Parrocchia Sant'Erasmo

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16_apr_2017_Pasqua

16 aprile 2017 - PASQUA di RISURREZIONE

Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8)

Carissimi, buona Pasqua! Cristo è risorto!

È qui lo specifico della nostra fede, che viene ricordato nella notte pasquale con diversi segni e parole. Il fuoco, il cero e la luce sono simbolo del Cristo glorioso, che disperde le tenebre e il freddo del cuore e dello spirito. Le letture inseriscono la Pasqua di Cristo nella storia della salvezza, dal passaggio dalla schiavitù d'Egitto alla libertà, al memoriale ebraico della cena pasquale, alla presenza del Cristo vivo nell'Eucaristia. Maria di Magdala è la prima che corre a visitare il sepolcro di Gesù, ma lo trova vuoto (v. 1). Gli apostoli Pietro e Giovanni accorsi sul posto (v. 3), sono umili testimoni di un fatto umanamente incomprensibile.

La tomba vuota rappresenta l’inizio dei segni che danno il via alla maturazione, in mezzo al gruppo dei discepoli, della fede nel Risorto; uno dei racconti con cui la comunità primitiva intendeva manifestare ed educare alla medesima fede. La scoperta del sepolcro vuoto inizia negli apostoli quel processo di fede (v. 8-9), che poi le apparizioni dovranno ribadire, approfondire e portare a compimento.

Facendo l’esperienza della sua presenza nella comunità dei credenti, anche i segni più semplici cominciano a parlare: anche i teli posati là e il sudario avvolto in un luogo a parte. Gesù è vivo, non è stato portato via da nessuno. È risorto perché non poteva essere schiavo della morte. Gesù è ancora tra i suoi. In modo nuovo. Non più come persona da vedere, da toccare; ma come esperienza salvifica che fai, come comunione e solidarietà che ti lega ai fratelli e sorelle. Come certezza che il vangelo dona vita. È presente come Spirito che vivifica, che fa compiere le sue stesse opere e annuncia che Dio è fedele, che il bene non passa, che la speranza ha ragione, che abbiamo un futuro, ecco ciò che ci auguriamo in questa pasqua, don Vincenzo, don Rito, padre Rozivaldo ed il diacono don Antonio.

AL SIGNORE RISORTO

O Signore risorto,

donaci di fare l'esperienza delle donne il mattino di Pasqua.
Esse hanno visto il trionfo del vincitore,
ma non hanno sperimentato la sconfitta dell'avversario.
Solo tu ci puoi assicurare che la morte è stata vinta davvero.
Donaci la certezza che la morte non avrà più presa su di noi.
Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati.
Che le lacrime di tutte le vittime della violenza e del dolore
saranno prosciugate come la brina dal sole della primavera.
Strappaci dal volto, ti preghiamo o dolce Risorto,
il sudario della disperazione e arrotola per sempre,
in un angolo, le bende del nostro peccato.
Donaci un po' di pace.
Preservaci dall'egoismo.
Accresci le nostre riserve di coraggio.
Raddoppia le nostre provviste di amore.
Spogliaci, Signore, da ogni ombra di arroganza.
Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza.
Donaci un futuro pieno di grazia e di luce
e di incontenibile amore per la vita.
Aiutaci a spendere per te tutto quello che abbiamo e che siamo
per stabilire sulla terra la civiltà della verità e dell'amore
secondo il desiderio di Dio. Amen.

(mons. Tonino Bello)

 

VANGELO VIVO

QUESTA PER NOI È LA CHIESA”

Sono dello stesso colore della nicchia del Crocifisso - Risorto”, pensavo, mentre ascoltavo, i suoi occhi. Mario Dupuis racconta la sua esperienza di vita di fronte a una cinquantina di persone di Fastro e delle altre parrocchie dell’Unità Pastorale di Arsiè: “comunicare con gli altri - ci dice - è l’occasione per comunicare con se stessi”. Mario e sua moglie, dopo la morte di Anna, figlia 15enne cerebrolesa, nel 1995, così hanno pregato: “Ora che non abbiamo più il tuo corpo da servire, mostrami quale altro corpo possiamo servire”. L’incontro casuale/provvidenziale con un ragazzo in difficoltà ha progressivamente allargato i loro cuori e la loro casa, accogliendone altri fino alla nascita di un Villaggio in Via Due Palazzi a Padova. Oggi a Ca’ Edimar vivono una trentina di persone (minori affidati dai Servizi Sociali, persone senza fissa dimora, ragazze madri …).

Questa per noi è la Chiesa – racconta Mario con vigore e commozione – il luogo dell’abbraccio e dell’accoglienza, dove Dio si rende credibile come padre misericordioso”. La canonica di Fastro, ora disabitata, diventerebbe una risorsa per queste persone, per weekend e settimane di ricarica fisica e spirituale; una comunità nella Comunità, dove è privilegiato l’incontro con i residenti, la partecipazione alla preghiera e alla S. Messa, momenti di animazione e di conoscenza reciproca. Il ‘guadagno’ più grande per noi sarà l’occasione di crescere nel dono di sé e nell’accoglienza! d. Alberto

VANGELO VIVO


«Era un mago dell’arpa. Nelle pianure della Colombia non c’era festa senza di lui. Mesè Figueredo, con le sue dita danzanti, rallegrava l’aria e faceva agitare le gambe. Una notte, in un sentiero sperduto, lo assalirono dei banditi. Stava andando ad un Matrimonio, a dorso di un mulo, quando gli saltarono addosso e lo riempirono di botte. Il giorno dopo qualcuno lo trovò. Era per terra sulla strada, uno straccio sporco di sangue, più morto che vivo. E allora quel rottame disse con un filo di voce: “Si sono portati via i muli”. E aggiunse: “E si son portati via l’arpa”. Poi prese fiato e si mise a ridere: “Ma non si sono portati via la musica”» (E. Galeano).

 



 



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