Parrocchia Sant'Erasmo

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24-tord-13_settembre_2015

 

A lezione da Gesù

13 settembre 2015 - 24a domenica t. ord.

Carissimi,

la domanda che Gesù rivolge agli apostoli è oggi bruciante e personale anche per noi: chi è per me questo Gesù in cui dico di credere? A Gesù non interessa quello che sappiamo per sentito dire: lo sa anche lui che la gente – l'opinione pubblica – non lo conosce nel modo giusto, e non lo riconosce. Ci chiede una presa di posizione personale, un passaggio da una opinione a una decisione di fede. Ad un ingaggio di vita.

Fino a questo punto del vangelo di Marco tutti hanno spiato dai gesti e dai detti per capire che tipo di persona era mai questo Gesù. Ora è Lui, Gesù, a sollecitare la domanda e a dare finalmente una risposta esplicita. Oggi non la chiede più a Pietro o agli apostoli, la chiede a noi.

Gesù accetta di farsi riconoscere dai suoi amici. È sicuro di loro. Tuttavia ammesso d'essere il Messia atteso da Israele, l'inviato da Dio, ne smonta subito il concetto troppo restrittivo del suo tempo d'essere venuto per liberare Israele dall'oppressione romana. Sì, sarà liberatore ma in ben altro modo, con altre finalità. Egli libererà dal peccato apporterà all'uomo la salvezza del Padre pagando di persona. E questo vale per lui e per noi: per essere fedeli a Dio ci vuole una completa dedizione di se stessi sia a Dio che al prossimo. Pertanto Gesù può annunciare loro, per la prima volta, la sorte del Figlio dell'uomo: molto dolore, riprovazione, uccisione e risurrezione. Pietro, che non vuole sentire nulla di questo, viene allontanato come «satana», seduttore e avversario. Gesù dichiara poi l’identità del discepolo e lo chiama ad andare dietro di Lui. Il cristiano è colui che vuole seguire il Signore Gesù, per questo è pronto a rinnegare se stesso, prendere la sua croce e andargli dietro. Aderire a Lui non è un fatto anonimo; è un atto di libertà personale, è decisione che ogni singolo prende. La fede cristiana è l’amore personale per Gesù, che si esprime nel desiderio di essere come Lui povero, umiliato e umile. Per questo Gesù propone al suo discepolo di rinnegare se stesso. Questo è la piena realizzazione dell’uomo, significa vincere il falso io, l’egoismo, radice di tutti i mali. È il contrario dell’affermare se stesso. Forse anche noi dovremmo smettere di dar lezione di scienza e di vita a Dio,come aveva fatto anche Pietro con Gesù, ma aprirgli il cuore, la vita,e seguirlo nel cammino con la nostra croce, vostro don Vincenzo Gargiulo ed il diacono don Antonio

Chi sto seguendo?

Rinnegare se stessi...!
Prendere la croce...!
Perdere la vita...!

Con questo bel programma,

Signore,
chi è quel pazzo che ti segue,
che lascia tutto per te.
Ci vuole del coraggio, e tanto.
«Gesù cosa intendi quando dicidi
rinnegare me stesso?».
In due parole:
«Prova a pensare a tutto ciò che vivi:
lo fai per te stesso e la tua immagine
o per qualcosa di più grande?».
Hai ragione, è vero.
In ogni modo e luogo
cerco sempre di affermarmi,
di valere prevalendo.
Arrivo al punto di mettermi al tuo posto,
Signore,
decido per te quel che ne è di me.
Rinnegare me stesso
vuol dire uscire dal mio io,
la libertà di venire
alla luce, allo scoperto,
per amare gli altri senza secondi fini.
Seguire te, Signore, vuol dire
non perderti mai di vista.
Non voglio seguire le tue tracce,
ma te stesso.
Non seguo una croce,
ma un Crocifisso per amore.
Domanda:
chi sto seguendo nella mia vita?
Giacomo Ruggeri

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