Parrocchia Sant'Erasmo

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30 settembre 2018 - 26a domenica t. ord.

Un cuore aperto (Mc 9,43)

Carissimi,

continuando la sua catechesi agli apostoli, Gesù corregge l'irruenza di Giovanni che si oppone con durezza a chi non l'ha accolto e insegna loro un atteggiamento moderato, capace di un'accoglienza che comprende. Piuttosto, il discepolo deve stare ben attento a non essere lui stesso occasione di scandalo per gli altri.

Per farci capire questo il brano del vangelo di questa domenica, ci suggerisce il percorso della purificazione del cuore a partire dalla Parola: è il pensiero del Signore, conosciuto dalla sua parola, che modella il nostro. Ci suggerisce anche di imparare a custodire la libertà che viene dal vangelo, dalla presenza di un Dio che sempre ci precede e ci anticipa.

Infine la parola di Gesù ci ricorda che siamo chiamati ad entrare nella vita. Se il Signore Gesù è il centro della nostra esistenza, tutto possiamo organizzare attorno a Lui. Noi sappiamo per esperienza che una ruota gira bene se è ben centrata attorno al perno. Così è la nostra vita: è Gesù il centro del nostro essere cristiani. A partire da Lui tutto acquista un nuovo senso e una nuova unità.

Proviamo in questa settimana agire in modo che ogni azione ci permetta di “entrare nella vita”, che è Gesù. Fare come Lui. Essere per ogni persona che incontriamo un dono, come ha fatto Gesù che, al dire di Pietro, passò facendo del bene a tutti. Questo ci permette non solo di donare vita, ma anche di dare qualità alla nostra vita. Entriamo nel nuovo mese di ottobre con grande disponibilità ad accogliere ed amare l’altro come noi stessi.

Non era dei nostri

Non era dei nostri, Gesù,

e dunque non abbiamo prestato ascolto

a quello che diceva, alle sue proposte,

ai suoi progetti per un quartiere ed una città a misura d’uomo.

Non era dei nostri, Gesù,

e dunque gli abbiamo vietato l’ingresso

nelle nostre strutture, la possibilità di rivolgersi ai nostri giovani,

di farsi pubblicità nelle nostre riunioni.

Non era dei nostri, Gesù,

e dunque abbiamo dubitato subito delle sue intenzioni,

abbiamo sospettato del suo zelo,

abbiamo accolto gelidamente

il suo entusiasmo.

Non era dei nostri, Gesù,

e dunque anche se abbiamo ammesso

i frutti positivi della sua azione,

gli effetti benefici delle sue scelte,

non gli abbiamo dato credito.

E come avremmo potuto?

Non esponeva il nostro marchio,

non esibiva le nostre etichette,

non parlava il nostro linguaggio.

Non era dei nostri, Gesù,

e non ci ha neppure sfiorato il dubbio

che forse ce lo avevi mandato

per darci uno scossone salutare,

per non chiuderci nel nostro ghetto!

Non era dei nostri.., ma era dei tuoi!

Giacomo Ruggieri

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