Parrocchia Sant'Erasmo

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4 Avvento 20 dicembre 2015

Benedetta tu fra le donne (Lc 1,42)

20 dicembre 2015 - 4ª AVVENTO

Carissimi, la quarta domenica di Avvento ci presenta la prima missione di Maria chiamata da Dio, lei parte per portare il lieto annunzio che sta misteriosamente prendendo forma nel grembo. È la vera credente che non rifiuta il segno che il Signore le accorda e perciò sale la montagna per andare dall’anziana parente e aiutarla. Maria vuole contemplare il segno che Dio le ha donato in Elisabetta; per questo diventa un invito anche per noi. Ogni credente infatti è chiamato ad una fede “ad occhi aperti”, una fede che cerca l’azione di Dio nella storia. Ed è proprio questo atteggiamento, che è anche di Elisabetta, a far sì che nel loro dialogo emerga l’agire di Dio. L’anziana parente inizia con una benedizione perché nella vita di Maria ha vinto la fede. Tale vittoria è ottenuta attraverso l’obbedienza pronta e fiduciosa al progetto di Dio.

L’incontro tra le due madri viene proposto a noi, che siamo nell’imminenza del Natale, per suggerirci l’atteggiamento giusto per viverlo intensamente. Ogni anno siamo invitati a celebrare il Natale, festa di Gesù. Quale regalo se non accogliamo Lui che è il regalo: il Salvatore che «scioglie i legami dei nostri peccati e asciuga per sempre le lacrime delle nostre madri» (Ravasi). Colui che, come ricorda Isaia, è «principe della pace», lo shalom che è riconciliazione, benessere, completezza; colui è «consigliere mirabile», indica le strade ragionevoli perché ciascuno costruisca la vita buona, per sé e per gli altri; colui che svela il volto di un «Dio potente», vincitore su ogni male, e amorevole «Padre per sempre».

Per noi credenti Gesù è vivo, e continua a venire in mezzo a noi, a bussare alle nostre vite, a interpellare le nostre coscienze, a rafforzare con la sua Grazia la nostra fragilità.
Così come è giusto ricordare, anche a Natale, che Gesù verrà, definitivamente, alla fine dei tempi. Ci consegnerà «cieli nuovi e terre nuove» e una pienezza irraggiungibile in questo mondo.
BUON NATALE!
dal Parroco don Vincenzo e dal diacono don Antonio unitamente a tutti i collaboratori!

Andiamo dunque fino a Betlemme (Lc 2,18)

La parola di Dio che ascoltiamo a Natale ci racconta una fatto accaduto poco più di duemila anni fa, in modo tale che diventi vero anche per noi, che cioè anche noi possiamo far Natale. L’annuncio degli angeli ha indicato ai pastori il segno del bambino giacente in fasce nella mangiatoia, ma non ha imposto l’ordine di andare a Betlemme. La decisione matura nel cuore dei pastori. Il loro recarsi a Betlemme esprime l’atteggiamento della fede, di quella fede che non pretende segni, ma quando il Signore li dona, li sa accogliere e contemplare.

Come Maria dopo l’annunciazione era andata da Elisabetta per accogliere il segno datole dall’angelo Gabriele, allo stesso modo i pastori ora vanno a Betlemme, lasciandosi guidare dalla povertà del segno. Vanno per vedere, cioè per essere testimoni oculari delle meraviglie del Signore e vanno in fretta, senza indugio.

Quante volte anche a noi il Signore dona dei segni della sua presenza e del suo amore. A volte sono piccoli segni, altre volte più grandi; alcune volte sono chiari, altre volte richiedono una maggiore attenzione e disponibilità da parte nostra. Certi dell’amore infinito del Signore per ciascuno di noi, chiediamogli quella fede che ci permette di cogliere e leggere i segni della sua presenza e del suo amore nel nostro quotidiano, AUGURI!


NEL MIO PRESEPE

Nel mio presepe, quest'anno, Signore,

non ho messo soltanto delle belle statuine.

Ho messo i volti e le sofferenze

di coloro che attendono la salvezza

di una vita diversa, normale, almeno migliore.

Mi aiutano a vederli, sul serio, e a pregare per loro.

Ho messo i bimbi indifesi, smarriti o schiavizzati.

Ma ho messo pure quelli viziati che si illuderanno a lungo

di essere il centro del mondo, e per loro sarà duro scoprire la realtà.

Ho messo gli anziani soli e affaticati,

inutili o di peso a una società che parametra tutto

sullefficienza e dimentica la riconoscenza.

Ma ho messo pure i loro figli,

orfani del loro affetto e della loro esperienza.

Ho messo i giovani senza lavoro e prospettive,

ma ho messo pure gli adulti che accumulano ricchezze e oggetti

inutili o insensati, senza accorgersi che non li possiederanno in eterno.

Ho messo gli ammalati e i morenti, i poveri e i rifugiati,

ma ho messo pure coloro che abusano della propria salute

o rifiutano gli indigenti perché “sporcano” la facciata delle loro città.

Ho messo le vittime della guerra e del terrorismo,

coloro che non hanno cibo o medicinali a sufficienza,

ma ho messo pure quelli che irridono la grazia ricevuta

fomentando conflitti o sprecando i beni a propria disposizione.

Ho messo anche me, questa volta al fondo,

perché probabilmente non vedo le travi nei miei occhi,

e ho lardire di pregarti per la mia conversione.

Porta a tutti la tua salvezza, Signore.

E potessi essere io ad alleviare qualche fatica umana,

ti prego, usami pure, Signore.

Sarà il mio “buon compleanno”, Gesù.

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