Parrocchia Sant'Erasmo

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26 aprile 2015 - 4ª di Pasqua

Ascolteranno la mia voce (Gv 10,16)

26 aprile 2015 - 4ª di Pasqua

Carissimi in questi giorni siamo dinanzi all’Eucaristia nella esposizione annuale…

Il vangelo di questa domenica presenta la figura di Gesù Pastore e il suo compito di tenere unito il gregge dando la propria vita. Come il pastore considera il gregge la sua ricchezza, così noi siamo talmente importanti per Lui e per il Padre al punto da ritenerci il suo tesoro e la sua eredità, una ricchezza tanto preziosa che per difenderla egli è pronto a rischiare la sua vita. Di fronte a tanta preziosità, al valore infinito che noi abbiamo per Dio, che cosa possiamo fare? L’evangelista ci suggerisce l’atteggiamento dell’ascolto: ascolteranno la sua voce.

Ma come riconoscere la sua voce? È questione di amore. Ascolto e conoscenza del Signore sono azioni anzitutto personali che introducono nella vita spirituale. È chiaro - scrive Gino Rocca commentando questo brano - che c’è una condizione base richiesta da Gesù: è la buona volontà, la disposizione ad accogliere la Verità. Chiunque ama la verità, chiunque ama il vero bene accoglierà Gesù. Di qui scaturisce la nostra grande responsabilità: corrispondere alle sue attese facendo vedere che Lui è l’unico buon Pastore; farlo vedere con i fatti concreti, attraverso i frutti immancabili delle sue parole vissute, che sono la pienezza della vita, della gioia, la vera libertà, beni a cui tutti aspiriamo.

Il Buon Pastore è colui che guida il suo gregge sui sentieri della pace e che libera il gregge dall'oppressione verso la vera libertà non imponendogli un nuovo giogo. Il Buon Pastore è colui che offre la sua vita andando in prima linea, non mandando gli altri, è uno che si mette davanti alle pecore e nessuno le può raggiungere senza passare attraverso di lui. È colui che si compromette di persona. L'unità del gregge, anzi anche una sola pecora è per lui importante e anche per questa sola offre la vita. Questo è l'amore vero: dare la vita.

L'atteggiamento del mercenario è salvare se stesso; l'atteggiamento del buon pastore è offrire la sua vita per le pecore. Nella storia ci sono sicuramente tanti esempi di Buon Pastore, ma oggi chi si sta facendo carico del suo gregge con coraggio?

Verrebbe da gridare: «Grazie, papa Francesco, perché ci sei, grazie perché sei guida instancabile del tuo gregge, grazie perché ti consumi desiderando dare a ogni uomo la vera libertà. Grazie per non essere un mercenario, ma sull'esempio di Cristo-Pastore, conduci l'umanità a ritrovare il cammino sulla via della Pace».

Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni in particolare quelle al presbiterato. Senza sacerdoti che ci donino i sacramenti, impartiscano il perdono dei peccati e ci aiutino a condividere la vita, l'insegnamento e l'Eucaristia di Cristo, la Chiesa non avrebbe senso. È compito di ciascuno sentirsi partecipe, pregare e incoraggiare quanti si sentono chiamati a rispondere con fiducia a Gesù. Ma anche aiutare a rimanere fedeli quanti già Cristo ha scelto. È dovere di tutti. Per il nostro bene!

Il mese di maggio che inizierà a fine settimana, ci richiama a ravvivare il nostro rapporto filiale con Maria. La "devozione" a Maria, se intesa e vissuta correttamente, non ostacola la relazione con Cristo, che rimane prioritaria in assoluto nella vita del cristiano. Ma la favorisce. Maria, infatti, è tutta "relativa" a Gesù: tu chiami "Maria" ed ella risponde "Gesù". Maria è, appunto, la prima credente, la perfetta credente, modello inarrivabile della relazione autentica con Cristo. Specchiandoci in lei, imitandola, si diventa sempre più come lei, cioè veri discepoli di Gesù. Cercheremo, perciò, in questo mese di riferirci spesso a Maria per riscoprire e rivivere la sua fede e la sua carità.

Non trascureremo, poi, il dialogo con la nostra Madre. Un modo potrebbe essere la recita del santo Rosario. Oppure ognuno potrebbe regalarle qualche momento della giornata pregando per es. con una decina di "Ave Maria", magari insieme ai familiari. Anche una sola "Ave Maria", recitata con attenzione, è una dichiarazione d'amore a tua Madre. Tradizionalmente in questo mese parecchie persone si impegnano a moltiplicare gli atti d'amore, considerandoli come altrettanti fiori da offrire a Maria. Buon mese di maggio, i vostri fratelli maggiori, don Vincenzo e don Antonio diacono.

 

Pregate il padrone della messe

Signore Gesù, ti ho appena ascoltato pregare il Padre così:

«Tu hai mandato me e io ho mandato loro».

Ti fai garante davanti al Padre tuo

della mia missione sacerdotale.

Questa missione mi sgomenterebbe se non sapessi

che è un tuo dono e un invito di fedeltà verso di te.

Tu non vuoi che il tuo Sacerdozio inaridisca

e la tua Presenza nel mondo finisca.

Tu mi hai mandato perché la missione,

che il Padre ti ha affidato, non diventi sterile.

Però, Signore, ho nell'anima due pesi.

Perché il mondo sembra così poco colpito

dalla presenza del mio sacerdozio?

È vero che io lo incarno con opacità e povertà

che scoraggiano me prima degli altri.

Ma, Signore, è il tuo Sacerdozio! E mi pare di avere dei diritti.

Signore, irrompi nella mia vita come solo tu puoi fare

e sai fare, perché io diventi un sacerdote meno opaco,

meno ingombrante, meno pigro, meno insignificante;

perché sia trasparenza del tuo Sacerdozio.

E poi, Signore, perché siamo così pochi?

Sembriamo destinati a diventare più pochi ancora,

tanto che alle volte ci pare di essere

padri senza eredità e senza figli.

Perché questa crisi delle vocazioni sacerdotali

che angustia la tua Chiesa? Perché?

Ho letto tanti libri, mi hanno dato tante spiegazioni.

Ma io voglio saperlo da te. Non mi so rassegnare.

Perché, Signore? Il tuo Vangelo mi grida:

«Pregate il Padrone della messe

perché mandi operai nella sua messe».

Mi pare di capire che si prega troppo poco

perché questi operai vengano mandati.

Io stesso, non so assediarti

con una speranza e con una fiducia che non si placano,

con un fervore che non si arrende.

Signore, prego poco!

Te ne domando perdono!

Card. Anastasio A. BALESTRERO



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