Parrocchia Sant'Erasmo

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9_apr_2017_Le_Palme

9 aprile 2017 - LE PALME

Sei tu il re dei Giudei? (Mt 27,11)

Carissimi,

la domenica delle Palme introduce immediatamente nella settimana dedicata alla celebrazione del mistero pasquale di Cristo. Lo fa proponendo questo mistero nel suo aspetto di morte e di vita, di umiliazione e di gloria. La figura del “servo” presentata dal profeta Isaia, trova in Gesù la piena realizzazione.

Il racconto di Matteo della passione vuole mettere in rilievo come tutti hanno tradito Gesù: i sommi sacerdoti e il sinedrio, i capi politici, la folla, i passanti sotto la croce, i ladroni crocifissi con lui, gli stessi discepoli. Solo un estraneo, per di più costretto, lo aiuta a portare la croce e alcune donne stanno a guardare da lontano. Gesù è rimasto solo con il suo dolore, incapace di parlare e di difendersi, per lo spasso dei soldati e l’ironia dei capi religiosi. Dio stesso sembra tacere.

Ma Gesù rimane fedele fino in fondo davanti alla sofferenza più grande. Affrontò l'estrema prova della vita con coraggio, dignità, sincerità. Davvero si caricò del peso del peccato del mondo, continuando ad amare. L'ultimo miracolo fu per un persecutore, il servo del sommo sacerdote. La verità di fronte al Sinedrio gli costò la condanna: era lui il Cristo, il Figlio di Dio. Non reagì a ingiurie e percosse, ma raccolse le proprie energie spirituali per promettere al buon ladrone il paradiso e - secondo il vangelo di Luca - perdonare coloro che lo crocifiggevano. «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

Il crocifisso è il simbolo cristiano per eccellenza. Alle nostre croci sembra dire: «So cosa vuol dire, ho provato anch'io». Ma anche: «Coraggio, anche il dolore più immenso è passeggero».

Coerente e fedele alla parola di Dio, alla verità, alla giustizia, Gesù ha svuotato se stesso, ha assunto una condizione di servo ed è diventato simile a noi: a questo l’ha portato il suo amore smisurato per noi. Cerchiamo anche noi di essere amore per tutti, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.

O Croce di Cristo

O Croce di Cristo, simbolo dell’amore divino e dell’ingiustizia umana,

icona del sacrificio supremo per amore e dell’egoismo estremo per stoltezza. (...)

O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo eretta nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati con le spade barbariche e con il silenzio vigliacco.

O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate. (...)

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei fondamentalismi e nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze. (...)

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei ladroni e nei corrotti che invece di salvaguardare il bene comune e l’etica si vendono nel misero mercato dell’immoralità.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli stolti che costruiscono depositi per conservare tesori che periscono, lasciando Lazzaro morire di fame alle loro porte.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei distruttori della nostra “casa comune” che con egoismo rovinano il futuro delle prossime generazioni.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli anziani abbandonati dai propri familiari, nei disabili e nei bambini denutriti e scartati dalla nostra egoista e ipocrita società. (...)

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei cuori impietriti di coloro che giudicano comodamente gli altri, cuori pronti a condannarli perfino alla lapidazione, senza mai accorgersi dei propri peccati e colpe.

O Croce di Cristo, Arca di Noè che salvò l’umanità dal diluvio del peccato, salvaci dal male e dal maligno! O Trono di Davide e sigillo dell’Alleanza divina ed eterna, svegliaci dalle seduzioni della vanità!

O grido di amore, suscita in noi il desiderio di Dio, del bene e della luce.

O Croce di Cristo, insegnaci che l’alba del sole è più forte dell’oscurità della notte. O Croce di Cristo, insegnaci che l’apparente vittoria del male si dissipa davanti alla tomba vuota e di fronte alla certezza della Risurrezione e dell’amore di Dio che nulla può sconfiggere od oscurare o indebolire. Amen.

(papa Francesco)

VANGELO VIVO

«Era un mago dell’arpa. Nelle pianure della Colombia non c’era festa senza di lui. Mesè Figueredo, con le sue dita danzanti, rallegrava l’aria e faceva agitare le gambe. Una notte, in un sentiero sperduto, lo assalirono dei banditi. Stava andando ad un Matrimonio, a dorso di un mulo, quando gli saltarono addosso e lo riempirono di botte. Il giorno dopo qualcuno lo trovò. Era per terra sulla strada, uno straccio sporco di sangue, più morto che vivo. E allora quel rottame disse con un filo di voce: “Si sono portati via i muli”. E aggiunse: “E si son portati via l’arpa”. Poi prese fiato e si mise a ridere: “Ma non si sono portati via la musica”» (E. Galeano).

 

INSIEME È POSSIBILE

Alcuni dei miei compagni di liceo venivano dalle borgate, da uno stato di emarginazione, avevano fatto le peggiori esperienze. Ho vissuto un primo anno difficile, da isolato. Dopo aver fatto amicizia con un ragazzo che, come me, voleva vivere da cristiano, ci siamo messi d’accordo per rivolgerci soprattutto ai compagni più poveri o sommersi da gravi problemi. Davanti alla nostra scuola c’era una comunità di handicappati. Abbiamo sentito la spinta ad andare anche da loro per aiutarli e farli sentire meno soli e sfortunati, e abbiamo coinvolto in questa esperienza alcuni nostri compagni. Gli ultimi due anni di liceo sono stati veramente ricchi di esperienze belle per tutti.

 

G.Z., Italia

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