Parrocchia Sant'Erasmo

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23 settembre 2018 - 25a domenica t. ord.

Il Figlio dell’uomo viene consegnato (Mc 9,31)

Carissimi, “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti”.

Immaginiamo un dirigente di un’azienda in crisi che sia obbligato a mettersi a fare l’inserviente; un professore che si adatti a pulire i locali della scuola; le definiremmo certamente carriere al contrario, e probabilmente saremmo quasi dispiaciuti per loro: “Poverini, non se lo meritavano!”. L’uomo retto non ha vita facile: è perseguitato e messo a morte. La nostra esperienza conferma pienamente quella biblica: non è la giustizia che il più delle volte interessa, ma il prestigio, la grandezza, il possesso e il potere. Per ottenerli si litiga, si ricorre anche all’omicidio e alla guerra. Ma tra i cristiani non deve essere così: essi sono chiamati ad avere altri criteri di condotta: conta chi diventa “l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” secondo il vangelo.

Gesù accompagnato dai suoi discepoli attraversa la Galilea e inizia il grande viaggio verso Gerusalemme. Il cammino diventa il luogo della riflessione sul modo di essere discepoli. La strada è nell’evangelista Marco simbolo del dono di sé, del farsi piccolo e prossimo. E facendo presente al lettore il fatto che Gesù voglia fare questo viaggio in incognito, l’evangelista dice che il suo insegnamento, dato lungo il cammino è riservato ai discepoli.

Marco ci dice che Gesù “viene consegnato”: quella di Gesù cioè non è una morte qualsiasi, ma una vera “morte per”. Gesù si dona tutto. E coinvolge noi, che vogliamo essere suoi discepoli in questo cammino umile, servizievole, discreto, che sfocia nella passione perché è un cammino di crescita nell’amore, nel dono di sé, nel sacrificio per amore.

Allora in questa settimana, che vede ormai l’inizio del nuovo anno pastorale nelle parrocchie, e nella nostra Comunità di S. Erasmo con il nuovo Parroco don Gaetano, cerchiamo di essere attenti alle “motivazioni” che ci spingono ad agire. Il fatto che Gesù si è “consegnato” ci impegna a far sì che tutto quello che facciamo nasca dall’amore. Quindi non solo ci chiediamo “come lo faccio?”, ma anche “per chi lo faccio” e “perché lo faccio?”. Io camminerò per un'altra strada continuando il mio servizio, vi saluto caramente in Cristo Gesù e vi benedico, vostro don Vincenzo Gargiulo.


COME CRISTO, SERVIRE

Mandaci, o Dio, dei folli,

quelli che si impegnano a fondo,

che amano sinceramente, non a parole,

e che veramente sanno sacrificarsi sino alla fine.

Abbiamo bisogno di folli che accettino di perdersi

per servire Cristo.

Amanti di una vita semplice, alieni da ogni compromesso,

decisi a non tradire, capaci di accettare qualsiasi compito,

liberi e sottomessi al tempo stesso,

spontanei e tenaci, dolci e forti.

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino

colmo d'acqua sporca.

Girare il mondo con quel recipiente

e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio

e curvarmi fino a terra,

non alzando mai lo sguardo oltre il polpaccio

per non distinguere i nemici dagli amici,

e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato,

del carcerato, dell'omicida,

di chi non mi saluta più,

di quel compagno per cui non prego più.

In silenzio, perché tutti capiscano il tuo amore nel mio.

(Madeleine Delbrêl)

 

VANGELO VIVO

Pochi giorni prima di Natale 2015, un gruppo di musulmani del Kenia su un autobus hanno evitato l'ennesima carneficina di civili cristiani ad opera di un gruppo jihadista somalo. «Ammazzateci tutti, musulmani e cristiani, oppure lasciateli andare». Vedendo arrivare il commando, alcuni hanno passato i propri veli ai cristiani perché non fossero individuati. Salah Farah, un insegnante musulmano con 4 figli e una moglie incinta, ha pagato il suo coraggio con la propria vita. «Siamo fratelli», ha detto a Voice of America. «Chiedo ai miei fratelli musulmani di prendersi cura dei cristiani in modo che i cristiani possono prendersi cura di noi».

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