Parrocchia Sant'Erasmo

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23_apr_2017_2Pasqua

23 aprile 2017 - 2ª di PASQUA - Domenica della Divina Misericordia

I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20)

Carissimi,

san Giovanni Paolo II, volle dedicare la seconda domenica di Pasqua di ogni anno alla Misericordia e Papa Francesco ha dedicato un anno santo alla Misericordia e non solo un anno…«Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio». Così scriveva papa Francesco nella Bolla d'indizione del Giubileo straordinario. Credere nella Misericordia e nella continuità della vita quando tutto testimonia a favore della morte: gli apostoli stessi, pur essendo stati vicini a Gesù, vi giungono assai lentamente e solo dopo aver sperimentato che il maestro, nonostante la morte, continuava a rimanere in mezzo a loro. Si tratta dello stesso Gesù, non più condizionato dalle leggi del cosmo e della storia: mediante il dono dello Spirito egli dà all’uomo la possibilità di vincere il male (v. 23). Apporta di conseguenza la pace (v. 19-21) e la gioia (v 20).

L’incredulità di Tommaso è l’incredulità degli apostoli stessi di fronte a Gesù nuovo, diverso, non più come realtà da vedere e da toccare, ma da vivere e da comunicare al mondo.

Anche noi diventiamo testimoni e presenza del Risorto solo se cerchiamo di stabilire con gli altri rapporti di comunione, di dedizione, di solidarietà a tutti i livelli. Ritrovare la persona in cui si confida, vedere rifiorire i propri ideali, non sentirsi soli: tutto questo non può che arrecare gioia e letizia. Gesù, del resto, ce l’ha detto: Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia (Gv 16,20), viviamo la nostra vita “Miseriocordiosi come il Padre” e vediamo e tocchiamo Gesù “nella carne del fratello”, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.


CARO TOMMASO

Ti capiamo, Tommaso, noi così legati alle percezioni dei nostri sensi,

capaci di mettere in dubbio qualsiasi affermazione

che abbia un risvolto misterioso, non chiaro, irrazionale.

Non ci stupisce l'altalena delle tue decisioni,

tu che eri soprannominato Didimo (= doppio, gemello),

pronto a parole a morire con Gesù

e poi assente nella notte della passione e della croce.

Ci capita di non farci trovare puntuali

all'appuntamento più importante della vita,

di parlare dietro al nostro superiore

e poi di rimangiarci le parole di fronte all'evidenza.

Tante volte abbiamo pensato di dettare le nostre condizioni a Dio

per potergli credere e affidarci a Lui,

per poi riconoscere che le sue risposte arrivano

quando meno te l'aspetti, e ci inchiodano alle nostre responsabilità.

Per questo abbiamo l'impressione che tu possa capirci,

e intercedere per noi presso Gesù.

Come ha concesso a te un'ulteriore possibilità,

sia magnanimo anche con noi, affinché prenda la nostra poca fede

e la moltiplichi con la schiettezza e l'affetto che ti dimostrò allora.


VANGELO VIVO

NON PERDERE LE OCCASIONI

Questa mattina mi sono alzato con il desiderio di non perdere nessuna occasione per amare Gesù attraverso i prossimi che avrei incontrato durante la giornata. Fra le varie cose da fare c’era anche la spesa e così, tornando verso casa, ho comprato la frutta, però mi sono dimenticato di comprare il pane. Sono uscito di nuovo e, rinnovando l’impegno di fare tutto per amore, mi sono ricordato di una famiglia molto povera. Avevo giusto il tempo di portare loro degli alimenti. Rientrato a casa, mi sono reso conto di aver dimenticato ancora una volta di comprare il pane. Ma, con grande mia sorpresa, a casa mi dicono che era venuta a trovarci un’amica e ci aveva regalato del pane appena sfornato. Anche stavolta ho sperimentato la delicatezza di Dio nel non farmi fare una “brutta figura”: visto che io ero impegnato a servirlo nel prossimo, lui ha provveduto a darmi una mano in quello che dovevo fare io. E questa è felicità. Alfonso

 

VANGELO VIVO

«Era un mago dell’arpa. Nelle pianure della Colombia non c’era festa senza di lui. Mesè Figueredo, con le sue dita danzanti, rallegrava l’aria e faceva agitare le gambe. Una notte, in un sentiero sperduto, lo assalirono dei banditi. Stava andando ad un Matrimonio, a dorso di un mulo, quando gli saltarono addosso e lo riempirono di botte. Il giorno dopo qualcuno lo trovò. Era per terra sulla strada, uno straccio sporco di sangue, più morto che vivo. E allora quel rottame disse con un filo di voce: “Si sono portati via i muli”. E aggiunse: “E si son portati via l’arpa”. Poi prese fiato e si mise a ridere: “Ma non si sono portati via la musica”» (E. Galeano).

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