Parrocchia Sant'Erasmo

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10 settembre 2017 - 23a domenica t. ord.

Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20)

Carissimi,

in questa domenica la liturgia ci fa riflettere sulla bellezza della comunità cristiana che, come scrive san Paolo, è fondata sull'amore, sulla carità. Il vangelo ci riporta parte del discorso che Matteo ha messo in bocca a Gesù con alcune istruzioni date ai discepoli sulla vita comunitaria. Gesù diede alcune norme di comportamento e ricordò alcuni principi per esercitare il servizio di guida nella comunità cristiana, insegnando con quale spirito si debbano comprendere e accogliere i fratelli.

Il problema da risolvere riguarda la presenza del peccato nella Chiesa. Emerge innanzitutto l’idea che con il male non ci deve essere alcuna tolleranza, anche se con il singolo peccatore occorrono sempre comprensione, rispetto e pazienza. A conclusione di questa parte del discorso sulla correzione fraterna Matteo ci dona due “perle” messe in bocca a Gesù. La prima parla della ricompensa data alla preghiera di due o più persone, alla preghiera cioè della comunità. Il versetto 20 poi specifica cosa è l’assemblea ecclesiale: è una riunione nel nome di Gesù. E che cosa ha di straordinario? La presenza del Signore stesso. Esse uniti nell’amore del Signore ottiene la sua presenza viva ed efficace in mezzo ai suoi. C’è Gesù per mezzo del quale Dio è veramente presente.

Essere riuniti nel nome, nell’amore di Gesù: che immensità ci è donata: far scendere Dio sulla terra, in mezzo alla sua comunità. E sarà in modo efficace il Dio-con-noi.

Certo, occorre lottare per la santità della Chiesa. Ma quando per l’amore reciproco dei suoi membri Gesù è presente, Egli dona la sapienza e la grazia del passo da compiere. Conoscendo poi come Gesù ha trattato i pubblicani e i peccatori può sempre scattare la vicinanza amorevole e un’attenzione delicata, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.


PER LA COMUNITÀ PARROCCHIALE

O Gesù che hai detto: "Dove due o più sono riuniti nel mio nome,

io sono in mezzo a loro", sii fra noi, che ci sforziamo

di essere uniti nel tuo Amore, in questa comunità parrocchiale.

Aiutaci ad essere sempre "un cuore solo e un'anima sola",
condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare
per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi.

Fa' che ognuno di noi si impegni ad essere vangelo vissuto,
dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono
l'Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana.
Donaci il coraggio e l'umiltà di perdonare sempre,
di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi,
di mettere in risalto il molto che ci unisce e non il poco che ci divide.
Dacci la vista per scorgere il tuo volto
in ogni persona che avviciniamo e in ogni croce che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri
a ogni tocco della tua parola e della tua grazia.
Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio

per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti,
alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini.
Fa' che la nostra parrocchia sia davvero una famiglia,
dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare,

aiutare, condividere; dove l'unica legge che ci lega

e ci fa essere veri tuoi seguaci, sia l'amore scambievole. Amen.


VANGELO VIVO

«Sarà il mio onomastico e almeno quel giorno vorrei sentirmi coccolato, respirare il profumo della vita. Grazie al buon cuore di quanti vorranno scrivermi». Pasquale Buono, 63 anni, da quindici paralizzato parzialmente a causa di un ictus, vive da solo in un appartamento di due stanze in provincia di Caserta. I figli sono grandi e lontani per motivi di famiglia e di lavoro. Gli viene l'idea di scrivere a un giornale nazionale. La risposta degli italiani è formidabile: arrivano tre enormi sacchi pieni di biglietti d'auguri, una torta di mele dal Piemonte, la maglietta della Nazionale di calcio, una pianta grassa dalla sua chiesa. Pasquale, provato dalle fatiche della vita, quel giorno ha gli occhi vivi ed è tornato a ridere come un bambino.

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