Parrocchia Sant'Erasmo

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10 apr 2016 - 3 Pasqua

È il Signore (Gv 21,7)

10 aprile 2016 - 3ª di Pasqua

Carissimi, la vita non è sempre facile. Ci saranno tempi in cui il lavoro non porterà frutto; notti in cui non vedremo soluzioni; situazioni in cui ci sentiremo soli, proprio come i discepoli dopo la morte di Gesù.

È il Signore! Il grido di Giovanni sul lago di Tiberiade ci fa scoprire improvvisamente il Risorto. Il vangelo di questa domenica ci narra della pesca miracolosa sul lago di Tiberiade. Dopo aver faticato inutilmente tutta la notte ecco qualcosa di inesprimibile: l’incontro con Gesù e del pasto con sette discepoli, del colloquio di Pietro con il Risorto, del ruolo del “discepolo amato” e infine del Libro, grazie al quale i discepoli di tutti i tempi avranno accesso all’inesauribile mistero di Cristo.

I sette avevano lavorato tutta la notte, ma la pesca era stata infruttuosa. “Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva”. I discepoli fanno fatica a riconoscere Gesù; sarà l’obbedienza alla sua parola a far sì che i loro occhi si aprano e lo riconoscano come il Signore. Così sulla parola di Gesù ritornano a pescare, gettando la rete dalla parte destra della barca. È l’obbedienza alla Parola che viene ricompensata da una pesca assolutamente straordinaria: la rete si riempie oltre misura.

Il primo a riconoscere l’identità del misterioso personaggio che sta sulla riva e che ha pronunciato quella parola portatrice di vita abbondante e di fecondità, è Giovanni, il “discepolo che Gesù amava”. La sua parola è una confessione di fede: “È il Signore!”. Quel discepolo che durante l’ultima cena aveva reclinato il capo sul petto di Gesù avvertendo in quel momento qualcosa dell’infinito amore di Dio per il mondo, ora può diventare il testimone del Risorto. Perché amato, ha saputo riconoscere nella sua identità più profonda Colui che lo amava.

Anche noi chiediamo al Signore di farci sperimentare il suo infinito amore per ciascuno e a nostra volta di rispondere col nostro amore all’amore di Dio, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


TU CI ATTENDI

Quanta pazienza hai, Signore.

Siamo lontani anni luce dal tuo cuore, e tu ci attendi.

Siamo indifferenti, miscredenti o arrabbiati con te. E tu ci attendi.

Siamo invischiati nei nostri pasticci,

affezionati ai nostri vizi,

perennemente indecisi

sulla radicale svolta da dare alla nostra vita.

E tu ci attendi.

Siamo peccatori disillusi,

ormai convinti di non poterci sganciare

dalle nostre abitudini insane.

E tu ci attendi.

Non hai fretta,

perché il tempo è l’opportunità che ci hai dato.

Ma la tua presenza vigile, sulla riva,

ci dice che sei sempre interessato a noi.

Tu hai le soluzioni, basterebbe chiedertele.

Sai dove dirigere la barca per una buona pesca.

Hai condiviso il nostro cammino,

in tutto comprendi l’umanità.

Sta a noi, ora, non indugiare.

Gettare alle spalle i timori, le abitudini, i freni inutili.

Fare un tuffo in acque pericolose, ma con fiducia:

diverranno nostre amiche, perché ci condurranno a te.

Tu ci attendi, fedele all’appuntamento, dalla solidità della riva.

Beati noi, se sapremo non farti aspettare troppo.

Fortunati noi, perché gusteremo la tua salvezza già in questa vita,
incontrando pace e serenità in questo mondo imperfetto.

E avviandoci risoluti, senza rimpianti e paure,

verso il tuo mondo infinito.

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