Parrocchia Sant'Erasmo

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29 T.ord 18 ottobre 2015

Carissimi, eccoci ad un altro appuntamento annuale: la Giornata Missionaria.

Carità e offerta non possono essere semplicemente elemosina.

Il gesto della condivisione è atteggiamento credente, fraterno, solidale.

Questa è la settimana in cui siamo chiamati ad essere generosi, vicini, prossimi; condividendo quello che abbiamo e scegliendo di donare non in base a quanto «ci avanza», ma sul metro di quanto «occorre». Anche a noi «occorre» condividere per corrispondere alla nostra vocazione di cristiani e per partecipare alla sollecitudine universale della Chiesa, espressa nella missione alle genti.

89° GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

“Dalla parte dei poveri” non è solamente un invito a ‘schierarsi’ a favore di una categoria generale di persone, di cui magari sentiamo sempre parlare, ma senza ‘incontrarli’ veramente… E’ invece il modo di agire di Cristo stesso, che emerge dall’ascolto del Vangelo, perché il Signore non si è mai posto ‘contro’ qualcuno, ma a fianco di tutti, camminando insieme a coloro che incontrava, poveri, malati nel corpo e nello spirito, uomini e donne in ricerca, delusi dalla vita… A ciascuno di essi Gesù ha offerto uno sguardo nuovo, lo sguardo della sua Misericordia, capace di guarire ogni vita! In ogni anno liturgico noi celebriamo il “Mistero di Cristo” che non è un ‘segreto da svelare’ ma un dono da approfondire sempre meglio, cioè la lieta notizia di un Dio che è Padre ed ama talmente l’umanità da offrire nel Figlio la vita e la salvezza ad ogni uomo e donna della storia. Ma l’anno 2015-2016 sarà davvero particolare per le nostre comunità, dato che nel 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, Papa Francesco ha voluto offrire alla Chiesa tutta un Anno Santo della Misericordia, perché “la Chiesa possa rendere più visibile la sua Missione”, cioè l’impegno (che era già proposto da Papa Giovanni XXIII quando volle indire il Concilio!) di vivere “usando la medicina della misericordia, piuttosto che imbracciare le armi del rigore”!


Nel Vangelo di questa domenica (Mc. 10,35-45)

Assistiamo alla gara fra gli apostoli per la conquista dei primi posti. La richiesta dei due fratelli Giacomo e Giovanni suscita lo sdegno degli altri apostoli. Allora Gesù con pazienza rinnova la sua lezione di umiltà e di gratuità, caratteristiche della sua nuova comunità. E conclude presentando se stesso come modello: Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.

Gesù è venuto in mezzo a noi e ha servito tutti. Così anche per noi, che siamo la sua Chiesa, la vera grandezza è servire. Servire è amare con i fatti; servire è promuovere il bene dell’altro; servire è essere dell’altro. Questa è la libertà che rende simili a Dio.

Gesù si presenta come colui che è disposto ad offrire all’intera umanità il suo migliore ed esclusivo servizio: dare la propria vita. Dare è il verbo del dono, dell’offerta gratuita, piena di amore. La propria vita: chi mette a disposizione la propria esistenza, mette a disposizione tutto. È il massimo dell’amore: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Coltiviamo in questa settimana la cultura del dare: un sorriso, un ascolto, un po’ di tempo, una mano, un aiuto, una consolazione, ciò di cui l’altro e le Missioni della Chiesa hanno bisogno, vostro don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

Il calice della sofferenza

O Gesù, a chi ti chiede di occupare i primi posti ed essere accanto a te nel tuo Regno,
proponi la partecipazione alla tua passione in stile di servizio.

La tua preferenza non è dettata
da motivi affettivi o di simpatia,
né intellettivi o culturali,
ma dal criterio della croce.
La croce non è esaltazione della sofferenza,
ma estremo segno d’amore.

Tu sei con noi quando rinunciamo al potere che crea croci per gli altri.
Chi mira a posizioni di privilegio,
di autorità, è fuori dal discepolato.
Il servizio è il criterio della credibilità.
Attraverso l’abbassamento,l’umiliazione,
si rende ai fratelli il servizio di salvezza,
con il sacrificio di se stesso.
Seguire i tuoi insegnamenti non è facile.
Ci si può etichettare cristiani,
ma esserlo e vivere da tali è ancora più difficile.
Donaci il coraggio, o Signore, di bere anche noi il calice della sofferenza
per gustare la bellezza dell’ultimo posto.

Antonio Merico



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