Parrocchia Sant'Erasmo

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29 aprile 2018 - 5ª di PASQUA

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto (Gv 15,5)

Carissimi,

il nostro rapporto con Gesù rappresenta il tema di fondo della 5ª domenica di Pasqua. Gesù, presentandosi come “vera vite”, si pone come centro significativo della vita cristiana e come condizione essenziale per “portare frutto”. Ma occorre “rimanere in lui” (vangelo). Ciò avviene mediante l’osservanza dei comandamenti, in particolare quelli riguardanti la fede e l’amore fraterno (2a lettura). Un esempio di ciò che può significare un vitale rapporto con il Cristo, è dato dall’entusiasmo con cui Paolo testimonia la sua fede (2a lettura).

L’immagine della vite con i tralci esprime bene l’essenziale e il vitale legame tra Gesù e i credenti. La vita di questi ultimi dipende dall’intensità del loro rapporto con lui; non solo perché egli ne è il modello, ma perché costituisce la stessa forza interiore del cristiano. Egli è la vera vigna del Signore: si diventa popolo di Dio mediante l’inserimento in lui. Il “rimanere in lui” non è una realtà statica, avvenuta una volta per sempre nel battesimo. È una realtà dinamica: occorre lasciarsi potare dal Padre e la preghiera diviene efficace. Diversamente il tralcio infruttuoso è tagliato e gettato nel fuoco; c’è il rischio di diventare cristiani senza mordente e insignificanti.

È bene chiederci: cosa significa per me rimanere in Gesù. È lui la sorgente del mio agire? Cerco di pensare come Gesù? Di fare come lui? Di incontrare gli altri come li incontrava lui? Di lavorare con il suo stile? Di servire come lui serviva?...Diamo la nostra risposta con la nostra vita innestata in Gesù, don Vincenzo ed il diacono don Antonio


AFFETTI SPIRITUALI

O quanto è dolce il conversar con Dio,
parlar di Dio, sol soddisfare Dio,
ricordarsi, volere e intender Dio,
conoscer Dio, innamorarsi in Dio.
Lo star, l'andar e il ritornar con Dio
il cercare e il trovare in Dio, Dio

Donando tutto se medesimo a Dio,
lasciar, per Dio, li gusti anco di Dio.
Il pensar, il parlare, l'oprar per Dio,
sol sperar Dio, sol dilettarsi in Dio.
Star sempre affisso con la mente in Dio.
Il tutto esercitar con Dio in Dio.

E il dedicarsi e il consacrarsi a Dio,
e a Dio sol piacer, patir per Dio,
del suo contento sol godere in Dio,
sol voler Dio e star sempre con Dio.
Gioir nei gusti e nelle pene in Dio,
il veder Dio, toccare, gustar Dio
e vivere e morire e stare in Dio.

E, pur rapito e trasportato in Dio,
con Dio e in Dio l'offrire Dio a Dio.
Con sempiterna gloria e onor di Dio.

Oh Dio, che gaudio e che dolcezza è Dio!

Oh Dio! Oh Dio! Oh Dio! Oh Dio! Oh Dio!

(beato Antonio Rosmini)

VANGELO VIVO

DALLA TRISTEZZA ALLA SERENITÀ

Qualche tempo fa c’erano state alcune involontarie incomprensioni con alcune persone impegnate in parrocchia. La cosa mi faceva alquanto soffrire. Anche perché sentivo che questa cosa rischiava di minare il clima di famiglia che si sta costruendo in questi mesi, specie con i giovani. La tentazione di prendere da parte queste persone e dire loro le cose come stanno era molto forte: tuttavia sentivo che quella non era la strada giusta. Non avrebbe costruito nulla di buono. Bisognava attendere, pregare, sperare e ancora attendere.

Questo mio continuo “perdere” ha giovato: le persone interessate da sole sono arrivate a riconoscere gli errori fatti e a ricominciare. È stata una esperienza forte e significativa perché il “rimanere nel silenzio e nell’attesa” mi costava tantissimo perché mi sembrava di non fare proprio nulla. E quando la tentazione di tornare con loro sui fatti accaduti era forte, cercavo di amarle con un supplemento di amore, a volte molto piccolo come dire loro un “grazie” in più , “sei proprio in gamba”, “hai avuto una bella idea”.

L’amore paziente ha sciolto ogni resistenza. E tutto è tornato come prima. Anzi: meglio! E così sono passato lentamente dalla tristezza alla serenità. (S.M.)

 

 

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