato della volontà divina e indica nel valore interiore della coscienza la radice del comportamento umano, il criterio della moralità.

I comandamenti di Dio hanno lo scopo di esprimere la volontà divina nei confronti dell’uomo. Impegnano ed aiutano ad interpretare la volontà di Dio.

Gesù contesta, nell’odierno brano evangelico, agli scribi e farisei, preoccupati di fare osservare la “tradizione degli antichi” spesso in contrasto con le più vere esigenze del comandamento di Dio, il comandamento dell’Amore. Egli rinfaccia il loro formalismo, il loro conformismo. È la volontà di Dio che deve stare al primo posto e al di sopra di ogni tradizione umana.

Una volontà di Dio conosciuta nell’ascolto attento e amoroso della sua Parola. Perché non è la correttezza esteriore che conta, ma l’intenzione del cuore, la scelta della coscienza, di chi “sa - con” la Parola di Dio. Dio vuole un confronto diretto con la sua Parola, vuole che lo ascoltiamo nell’intimo della coscienza.

Dio è onorato con il cuore quando il nostro atteggiamento è simile al suo: amore fattivo e concreto, gratuito e incondizionato, misericordioso e appassionato. Dio è onorato, ancor più che nei luoghi sacri, nella risposta concreta ai bisogni di chi è un fratello “piccolo”, “ultimo”, “povero” di qualche cosa che noi, invece, per un dono spesso immeritato, abbiamo. Lodiamo Dio, dunque, con le labbra, e facciamolo con tutto il nostro cuore, don Vincenzo ed il diacono don Antonio

IO VORREI DONARE AL SIGNORE

Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade zufolando, così,

fino a che gli altri dicono: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò sulla via inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani le campane sulla torre

a più riprese finché non sarò esausto.
E a chiunque venga, anche al ricco, dirò: siediti pure alla mia mensa,
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti: avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa.
Tutto è un suo dono eccetto il nostro peccato.
Ecco gli darò un’icona dove lui bambino guarda

gli occhi di sua madre: così dimenticherà ogni cosa.
Gli raccoglierò dal prato una goccia di rugiada
- è già primavera, ancora primavera, una cosa insperata
non meritata, una cosa che non ha parole! -
e poi gli dirò d'indovinare se sia una lacrima
o una perla di sole o una goccia di rugiada.
E dirò alla gente: avete visto il Signore?  
Ma lo dirò in silenzio e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa.
Metterò un garofano rosso sul balcone,

canterò una canzone tutta per lui solo.
Andrò nel bosco questa notte e abbraccerò gli alberi e starò in ascolto dell’usignolo,
quell'usignolo che canta sempre solo da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli e dirò a ogni casa: "pace!"
e poi cospargerò la terra d’acqua benedetta in direzione

dei quattro punti dell'universo,
poi non lascerò mai morire la lampada dell'altare
e ogni domenica mi vestirò di bianco.

Io vorrei donare una cosa sola al Signore, ma non so che cosa.
E non piangerò più, non piangerò più inutilmente;

dirò solo: avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio e solo con un sorriso, poi non dirò più niente.

(padre David Maria Turoldo)

 

VANGELO VIVO

Ieri, mentre passavo a piedi, vedo operai che con l’asfalto tappano i buchi nelle strade. Mi fermo, faccio una piccola considerazione sul loro lavoro e saluto cordialmente. Non li conosco, sono meridionali, ma l’operaio risponde forte al mio saluto, mi sembra che l’abbia colpito il fatto che una persona si interessi e saluti. Ho seminato fraternità”.

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