Parrocchia Sant'Erasmo

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18 set 2016 - 25 t.o.

Servi di Dio o della ricchezza? (Lc 16,13)

18 settembre 2016 - 25a domenica t. ord.

 

Carissimi,

quale atteggiamento deve avere il cristiano nei confronti dei beni terreni? Leggendo il Vangelo di Luca non possiamo aver dubbi: per Gesù la ricchezza è pericolosa e malvagia. «Guai a voi, ricchi perché avete già la vostra ricompensa» (6,24); «Quant’è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio» (18,24-25); «Ha rimandato i ricchi a mani vuote» (1,53). Innanzitutto ci insegna che non bisogna accumulare, frodando o sfruttando il prossimo. Neppure l'inerzia va bene. Gesù nel vangelo odierno loda l'abilità del fattore, che chiama disonesto, nel trovare, in circostanze avverse, una soluzione decorosa alla propria vita; loda il suo impegno nell'affrontare una situazione nuova, a lui ostile, senza scoraggiarsi.

La sua “iniziativa” viene così proposta perché “i figli della luce” si impegnino decisamente e in modo concreto per il Regno di Dio, mettendo nella dovuta posizione di relatività le ricchezze per aderire in modo assoluto a Dio: “Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Di fronte al denaro si svela l'essere dell'uomo e si manifesta la sua capacità di resistere ai miti e idoli terreni. Dal suo uso si capisce chi sia il padrone di un individuo, se Dio o il profitto. L'alternativa non sta nel non usare i beni terreni, ma nella condivisione dei medesimi e nella solidarietà con i poveri.

I cristiani di tutti i tempi si sono trovati di fronte la problema dell'uso dei beni terreni, del potere e della ricchezza. Non esiste una ricetta per superare questo problema. Il vangelo ci dà alcune linee: vengono sempre richiesti sia il rapporto sapiente con le cose, che la distanza dal mondo.

E Gesù ci suggerisce di utilizzare i propri beni per aiutare i poveri. Ci dice anche di avere un atteggiamento di distacco, di diffidenza nei confronti della ricchezza. Questa infatti tende a divenire il tuo padrone che assorbe tempo e cuore, e diventa la tua preoccupazione. La corsa alla ricchezza nella storia ha spesso avuto il potere di distruggere l’umanità. Non dimentichiamolo mai, i vostri fratelli in Cristo, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

 

FARSI RICCHI PRESSO DIO


Quanto amo la ricchezza, Signore!

Amo il benessere, il divertimento, il consumismo.

C’è sempre un'ultima generazione di prodotti da dover possedere.

Sono nato in questo mondo opulento e ovattato,

in questo tempo in cui tanti desideri sono a portata di mano.

Sono davvero tutti sbagliati, Signore?


Le tue parole sono perentorie: o Dio o la ricchezza.

Non si può esser servi in contemporanea di due padroni così diversi.

Forse è questione di prospettiva:

chi mira alla ricchezza ha uno sguardo limitato

perché guarda soltanto alla propria vita;

chi mira a Dio vede molto più lontano,

dove la solidarietà conta e il tempo è eterno.


Chi vede lontano intuisce che un giorno, forse più vicino del previsto,

i poveri pretenderanno la loro fetta della torta delle risorse terrestri,

i giovani rivendicheranno il diritto di riprendersi il futuro,

gli onesti si solleveranno contro ogni tipo d’ingiustizia.


Ben prima che ce lo chieda tu,

il mondo stesso ci chiederà il conto delle nostre ricchezze.

Se sono nate dalla corruzione, dalla menzogna, dal privilegio,

qualcuno avrà ragione ad additarci come sanguisuga dell’umanità.


Se sono nate dal lavoro costante e corretto,

ma sono rimaste impigliate nelle sole nostre mani,

saranno più difficili da abbandonare nel momento del distacco.

Se sono state offerte e condivise,

saranno un tesoro di riconoscenza e gioia

nel fiorire delle vite concrete di chi ne ha beneficiato.

Se poi avremo imparato dalla tua Parola

a nascondere agli occhi umani la nostra mano generosa

sapremo che il tesoro sarà presso di te,

e nessuno ce lo potrà mai portare via.

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