Parrocchia Sant'Erasmo

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8 aprile 2018 - 2ª di PASQUA della Divina Misericordia

Otto giorni dopo venne Gesù (Gv 20,26)

Carissimi,

San Giovanni Paolo II ha dedicato la domenica successiva alla Pasqua alla misericordia. Nel Vangelo di oggi c’è misericordia per i suoi Apostoli impauriti e sconvolti, che Gesù, secondo l’evangelista Giovanni, non lascia troppo tempo orfani della certezza della risurrezione. Non c’è ombra di rimprovero per la lontananza o il tradimento dei suoi amici. Dona la pace e promette lo Spirito, prima di dare l’incarico prezioso di continuare la sua opera di salvezza e riconciliazione.

C’è misericordia per Tommaso, che quasi lo sfida a mostrargli i segni della passione, per poterlo identificare con certezza.

La misericordia di Dio interpella la nostra capacità di misericordia: siamo capaci di metterci nei panni degli altri, prima di parlare, condannando e giudicando? Siamo capaci di dimenticare torti e offese, quando vediamo pentimento e volontà di fare pace? Siamo capaci di dare fiducia all’uomo e a Dio? Seguire Gesù risorto è anche questo.

Gesù risorto crea attorno a sé una comunità in cui i credenti sono “un cuor solo e un’anima sola”, dona quella fede e quell’amore che rendono figli di Dio e vincono il mondo.

Il ritorno di Gesù risorto e l’incontro con lui, significano riconquistare la pace, la gioia e ricevere lo Spirito Santo. E con questi, i discepoli riscoprono il mandato missionario e il proprio compito di liberare il mondo dal peccato. La riscoperta di tutti questi valori, il ritorno all’entusiasmo: questo furono le apparizioni di Gesù risorto tra i suoi: risurrezione anche per i discepoli.

Il vangelo odierno ci dona anche una indicazione temporale della “venuta” del Risorto in mezzo ai suoi: “la sera di quel giorno” e “otto giorni dopo”. È indicato il ritmo settimanale: quello di domenica in domenica.

Per la maggioranza dei cristiani è necessario che questo ritmo diventi una priorità, se vogliamo che la nostra fede, che pure è grazia, diventi significativa per la nostra vita. È urgente che l’incontro domenicale attorno alla duplice mensa della Parola e del Pane eucaristico diventi un’esigenza del cuore, capace di dare forma cristiana alla nostra vita, che talvolta tende al qualunquismo. L’incontro con il Risorto nella sua comunità darà uno stile che piano piano faremo nostro. E sarà lo stile della prima comunità cristiana che con semplicità, ma decisione, ha cambiato questo mondo, don Vincenzo e don Antonio diacono..


NELLA TUA MISERICORDIA

O Signore, desidero trasformarmi tutta nella tua misericordia

ed essere il riflesso vivo di te.

Aiutami, o Signore, a far sì che i miei occhi siano misericordiosi,

in modo che io non mi nutra mai di apparenze esteriori,

ma sappia scorgere ciò che c'è di bello

nell'anima del mio prossimo e gli sia di aiuto.

Aiutami, o Signore, a far sì che il mio udito sia misericordioso,

che mi chini sulle necessità del mio prossimo,

che le mie orecchie non siano indifferenti

ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo.

Aiutami o Signore, a far sì che la mia lingua sia misericordiosa

e non parli mai sfavorevolmente del prossimo,

ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono.

Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani

siano misericordiose e piene di buone azioni,

in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo

e prenda su di me i lavori più pesanti e più penosi.

Aiutami, o Signore, a far sì che i miei piedi siano misericordiosi,

in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo,

vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza.

Il mio vero riposo sia nella disponibilità verso il prossimo.

Aiutami, o Signore, a far sì che il mio cuore sia misericordioso,

in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo.

Mi comporterò sinceramente anche con coloro

di cui so che abuseranno della mia bontà,

mentre io mi rifugerò nel misericordiosissimo Cuore di Gesù.

Alberghi in me la tua misericordia, o mio Signore.

(Santa Faustina Kowalska)

 

VANGELO VIVO LA LAMPADA

Avevo sempre cercato un buon rapporto con mia suocera, persona molto difficile. Mio marito me lo aveva sempre detto e, se il rapporto con la madre era difficile per lui, figurarsi per me. Volevo ignorarla, Non ero in pace però: il Vangelo dice di “amare tutti” e in quel “tutti” è compresa anche la suocera. E allora, una telefonata per sentire come stava, portarla in giro in macchina, invitarla a pranzo una volta la settimana… Un po’ alla volta sono cadute le barriere e sono diventata la sua confidente e accompagnatrice alle visite mediche, dove mi presentava come il suo angelo custode.

A quasi ottant’anni ha cominciato ad interessarsi a una vicina sola che aveva bisogno di compagnia e a preparare regolarmente dolci per la parrocchia. Mi diceva: “Da te ho capito quanto fa bene sentirsi ricordati”. Un giorno mi ha confidato: “Questa lampada mi è molto cara perché me l’ha lasciata mio nonno. È uno dei pochi ricordi di famiglia: quando sarò morta sono contenta che resti a te…”. Ora questa lampada è in casa nostra e ci ricorda che solo l’amore resta. ( I.B. – Svizzera)

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