Parrocchia Sant'Erasmo

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4 settembre 2016 23 t.o.

Se uno viene a me e non mi ama più della propria vita… (Lc 14,26)

4 settembre 2016 - 23a domenica t. ord.

Carissimi,

queste parole di Gesù non sono rivolte a qualcuno, ma a tutti. Ciascuno è chiamato a viverle nella sua condizione e nel suo tempo. Sembrano un ideale troppo elevato le tre condizioni che Gesù nel Vangelo odierno chiede a chi vuole essere suo discepolo. Amarlo «più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita»; portare «la propria croce» dietro di lui, seguendo il suo esempio; rinunciare a «tutti» i propri «averi». . Se poi, più giustamente, facciamo il nostro personale esame di coscienza, è facile che ci sentiamo lontani e inadeguati. E rischiamo di archiviare questi tre suggerimenti come impossibili, dimenticandoci di cogliere le loro giuste istanze.

Gesù ci chiede un duplice atteggiamento: un grande amore per Lui e una grande capacità di distacco. In Gesù Dio diventa accessibile, unicamente da accogliere e da seguire. Ma per fare questo è necessario mettere in secondo piano tutto il resto, perfino i sentimenti più cari come l'amore per i propri familiari, l'attaccamento ai propri averi, la stessa vita.

Scriveva nel suo diario Dag Hammarskjold, diplomatico svedese per due mandati segretario generale dell'ONU, nel 1961 premio nobel per la pace alla memoria: “La cosa più meravigliosa che si può raggiungere in questa vita è tacere, lasciar fare e parlare a Dio”. Cristo era una realtà nella vita di quest'uomo politico. Egli visse dell'unione con Lui: cosciente del proprio dovere, amabile, rassegnato e felice. Realizzò la sequela di Cristo da uomo politico.

Entusiasmo per Cristo e desiderio e impegno a diventare simili a Lui.

Vivere nell'unione con Dio, essere servi di tutti, sempre pronti al perdono, dare ogni volta una nuova opportunità a ognuno, abbattere le frontiere e i muri tra gli uomini, percorrere la strada della croce.

In questa settimana proviamo a mettere davanti ad ogni azione, da quelle più semplici a quelle più impegnative, un “per te, Gesù”, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

 

FINO IN FONDO


Signore, rendimi capace

di finire il lavoro che ho intrapreso,

di portare a termine l’incarico che ho accettato,

di realizzare ciò per cui sono venuto a questo mondo.


Rendimi capace

di calcolare le mie risorse ed energie,

di ascoltare i suggerimenti intelligenti,

di lasciar correre i dubbi e le derisioni,

puntando dritto verso la meta.


Aiutami a essere più forte

di ogni ostacolo che incontrerò sul cammino,

di ogni fatica e sofferenza che appesantirà il mio passo,

di ogni croce che dovrò caricarmi sulle spalle.


Aiutami ad abbandonare inutili pesi e zavorre,

legati al mio orgoglio e alle mie paure,

rinunciando a ciò che non è indispensabile

e mi porta lontano dalla salvezza.


Nutrimi con l’amore

che sa lasciar andare gli affetti più cari,

e punta dritto verso la meta del Regno,

dove saremo tutti pienamente tuoi e felici.


Non permettere che io mi smarrisca

tra le sirene del mondo e le inutili fantasie,

perché dia dignità piena a questa vita,

che diventi lode al tuo Nome

e immagine somigliante alla tua santa volontà.

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