Parrocchia Sant'Erasmo

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22 mag 20116 SS.Trinita

Lo Spirito Santo prenderà del mio e ve lo annuncerà (Gv 16,15)

22 maggio 2016 - SS. TRINITÀ

Carissimi,

nella perenne ricerca del volto di Dio, gli uomini di ogni tempo sono stati tentati di pensarlo a propria immagine e somiglianza. Il dogma cristiano della Trinità che ricordiamo oggi ci annuncia che la sua vita intima è di famiglia, da sempre e per sempre apertura, dialogo, comunione. Se vogliamo essere seguaci di questo Dio dobbiamo eliminare ogni atteggiamento escludente verso l’altro, che lui ci ha insegnato a chiamare fratello. Dobbiamo difendere la vita, in ogni sua forma e in ogni sua fatica, per dare seguito all’amore creatore del Padre, che ha lasciato la sua custodia nelle nostre mani. Il vangelo scelto per la liturgia di questa domenica, costituisce un breve frammento del lungo discorso di addio pronunciato da Gesù. Egli più volte ha promesso il dono dello Spirito: sarà lo Spirito di Verità, il Consolatore, Colui che renderà i discepoli capaci di dare testimonianza.

Nel brano odierno Gesù descrive l’azione dello Spirito all’interno della comunità. Egli prosegue l’opera di Gesù, succedendogli nella sua funzione di rivelatore. Con la venuta dello Spirito sarà possibile ai credenti una penetrazione più profonda del contenuto della rivelazione. Lo Spirito non ci porta qualcosa di nuovo, ma aiuta il credente a mantenersi saldo in quanto Gesù ci ha donato, a comprendere le nuove sfide che l’annunzio del vangelo via via incontrerà e a trovare una risposta alla luce della fede nel Risorto. Lo Spirito ci annuncerà sempre di nuovo il mistero di Gesù, fino ad imprimerlo nel nostro cuore e a farci suo ricordo vivente. Impariamo ad ascoltare con sempre maggiore assiduità la voce dello Spirito che parla in noi.

Dobbiamo tornare ad essere bambini dentro, per comprendere l’Amore che vuole Dio da noi: spontaneo sbocciare della gioia che contagia ogni essere vivente, eternamente voluto da Dio per condividere la festa con lui che è il più alto modello di Famiglia-Comunità, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


DAVANTI ALLO SPLENDORE DI DIO

Mi fermo a contemplare, o Dio, il tuo Volto.

Non ha un’unica dimensione ed entità,

perché è sfaccettato nelle immagini

del Padre, del Figlio e del Santo Spirito,

ognuna con la sua incommensurabile forza

ognuna incapace di essere completa senza l’altra.


Mi fermo a contemplare, o Dio, la tua gloria.

Mi sento infimo davanti alla tua grandezza,

eppure benedetto dalla tua multiforme sapienza,

che mi ha voluto discente e libero,

capace di conoscenza e di volontà,

di meraviglia e di gioia traboccante.


Mi fermo a contemplare, o Dio, il tuo mistero.

Così sfuggente da avere nostalgia di te,

così inarrivabile da continuare a cercarti,

così inimmaginabile da dovermi appoggiare

alle parole e alle opere di tuo Figlio

per riposare nella certezza della tua esistenza.


Mi fermo a contemplare, o Dio, il tuo dinamismo.

Non puoi stare fermo, ma operi incessantemente,

nelle dinamiche delle tue creature,

nella fantasia del tuo Spirito,

nella infinita ricchezza di ciò che è

e hai messo alla nostra portata.


Mi fermo a contemplare, o Dio, il tuo Amore,

incapace di essere senza comunicare,

senza partecipare, senza comprendere,

senza trasformarsi, senza svilupparsi.

Un amore da cui non posso che imparare,

se voglio muovermi nella tua direzione,

verso la pienezza.

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