Parrocchia Sant'Erasmo

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13 nov - 33 t.o.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita (Lc 21,19)

13 novembre 2016 - 33ª domenica t. ord.

Carissimi,

il nostro mondo è meraviglioso. Non è necessario fare i turisti per rendersene conto. Basta alzare lo sguardo tra gli splendidi panorami che la natura ci offre coi nostri monti e col nostro mare. Basta affondare il nostro volto tra gli steli di un prato, o constatare la potenza della tecnologia che varca ogni distanza e ci offre conoscenza e bellezza incalcolabile, seppur non infinita. Eppure l’uomo riesce a distruggere queste magnificenze, pensiamo alle guerre in atto in Siria e Iraq. Falsi profeti e false ideologie hanno spinto gli uomini a spezzare e spazzare questa realtà. Nazioni contro nazioni, regni contro regni, terremoti, carestie e pestilenze. Le parole di Gesù hanno trovato mille conferme. In questa domenica Gesù coglie l’occasione per parlare degli ultimi tempi dall’elogio della bellezza del tempio di Gerusalemme e per annunciarne la fine. Pur mettendo in guardia da inopportune paure, Gesù ne rileva l’incertezza dell’ora; da qui la vigilanza contro quanti affermano di conoscere le scadenze precise. La rovina del tempio, le guerre, le calamità naturali, non devono spaventare né ingannare: sono solo segni indicativi del travaglio presente nel mondo, della transitorietà delle cose, anche di quelle che vorremmo credere intramontabili. Sono segni premonitori della fine di questo mondo e della stessa nostra esistenza terrena.

L’ora attuale è quella della fede, messa in crisi dalla persecuzione e dalla prova. Le potenze del male ricorreranno ad ogni espediente per scoraggiare i discepoli di Gesù, ma l’assistenza del Signore e la perseveranza nella sua parola saranno sicura garanzia di salvezza.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. La perseveranza cristiana non significa rassegnazione: essa imita la lunga pazienza esercitata da Dio nella vita degli uomini; è frutto della fede ed è libertà; possiede la forza di resistere con pazienza e tenacia nella prova; sa attendere il giorno di Dio lavorando ed edificando l’oggi nell’amore. A noi viene chiesto di lavorare, nel nostro piccolo, nella giusta direzione: tolleranza, sobrietà, condivisione, proviamoci! don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


HO PAURA

Lo confesso a te, Signore.

Certe volte ho paura.

Cerco di nasconderla bene agli altri e a me stesso.

Ma emerge quando non me l’aspetto,

e mi accorgo che certe scelte sono dominate da lei.

Ho paura di non essere adeguato,

all’altezza dei compiti che mi hanno affidato,

incapace di reggere le responsabilità della vita.

Ho paura di essere ferito, colpito, giudicato

da chi agisce con cattiveria o superficialità,

senza possedere gli elementi per valutare oggettivamente.

Ho paura della solitudine e del rifiuto,

ho paura di constatare di non aver seminato abbastanza,

o di raccogliere molto meno di quanto mi sarei aspettato.

Ho paura di me stesso e della mia insicurezza,

del male che cerca di avere il sopravvento,

dei vizi che incancreniscono le mie possibilità di vita.

Ho paura di te e del tuo giudizio,

di certe tue Parole nette e intransigenti,

delle immagini infernali che fanno capolino nella mia mente.

E tu mi ascolti, mio Signore.

Forse sorridi, come un Padre buono e saggio.

«Non avere paura» ripeti come un mantra o una giaculatoria,

e se potessi accarezzeresti quel bimbo che è in me.

E, nella fede che consente di vedere oltre la paura,

mi spingi ad ascoltare la pace dei semplici,

a guardare le cose da un punto più lontano di quello terreno,

ad accogliere il tuo lieto e confortante annuncio:

«Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto».

Guardo l’incedere dell’età sulle teste lucenti

e comprendo che quello di me che conta sul serio

è presente in te. E non si perderà mai.

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