Parrocchia Sant'Erasmo

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27_ago-21_to

27 agosto 2017 - 21a domenica t. ord.

Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

Carissimi,

la pagina evangelica di questa domenica è ambientata a Cesarea di Filippo, ancora in terra pagana. Contiene un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli. L’argomento è duplice: chi è Gesù e chi è Simon Pietro. Nella prima parte viene riportata l’opinione della gente e l’opinione dei discepoli su Gesù a partire da due domande del Maestro: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”, “Ma voi chi dite che io sia?”.

Secondo i discepoli, la gente vede in lui un uomo di straordinaria grandezza, tuttavia non lo comprende come il Messia. Secondo Simon Pietro, colui che prende la parola e risponde per tutti, Gesù non è solo il Messia; è anche il Figlio del Dio vivente.

Bellissimo quel “ma” con cui Gesù inizia la domanda rivolta ai suoi. Quasi a dirci: guardate, a questa domanda non si risponde “per sentito dire”, ma per esperienza diretta. A questa domanda ciascuno di noi è chiamato a dare una risposta personale proprio a partire dall’esperienza che abbiamo di Gesù, mettendoci anche noi in ascolto del Padre, che ce ne ha fatto dono. La risposta del discepolo allora è diversa da quella della gente perché è suggerita dal Padre, che il Figlio rivela. Ecco, qui nasce la fede. Non sono più io a interrogare Dio, ma mi lascio interrogare da lui, accetto di essere messo in questione da lui. E la sua domanda apre al Mistero.

La fede è accettare di rispondere al Signore che interpella. Lui resta sempre per noi un mistero e l’unica risposta siamo noi stessi che mostriamo sempre più l’essere fatti a sua immagine. La nostra vita, con quello che facciamo e diciamo, è la risposta più vera alle domande di Dio… nella misura in cui ascolto la Parola e la metto in pratica, viviamo ancora sereni in questi ultimi giorni di Agosto prima di ricominciare le attività del mese di Settembre, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.

FARE IL PRIMO PASSO

Nata prematura di 14 settimane, alla nascita pesavo meno di un chilo. I medici dissero che avrei avuto soltanto una piccola possibilità di sopravvivenza, così mia madre chiamò un sacerdote per battezzarmi. Sono stata nell’incubatrice per quattro mesi e, a causa dell’eccessiva esposizione all’ossigeno, il mio udito ha subito una perdita dell’80% in entrambe le orecchie.

Durante l’adolescenza ho cominciato a domandarmi il perché non fossi subito morta, tanta era la sofferenza che questa grave perdita uditiva mi provocava. I miei genitori mi davano sempre la stessa risposta: Anne, Dio ti ama immensamente e ha un piano speciale per te. Questa frase mi faceva nascere il desiderio di scoprire il progetto che Lui aveva riservato per me.

A 18 anni ho iniziato a lavorare presso l’ufficio postale. Il mio compito era quello di rispondere al telefono e questo mi risultava difficile perché era molto problematico per me riuscire a capire le varie richieste. Molte volte le persone all’altra estremità del telefono mi prendevano in giro dicendo che ero stupida e così tornavo a casa piangendo, gridando a mia mamma perché la vita doveva essere così difficile per me!

La sua risposta mi ha colto alla sprovvista: “Prova a fare tu il primo passo. Quando domani rispondi al telefono, spiega con semplicità a chi ti ascolta che hai una perdita uditiva e invita le persone a parlare lentamente e chiaramente”.

Per me è stato affrontare soprattutto me stessa, perché non volevo si sapesse della mia sordità; volevo infatti apparire “normale” come tutti gli altri.

Il giorno dopo al lavoro ho sentito squillare il telefono e, nello stesso tempo, quella voce nel mio cuore mi diceva fa il primo passo”. Per la prima volta nella mia vita, ho risposto al telefono invitando a parlare in maniera chiara poiché avevo un deficit uditivo. Con mia sorpresa la persona all’altro capo del telefono è stata molto gentile e comprensiva e questo mi ha incoraggiato, da quel momento in poi, a svolgere il mio lavoro con più sicurezza. I miei colleghi, vedendo le mie difficoltà e gli sforzi per superarle, hanno anche loro cercato di aiutarmi, rispondendo subito alle chiamate.

È stato come se avessi gettato un sassolino nell’acqua provocando un effetto a catena. Ricordo di essere andata a casa dicendo alla mamma: “Ha funzionato!” Quel giorno ha segnato un punto di svolta nella mia vita: ho capito che dovevo accettare i miei limiti giorno dopo giorno e, cercando di fare il primo passo, di “amare per prima” gli altri come Dio ha fatto con noi, avrei trovato un rapporto con il mondo e con le persone, insieme alla pace interiore e ad una nuova libertà.

La sofferenza mi ha portata più vicina a Dio che sempre mi aiuta a mettermi a disposizione degli altri. Nel tempo, ho sentito il desiderio di donarGli la vita nel Movimento dei Focolari. Le difficoltà non sono mancate, come quella di imparare la lingua italiana per ricevere la formazione. Ma ho sperimentato che nulla è impossibile a Dio.

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