Parrocchia Sant'Erasmo

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8 luglio 2018 - 14a domenica t. ord.

Carissimi,

nella Bibbia chi viene chiamato ad essere profeta deve parlare e agire a nome di Dio. I profeti si sentono mandati come missionari al popolo affinchè si possa salvare, cambiando vita, ritornando alla giustizia, riconciliandosi con Dio. Non sono sempre entusiasti di questa missione: spesso in cambio ricevono insulti, persecuzioni, o quantomeno rifiuti.

Marco, l’evangelista che leggiamo quest’anno nella Liturgia domenicale, ci racconta che Gesù si reca a Nazareth. Come al suo solito, si reca di sabato nella sinagoga. Lì per la prima volta si parla della sua “sapienza”. Gesù, avvalendosi del diritto che ogni israelita adulto aveva, si alza, legge e commenta la Scrittura. I presenti rimangono sorpresi e sono “costretti” ad interrogarsi circa l’origine di Gesù stesso. Ma le domande che potevano portare a riconoscere l’origine divina di Gesù, sono ostacolate da una constatazione: l’umiltà delle origini e del lavoro di Gesù. Da qui lo scandalo, che impedisce di credere, di accogliere la verità.

Il Messia doveva essere il profeta per antonomasia, e non fa eccezione. Gesù deve constatare che nel suo paese e tra i suoi parenti non trova l’accoglienza piena di fede che trova altrove. Forse è una cosa umana: a Nazaret sono abituati a vederlo in un’altra veste, e non è così facile cambiare opinione su di lui. In realtà i suoi compaesani sono proprio coloro che hanno avuto più tempo per conoscerlo e apprezzarlo. È ovvio che la sua splendida umanità era già evidente fin dalla sua giovinezza.

In tutte le epoche, certamente, Dio manda persone come suoi profeti. Sono quelli che vivono secondo la sua volontà, col suo stile di amore. Spesso parlano con i fatti più che con le parole. E ci invitano a una vita pura, dignitosa, povera, generosa col proprio esempio. Sono le fiaccole che Dio accende per illuminare la strada della verità. A volte la loro religiosità non è tradizionale, ma la loro fede è profonda e il loro amore cristallino. I loro prodigi sono ordinari, ma noi siamo capaci di riconoscerli? Ci ricordiamo che per il nostro battesimo anche noi siamo stati consacrati ad essere un popolo di sacerdoti e profeti? Viviamo il nostro impegno di essere annunziatori del bene e denunziatori del male con il nostro esempio e la nostra parola, don Vincenzo ed il diacono don Antonio

RIDESTA IL PROFETA IN NOI

Spirito Santo,

ridestaci all'antico mandato di profeti.

Dissigilla le nostre labbra, contratte dalle prudenze carnali.

Introduci nelle nostre vene

il rigetto per ogni compromesso.

E donaci la nausea di lusingare i detentori del potere

per trarne vantaggio.

Trattienici dalle ambiguità.

Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati.

Poni il tuo marchio di origine controllata

sulle nostre testimonianze.

E facci aborrire dalle parole,

quando esse non trovano puntuale verifica nei fatti.

Spalanca i cancelletti dei nostri cenacoli.

Aiutaci a vedere i riverberi delle tue fiamme

nei processi di purificazione

che avvengono in tutti gli angoli della terra.

Aprici a fiducie ecumeniche.

E in ogni uomo di buona volontà

facci scorgere le orme del tuo passaggio.

(mons. Tonino Bello)


VANGELO VIVO

«L'autobus milanese sul quale mi trovavo passava per viale Papiniano. Alla nostra destra, le mura grigie di San Vittore. Un uomo disse: "Io butterei una bella bomba su questo carcere, così risolveremmo il problema". Accanto al cinico cantore della soluzione finale c'era una suora, con il crocifisso sul petto, che gli rispose: "Ha ragione, io farei lo stesso". E allora il mio autocontrollo andò in frantumi. Affrontai l'uomo dicendogli che doveva vergognarsi. E poi mi avvicinai alla suora: "Se la sua carità cristiana è a questo infimo livello, si tolga quel crocifisso dal petto. Al di là di quelle mura ci sono persone, esseri umani che magari hanno più dignità di tanti che stanno fuori". Quindi scesi dall'autobus per raggiungere il mio carcere, dove passo le mie giornate da trent'anni» (don Luigi Melesi).


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