Parrocchia Sant'Erasmo

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25 set 2016 - 26 t.o.

Un povero stava alla porta di un uomo ricco… (cf Lc 16,20)

25 settembre 2016 - 26a domenica t. ord.

Carissimi,

papa Francesco ha riportato al centro dell’azione della Chiesa l’opzione per i poveri. La sua attenzione per i clochard di Roma l’ha portato a festeggiare il suo compleanno regalando a trecento di loro sacco a pelo e coperte, a costruire docce e servizi a loro dedicati sotto il colonnato del Bernini, a invitarli in visita gratuita ai Musei Vaticani, a destinare loro posti in prima fila ai Concerti sacri. Le sue parole, ispirate al Vangelo e ai Padri della Chiesa, non sono da meno: «Voi per noi non siete un peso. Siete la ricchezza senza la quale i nostri tentativi di scoprire il volto del Signore sono vani».

In questa domenica, come la precedente, il vangelo, con la parabola del ricco epulone affronta il tema della ricchezza e sottolinea che non si può essere amici di Dio nell'eternità se oggi si lascia morire il proprio fratello nella miseria. Il ricco viene condannato perché, senza misericordia, ha escluso gli altri dalla partecipazione ai suoi beni, costringendoli a vivere nella povertà più estrema. Il povero viene premiato perché, nonostante l'indigenza, ha continuato a credere nella vita, è rimasto ugualmente attaccato a Dio. La morale di questo episodio evangelico è semplice: se condividi con gli altri i tuoi beni, ti salvi; se li godi da solo sei destinato alla perdizione.

Il tipo di rapporto che abbiamo con i beni terreni dà la misura della nostra solidarietà con gli altri e quindi la disponibilità alla salvezza.

Il ricco della parabola non è ingiusto, oppressore, usuraio o truffatore; ma il piacevole approfittarsi delle ricchezze nella mancanza di misericordia è la base della sua rovina. Tutto preso dai suoi beni non si è neppure accorto che davanti aveva una persona in difficoltà.

La prima parte della parabola ci invita allora ad un sapiente uso dei beni personali, che non sono solo quelli economici. Siamo amministratori.

San Luca ci dice che i beni mettono in gioco il nostro cuore. Che il nostro cuore sia attento ad ogni “altro”, che è più importante di me e che è simile a Gesù, che pure ha dato tutto per gli altri. Facciamoci degli amici che un giorno ci accoglieranno nel regno di Dio, i vostri fratelli in Cristo don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

 

 

IMPARARE DAI POVERI

 

Ho tanto da imparare dai poveri, Signore Gesù.


Ho da imparare una certa leggerezza e spensieratezza,

la fiducia nel divenire del mondo e nel domani,

ben oltre le sicurezze della famiglia, del posto fisso,

della previdente società che mi ospita.



Ho da imparare la capacità di perseguire l’essenziale,

di sfrondare la vita dal superfluo, dall’ostentazione,

dalla rincorsa al successo, al potere, al lusso,

che spesso calpesta, ignorandole, le vite altrui.


Ho da imparare la gioia delle piccole cose,

il nutrimento che può dare un sorriso o un moto d’affetto,

la tranquillità nell’affrontare il quotidiano,

il tempo e l’attenzione per i particolari.


Ho da imparare il silenzio di fronte alle ingiustizie subite,

l’inutilità del lamentarsi e del piangersi addosso,

la paziente costruzione su un tessuto logoro

di un futuro possibile, ma pieno di dignità.


Ho da imparare che la loro domanda

non è quella di occupare il posto del ricco,

ma quella di restituire vita a ogni povero,

perché la vera solidarietà è la condivisione:

di uno sguardo, di una battuta,

di un gesto, di un oggetto,

della bellezza di ogni istante della vita

che, in fondo, è per tutti

essenzialmente un dono ricevuto da te.

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