Parrocchia Sant'Erasmo

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11_mar_2018_IV_Quaresima

11 marzo 2018 - 4ª Quaresima

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3,17)

Carissimi,

può sembrarci duro, se non assurdo, il discorso teologico presentato dal vangelo: “Bisognava” che Gesù fosse “innalzato”, cioè - secondo gli studiosi - “crocifisso”, per donare agli uomini la vita piena, la salvezza del mondo e dell’umanità.

È un concetto che ci può lasciare attoniti o quantomeno dubbiosi: non era pagano quel dio che si dissetava col sangue dei suoi eletti, pretendendo il loro sacrificio? Davvero un Padre amorevole poteva desiderare questo da suo Figlio? O, più banalmente, l’uomo di Nazaret, in fondo, questa fine non se l’è andata a cercare?

L’intero messaggio rileva uno sconcertante contrasto di tenebre e luce, di giudizio e di salvezza. La tensione si fa drammatica nel brano evangelico; ma l’accento è posto tutto sul polo positivo: l’amore di Dio.

Egli “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” e poco dopo: “Dio ha mandato suo Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”(Gv 3,17). Ma l’amore di Dio è “diverso” da ciò che noi chiamiamo amore, perché noi non riusciamo a comprendere il senso di una fedeltà non ricambiata, il senso di un amore deciso a rischiare tutto, anche la vita per la persona amata. Eppure così è l’amore di Dio per noi. E, trasformati dalla grazia del suo Spirito, così deve diventare anche il nostro amore per Lui e per i fratelli.

Cristo è il rischio corso da Dio per noi; la fede è il rischio che noi dobbiamo accettare di correre per Dio. Si ama veramente non a parole, ma con la vita, cioè quando osiamo rischiare per Dio, come Dio ha rischiato per noi il suo Figlio Gesù. Sappiamo amare così noi? Sappiamo testimoniare con la vita il nostro amore a Dio e ai fratelli? Lo sappiamo poi che l’amore in genere è fatto di piccoli gesti concreti: una parola, un ascolto, una condivisione, un perdono, un po’ di tempo donato, un bicchiere d’acqua, una visita, un’accoglienza. Cerchiamo in questa settimana che questi gesti nascano dal nostro cuore, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

QUANDO

Quando pensi di aver fatto abbastanza
nell'esercizio della carità
spingiti ancora più avanti:

ama di più.
Quando sei tentato di arrestarti
di fronte alle difficoltà
nell'esercizio della carità,
sforzati a superare gli ostacoli:
ama di più.
Quando il tuo egoismo
vuol farti rinchiudere in te stesso
esci dal tuo ripiegamento:
ama di più.
Quando per riconciliarti
aspetti che l'altro faccia il primo passo
prendi tu l'iniziativa:
ama di più.
Quando ti senti spinto a protestare
contro ogni ingiustizia di cui sei stato vittima
sforzati di mantenere il
silenzio:
ama di più.
(San Pio)

 

VANGELO VIVO

«La conosco bene. Continui a lavorare, so che è difficile, ma continui a lavorare». Così papa Francesco ha salutato padre Alejandro Solalinde, messicano, il «prete che i narcos vogliono morto». Il suo impegno è iniziato nel 2005, quando ha aperto gli occhi sui migranti sporchi, affamati, disperati, che arrivano al confine sul tetto dei treni merci. Molti sono sequestrati durante il viaggio dai gruppi criminali: ogni anno almeno 20 mila rapiti. Padre Alejandro ricostruisce la "macchina dei sequestri" e scopre che una parte della polizia è corrotta. Nonostante una taglia da un milione di dollari su di lui, non smette di impegnarsi. Affronta tutto «con grande pace, perché so che la mia vita non è nelle mani del crimine né dei politici corrotti, ma di Dio. Poi, ricevo molte dimostrazioni di affetto e solidarietà. E l'amore è più forte della paura».

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