Parrocchia Sant'Erasmo

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Santa Famigla 27dicembre 2015

Gesù cresceva in sapienza, età e grazia (Lc 2,52)

7 dicembre 2015 - SANTA FAMIGLIA


Carissimi, la famiglia è la prima palestra dell’amore: ci possiamo esercitare all’ascolto, alla pazienza, alla comprensione, al reciproco aiuto. Sapendo di poter essere accolti, anche quando non siamo capiti; soccorsi, anche quando non ce lo siamo meritati; custoditi, anche quando abbiamo scelto la nostra strada.  La Santa Famiglia di Nazaret, probabilmente, fu così, perciò è modello di ogni famiglia.
Nella festa della Santa Famiglia di Nazaret ci viene presentato dal vangelo l’episodio di Gesù dodicenne smarrito e ritrovato nel tempio. Esso conclude il vangelo lucano dell’infanzia e apre al racconto della vita pubblica di Gesù. In questo episodio c’è un velato accenno al mistero pasquale prefigurato nei tre giorni di ricerca angosciata da parte di Maria e di Giuseppe.
Il testo ci aiuta fin da subito a conoscere chi è Gesù; questa conoscenza raggiunge il culmine nella risposta di Gesù ai genitori: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Gesù, ormai ragazzo, sale a Gerusalemme con Maria e Giuseppe per la festa di Pasqua: è un pellegrinaggio fatto obbedendo ai dettami della parola di Dio (Es 23, 14-17).
Intravediamo in questo episodio, con la risposta finale, l’immagine di una famiglia come culla in cui ha potuto prendere forma una disponibilità del figlio ad accogliere la chiamata di Dio a lui rivolta. Anche le nostre famiglie possono essere luoghi in cui ogni componente viene aiutato a realizzare la propria vita come risposta alle proposte del Signore.
L’episodio evangelico termina con il ritorno di Gesù a Nazaret: quasi un paradosso per Chi aveva rivendicato libertà di cercare con tutto se stesso il Padre. Gesù sceglie la vita quotidiana nella sottomissione ai suoi genitori. L’obbedienza vissuta a Nazaret è il banco di prova per imparare quell’obbedienza a Dio che diventerà dono totale di sé. È questo che contribuisce a far sì che Gesù cresca in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini, cioè dono a Dio e agli uomini. Auguri alla nostra famiglia, i vostri fratelli in Cristo, don Vincenzo ed il diacono don Antonio



PER LA MIA FAMIGLIA

Ti rendo grazie, Signore, per la mia famiglia.
Non voglio paragonarla a nessun’altra,
né decantare la sua perfezione, che fortunatamente non ebbe mai.
Ho passato con essa momenti di gioia e di difficoltà,
di riconoscenza e di incomprensione,
di affetto e di rabbia.  
Col tempo ho compreso meglio i suoi difetti,
ho cercato di accettarli e di trovare le contromisure,
riconoscendo che erano il rovescio della medaglia della sua grandezza e lo specchio della tua volontà.
Grazie per il suo sorriso, la sua delicatezza, la sua determinazione.  
Grazie per l’affetto e le premure di cui ha saputo coprirmi,
per la sua preoccupazione costante
affinché la mia vita andasse nella giusta direzione.
Grazie per la sua onestà e giustizia, per l’incapacità di mentire
e la ricerca profonda della verità.  
Grazie per la gentilezza nel trattare con tutti
e la sensibilità nell’accorgersi di chi ha bisogno,
perché è amico, è persona, o semplicemente è solo.
Grazie per il senso e il valore di ogni lavoro,   
la sua origine nella fragilità e nella povertà,
la scelta di non sciupare il tempo e le risorse,
di avere rispetto e attenzione per ciò che si ha e si è.
Grazie per la capacità di crescere anche da adulti,
di ascoltare e di cambiare opinione,
di accettare le divergenze di idee e di impegni,
di prendere a cuore le mie scelte,
pur con i dubbi di chi non le condivide fino in fondo.
Grazie per la sua fede in te,
non importa se espressa con i gesti o con i pensieri,
ostentata o nascosta nel proprio cuore,
dichiarata e dogmatica o personale intuizione di uno Spirito
che veglia sul mondo e lo conduce al suo porto migliore.
Grazie perché abbiamo imparato a comprenderci,
a essere orgogliosi di noi, a sentirci una cosa sola,
ad avvicinarci al distacco con ritrovata pace e riconoscenza.
Grazie per avermi dato questa bella famiglia, Signore.
Non potrei volerne un’altra perché è
intimamente, profondamente, imprescindibilmente mia.

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