Parrocchia Sant'Erasmo

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10 giugno 2018 - 10ª domenica t. ord.

Chi fa la volontà di Dio, costui è per me fratello, sorella e madre (Mc 3,35)

Carissimi,

oggi celebriamo la Festa del nostro Patrono S. Erasmo. Noi siamo concittadini dei santi, familiari di Dio. Nel Vangelo di questa domenica alcuni messaggeri annunciano a Gesù che fuori ci sono sua madre e i suoi cugini. Essi non riescono a raggiungerlo a causa della folla assiepata attorno a Gesù, desiderosa di ascoltare la sua parola. La prima reazione di Gesù è quella di chiedere chi sono i suoi familiari, e lo fa in maniera sconcertante; non per insensibilità o per disprezzo dei vincoli familiari, ma soltanto per appartenere completamente a Dio. In questo modo Gesù ci aiuta a capire cosa significa essere la sua comunità. Madre a fratelli di Gesù sono quelli riuniti attorno a Lui, perché ascoltano e mettono in pratica le sue parole.

Vivere la parola ti permette di “fare” la volontà di Dio. Il compimento della volontà di Dio è il criterio di appartenenza alla famiglia di Gesù, alla sua comunità. Fare la volontà di Dio: qui sta la nostra grandezza e la nostra grande possibilità. Quella volontà di Dio che scopriamo nell’ascolto della sua parola, nelle vicende quotidiane, nelle leggi dello stato, nei doveri che nascono dal mio stato di vita (se sono papà, mamma, uno studente, un operaio, un impiegato, un datore di lavoro…), nella voce della coscienza. La beata Chiara Luce Badano diceva in una sua preghiera a tu per tu con Dio: Se lo vuoi tu, lo voglio anch’io. Questo ci permette di essere familiari di Dio, concittadini dei santi, buona festa di S.Erasmo, don Vincenzo ed il diacono don Antonio

 

SULLA STRADA DIRITTA

Si fa presto, Signore, a dire di voler fare il bene ed evitare il male.

Poi, nella realtà, vogliamo prima

conoscere il prezzo da pagare,

le risorse da mettere in campo,

la fatica di resistere alle tentazioni.

Poi, nella realtà, è difficile capire

se il male si presenta sotto mentite spoglie,

o se il bene è soltanto apparenza, tradizione, facilità.

Poi, nella realtà, è un problema districarsi tra mille opinioni,

per cui ognuno ha la sua idea di bene e male,

e spesso la insegue con i paraocchi.

Parlaci, Signore, affinché sappiamo segnarne i confini;

Guidaci, Signore, affinché non smarriamo mai la strada retta;

Riempici, Signore, affinché troviamo la forza di fare ciò che è giusto,

ciò che farebbe il Figlio tuo.

 

VANGELO VIVO DIO AL PRIMO POSTO

Dovevo fare un importante esame all’università, senza aver frequentato il corso. Speravo così di poter finire tutto più velocemente. Ho studiato moltissimo, approfittando di ogni momento libero della giornata. Preso dall’ansia di prepararmi bene, molte volte ho scelto di non pregare o di non parlare con gli altri. Alla fine, però, non è andato come prevedevo. E questo mi ha fatto arrabbiare molto.

Passato il primo impatto, mi è venuta in mente la parola: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze” (Dt 6,5). E così ho capito che, invece di mettere Dio al primo posto, vi avevo messo l’esame. Adesso sto frequentando il corso che avevo voluto saltare. Così cerco di fare serenamente la volontà di Dio e ho anche l’occasione di amare i fratelli, visto che la professoressa mi ha chiesto di aiutare i compagni che fanno più fatica.

A.A – Brasile

Parola di vita – Giugno 2018

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace. Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.

La pace, nella visione biblica, è il frutto della salvezza che Dio opera, è quindi prima di tutto un Suo dono. E’ una caratteristica di Dio stesso, che ama l’umanità e tutta la creazione con cuore di Padre ed ha su tutti un progetto di concordia e armonia. Per questo, chi si prodiga per la pace dimostra una certa “somiglianza” con Lui, come un figlio.

Scrive Chiara Lubich: “Può essere portatore di pace chi la possiede in se stesso. Occorre essere portatore di pace anzitutto nel proprio comportamento di ogni istante, vivendo in accordo con Dio e la sua volontà. […] «… saranno chiamati figli di Dio». Ricevere un nome significa diventare ciò che il nome esprime. Paolo chiamava Dio «il Dio della pace» e salutando i cristiani diceva loro: «Il Dio della pace sia con tutti voi». Gli operatori di pace manifestano la loro parentela con Dio, agiscono da figli di Dio, testimoniano Dio che […] ha impresso nella società umana l’ordine, che ha come frutto la pace” (1) .

Vivere in pace non è semplicemente assenza di conflitto; non è neanche il quieto vivere, con un certo compromesso sui valori per essere sempre e comunque accettati, anzi è uno stile di vita squisitamente evangelico, che richiede il coraggio di scelte controcorrente. Essere “operatori di pace” è soprattutto creare occasioni di riconciliazione nella propria vita e in quella degli altri, a tutti i livelli: anzitutto con Dio e poi con chi ci sta vicino in famiglia, sul lavoro, a scuola, in parrocchia e nelle associazioni, nelle relazioni sociali ed internazionali. E’ quindi una forma di amore per il prossimo decisiva, una grande opera di misericordia che risana tutti i rapporti.

E’ quello che Jorge, un adolescente del Venezuela, ha deciso di fare nella sua scuola: “Un giorno, alla fine delle lezioni, mi sono accorto che i miei compagni stavano organizzandosi per una manifestazione di protesta, durante la quale erano intenzionati ad usare la violenza, incendiando macchine e gettando pietre. Ho subito pensato che quel comportamento non era in sintonia con il mio stile di vita. Ho proposto allora ai compagni di scrivere una lettera alla direzione della scuola: avremmo così potuto chiedere, in un’altra forma, le stesse cose che loro pensavano di ottenere con la violenza. Con alcuni di loro l’abbiamo stesa e consegnata al direttore”.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.

In questo tempo appare particolarmente urgente promuovere il dialogo e l’incontro tra persone e gruppi, diversi di per sé per storia, tradizioni culturali, punti di vista, mostrando apprezzamento ed accoglienza per questa varietà e ricchezza. Come ha detto recentemente papa Francesco: “La pace si costruisce nel coro delle differenze … E a partire da queste differenze s’impara dall’altro, come fratelli. Uno è il nostro Padre, noi siamo fratelli. Amiamoci come fratelli. E se discutiamo tra noi, che sia come fratelli, che si riconciliano subito, che tornano sempre a essere fratelli” (2) . Potremo anche impegnarci a conoscere i germogli di pace e fraternità che già rendono le nostre città più aperte ed umane. Prendiamoci cura di essi e facciamoli crescere; contribuiremo così alla guarigione delle fratture e dei conflitti che le attraversano. Letizia Magri 1 Cfr. C. Lubich, Diffondere pace, Città Nuova, 25, [1981], 2, pp. 42-43.
2 Cfr. Saluto del S. Padre, Incontro con i leader religiosi del Myanmar, 28 novembre 2017.

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