Parrocchia Sant'Erasmo

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30 T.ord 25 ottobre 2015

Comunicare vita…

25 ottobre 2015 - 30ª domenica t. ord.

Carissimi,

in questa settimana, il 22 e 23 Ottobre a Vico Equense, abbiamo vissuto due giornate di incontro nel Convegno Ecclesiale Diocesano. Più di cinquecento delegati delle Comunità Parrocchiali si sono interrogati sull’impegno della nostra Chiesa per la “casa comune” nei cinque ambiti di studio che saranno anche del Convegno Ecclesiale nazionale a Firenze nel prossimo mese di novembre: famiglia, beni comuni, poveri, dipendenze e lavoro. Tutto questo a partire anche dalla lettera enciclica “Laudato sii” di papa Francesco. La nostra Chiesa non è un museo, come ha detto Papa Francesco, riferendosi a comunità senza vita.

in questa domenica il vangelo di Marco si propone di rispondere a due fondamentali domande: chi è Gesù e chi è il discepolo. Egli ha cura di presentare sempre i discepoli accanto a Gesù, ma purtroppo gli apostoli spesso e volentieri non capiscono le parole del Maestro ed è proprio Marco l’evangelista che più di tutti lo sottolinea, impostando in un certo modo la trama narrativa del suo vangelo.

Il caso del cieco che ascoltiamo oggi è esemplare: un uomo prega con perseveranza, invoca Gesù a dispetto delle difficoltà; è incoraggiato e va incontro a Gesù; è da lui interrogato, gli sono aperti gli occhi ed egli lo segue nel suo viaggio. Quando il cieco si trova davanti, Gesù prende l’iniziativa e guida il cammino di Bartimeo: Che cosa vuoi che io faccia per te? La domanda mette in risalto il rispetto di Gesù verso la libertà dell’altro e mette a proprio agio chi deve rispondere, aiuta a superare lo steccato tra Gesù e il cieco, tra Dio e l’uomo. Infatti il dialogo che ne segue esprime un’amicizia semplice ma che si intensifica: il cieco chiama Gesù Maestro mio.

La domanda di Gesù è la stessa che poco prima egli aveva rivolto ai due fratelli Giacomo e Giovanni (Mc 10,36). Ed è la domanda decisiva del Vangelo. Solo se uno riconosce la propria situazione, sa cosa vuole e può chiederlo a Gesù: Che io veda di nuovo. Perché vedere il Signore, vedere il suo amore per noi, lo sappiamo, è la vita della creatura umana.

Alcune conseguenze: come cristiani, e comunità parrocchiale, dobbiamo saper ascoltare le invocazioni che arrivano dal di fuori del nostro ambito e avere come Gesù il dono dell'immediatezza che scavalca tutte le barriere e prevenzioni per provocare l'incontro con l'uomo bisognoso a faccia a faccia. Gesù domanda. La necessità del cieco è evidente, ma ciò gli permette di cogliere desideri ed aspirazioni ed esprimere la disponibilità umile di Gesù. Tutto ciò lo possiamo fare anche per noi, cordiali saluti, vostro don Vincenzo ed il diacono don Antonio

Mendicante di luce

Tu che ti senti cieco,

abbandonato lungo la via della vita

mendicante di luce;

tu che senti

che sta per passare Cristo

lungo la tua via
per entrare nella tua vita,
incomincia a gridare,

grida forte,

grida la tua cecità.

Grida anche se altri vogliono farti tacere. Grida
fino a che lui, il Signore, la Luce,

ti chiami.

E quando ti chiama
non startene seduto,

alzati, getta via il tuo mantello,

il mantello delle tue falsità,

dei tuoi nascondimenti,

delle tue paure,

del tuo peccato:

Di' a Colui che è la luce:
«Signore, che io veda!».

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