Parrocchia Sant'Erasmo

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18_giu_2017_CorpusDomini

18 giugno 2017 - CORPUS DOMINI

Io sono il pane vivo (Gv 6,51)

Carissimi,

Gandhi immaginava Dio come un immenso pane che sfama gli uomini sulla terra. Se la natura e la vita sono il suo primo e indispensabile dono, Cristo è l'ultimo e definitivo. Il sacrificio di Gesù è quell'azione "sacra" che rende perfettamente visibile l'amore, giungendo a offrire la vita per continuare a essere tale: amore senza rifiuti, vendette, fughe, bugie.

Quando ricevo l’Eucaristia, il pane del cielo, Gesù porta in me la sua vita. Se la ricevo nelle giuste condizioni, essa mi trasforma in un altro Gesù, posso anch’io vivere da figlio di Dio e compiere azioni quotidiane che rimangano per sempre. La vita del Cristo rientra tra i modi seguiti da Dio per dare all’uomo un “nutrimento” diverso. Gesù non ha paura di affermarlo chiaramente: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”. Alla folla che lo cerca perché è stata sfamata, Gesù propone non più un cibo materiale, ma un nutrimento speciale, se stesso come pane che fa vivere in eterno, come esistenza offerta per la vita del mondo. I padri, che mangiarono la manna, morirono. “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”, perché è un pane che viene da Dio.

Egli è “cibo” che apre prospettive infinite, che comunica una forza nuova, interiore, capace di cambiarci, di inserirci nel mondo stesso di Dio, di farci vivere nella vita quotidiana la vita del regno dei cieli. La sua vita allora diventa la nostra. Il pane non è solamente un nutrimento per la nostra vita, è anche l’espressione migliore che la sostiene. Noi lavoriamo per avere “il pane quotidiano”. E Gesù si presenta come il “pane”. Egli dona se stesso, la sua vita, la sua carne come nutrimento perché il mondo viva. Solo la vita divina è vita immortale, è vita vera.

Questo avviene se lascio vivere in me Gesù, se come Lui io divento dono, come Lui passo facendo del bene a tutti. L’Eucaristia è un dono preziosissimo, non manchiamo con tanta facilità alla Messa della domenica…don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.


IL NUTRIMENTO DELLA VITA

Di cosa nutro la mia vita, Signore?

Cosa mi sostiene e mi dà l'energia per andare avanti?

Dove trovo il senso e la direzione del mio percorso?

Ti chiedo perdono se spesso la risposta non sei Tu.

Se mi nutro di cose, di oggetti, di prodotti

da consumare e gettare alla velocità della luce,

che non spengono la mia sete interiore.

Se mi nutro di sfide e di vittorie,

di orgoglio e narcisismo,

anziché lavorare per far ammorbidire

il mio cuore e la mia capacità di amare.

Se mi nutro di scorciatoie e fantasie,

di droghe e illusioni,

di fughe da una realtà che non riesco

ad accogliere, comprendere, valorizzare.

Se mi nutro di pensieri negativi,

di giudizi, lamentele e condanne,

forse per marcare la mia presunta differenza,

forse per concedermi la dignità che non mi sento.

Se mi nutro dell'affetto di chi mi circonda,

ma faccio fatica a riconoscerlo e a ringraziare,

restituendolo a piccole dosi.

Mi siedo alla mensa del tuo Corpo

per riempirmi finalmente di saggezza e di lealtà,

di rispetto, verità e amore.

Conto su di te per essere, finalmente, me.

 

VANGELO VIVO

Il cardinale Nguyen Van Thuan raccontò del sostegno che Gesù Eucarestia diede a lui e ai cattolici imprigionati in Vietnam per lunghi anni. Celebrava nell'oscurità, con un tozzo di pane sul palmo della mano, tre gocce di vino (passato come medicinale) e una di acqua. Raccoglieva la carta dei pacchetti di sigarette dei carcerieri per conservare le "briciole" del Signore e, nell'unico momento settimanale comune (l'indottrinamento marxista), consegnarle di nascosto in un sacchettino a ogni gruppo di 50 prigionieri.

ERA CLANDESTINO

Avevo assunto Dominic del Marocco, da quattro anni clandestino in Italia. Questo lavoro gli avrebbe dato la possibilità di chiedere il permesso di soggiorno e di mettersi in regola. In attesa di una sistemazione definitiva è stato deciso, d’accordo con i figli, che venisse temporaneamente ad abitare da noi. La sua presenza in casa ci ha aperto orizzonti nuovi. Ci racconta della sua gente, delle sue tradizioni, della sua casa, delle distese di prati, dei suoi cavalli… Si parla anche di Allah e di ciò che di buono e giusto accumuna tutti gli uomini. È proprio vero che la conoscenza profonda, l’accoglienza sincera fanno crollare muri secolari di paura e sospetto. (C. A. – Italia)

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