Parrocchia Sant'Erasmo

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17 luglio 2016 15 t.o.

Marta lo ospitò (Lc 10,38)

17 luglio 2017 - 16a domenica t. ord.

Carissimi,

la liturgia della parola invita ad ospitare Dio nella propria vita. E Gesù si fece nostro ospite. Accoglierlo e ascoltarlo è segno della disponibilità della fede. Chi non lo accoglie non ha la possibilità di trasformare la sua vita, di convertirsi a Lui e di contribuire a generare un popolo nuovo. Marta e Maria nel vangelo di oggi, sono per noi modelli dell'essere discepoli: accolgono il Signore nella loro casa, ospitali e ascoltatrici attente. Maria: la contemplazione e l’ascolto del Signore; Marta: il servizio concreto al prossimo.

Lungo la strada che conduce a Gerusalemme, verso la sua passione, Gesù viene ospitato in una casa amica. È la prima accoglienza ospitale durante un viaggio iniziato con un rifiuto da parte dei Samaritani. Le due sorelle appartengono ad una famiglia amica che ospitava Gesù e i suoi discepoli nel loro andare verso Gerusalemme. Marta accoglie, ospita Gesù anche se poi rischia, travolta dall'agitazione e dall'inquietudine, di non accorgersi che egli è già presente.

Marta, che manifesta la gioia per l'eccezionale visita del Signore mediante le molteplici cure del servizio, è modello per i credenti che in ogni tempo e situazione della storia continuano ad impegnare le proprie forze nella “fantasia della carità”. È una scelta quella di Marta, che la avvicina allo stile stesso di Gesù che è venuto per servire e che ha riassunto la sua parola nel comandamento dell'amore. Papa Francesco ha parole chiare, commentando questo brano: «Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi». Ricordiamoci questo monito, nella ricerca della parte migliore.

Dio bussa alla vita degli uomini e si fa vivo in tante modalità e occasioni, attese o imprevedibili, attraverso eventi della vita o persone che si incontrano, attraverso situazioni personali o fatti della storia. Carissimi, a noi spetta essere accoglienti in modo da riconoscere la sua presenza nel quotidiano, vi salutiamo augurando buon tempo di vacanza, don Vincenzo ed il diacono don Antonio

LA PARTE MIGLIORE

Quest’oggi voglio vivere, Signore, la parte migliore.

Voglio sedermi presso di te,

guardarti negli occhi,

sentire le tue emozioni,

ascoltare a fondo le tue Parole.

Voglio osservare il mondo come lo vedresti tu.

Riconoscerne la bellezza e la grandezza,

contemplando le meraviglie

dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo.

Gustare il rosseggiare dell’alba e del tramonto,

le montagne imbiancate che svettano nel cielo terso,

il mare in perenne movimento che si perde sul filo dell’orizzonte.

Riposare tra i suoni ovattati dalla neve, diversa in ogni suo fiocco,

o nel potente frastuono dell’acqua di un torrente;

perdersi nell’ascolto del vento, così libero nello spirare dove vuole,

o in uno sguardo disincantato ai rivoli di fumo

che salgono al cielo come incenso urbano.

Voglio notare il brulicare delle tue creature,

nel verde brillante di un prato o sulle strisce pedonali della città,

nei luoghi di lavoro o in quelli di svago,

tra miliardi di emozioni e di pensieri

che non ti sono indifferenti, ma immensamente cari.

Per questo, sulla tua Parola,

voglio riconoscerti nei volti di parenti ed estranei,

nella vitalità allegra e spensierata di un bambino,

nei passi incerti e nei visi scavati degli anziani,

nelle gesta insonni dei professionisti e delle madri ansiose.

Voglio incontrare la tua carne svilita negli ammalati,

toccarti nelle mani sfuggenti dei folli o dei migranti,

raggiungerti nella semplicità e nella frugalità dei poveri,

maestri di essenzialità e di fede in te.

Così, anche senza far nulla, ti sarò vicino,

e accoglierò la parte migliore, che non mi toglierai mai.

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