Parrocchia Sant'Erasmo

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10 gen 2016 Battesimo del Signore

In te ho posto il mio compiacimento (Lc 3,22)

gennaio 2016 - Battesimo di Gesù

Carissimi,

il Battesimo, che abbiamo ricevuto nel nome della Trinità, è la manifestazione dell’amore di Dio nei nostri confronti: Dio continua a guardare a noi come suoi figli e a comunicarci nuova vita nel suo Spirito. Battezzare significa «immergere». Come ci ricorda il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica «chi viene battezzato è immerso nella morte di Cristo e risorge con lui come “nuova creatura” (2 Cor 5,17)». Il Battesimo è un dono, una «grazia». Tutti noi siamo così inseriti nella famiglia di Dio e siamo introdotti nella comunione con Lui. Il ricordo del nostro Battesimo può essere proficuo: ci rende consapevoli dell’opportunità ricevuta e ci invita a sfruttarla, con fiducia e responsabilità.

Anche Gesù ha vissuto l’esperienza battesimale. Luca mostra Gesù che, dopo essere stato battezzato con tanta altra gente (solidale con i peccatori), si trova in preghiera (solidale con Dio). In quel momento il “cielo si aprì”. È l’inizio di un’era nuova inaugurata da Gesù; in Lui c’è una rinnovata vicinanza del Signore che salva il suo popolo dal peccato. E udiamo anche una parola divina di conferma del Padre: “In te ho posto il mio compiacimento”! Certo, Gesù ha realizzato in pieno il progetto del Padre su di lui. Ma questo siamo chiamati a fare anche noi: siamo figli di Dio e con la nostra vita abbiamo la possibilità di mostrare il nostro essere più profondo. Gesù diceva: Chi vede me, vede il Padre. Chiediamo al Signore di poter con la nostra vita mostrare l’amore del Padre, don Vincenzo ed il diacono don Antonio.

IL BATTESIMO DELLO SPIRITO

L’ho conosciuto tanto tempo fa,
nel giorno del mio Battesimo.
Poi, più avanti, me l’hai confermato:
lo Spirito era invocato su di me

dal vescovo durante la mia Cresima.

Il Santo Spirito mi circonda e mi avvolge, come l’aria.

È silenzioso e non invadente: una brezza leggera,

curiosa e creativa, a cui però raramente do credito e retta.

Eppure sarebbe il perfetto consolatore,

il dolcissimo sollievo, la luce beata, il datore dei doni.

Eppure sarebbe il Paraclito, l’assistente ideale

per accompagnarmi tra le traversie e le difficoltà della vita.

Il tuo Spirito, Signore, forse ha un difetto:

è sfuggente, incontenibile, originale.

Il tuo Spirito è sempre più avanti,

va oltre le mie convinzioni,

mi spinge a varcare i confini dell’ignoto.

Il tuo Spirito, a volte, mi fa paura: temo mi chieda troppo,

così mi guardo bene dall’ascoltarlo e persino dal’'invocarlo.

E pensare che potrebbe ripetere anche a me le parole del Padre:

«Tu sei mio figlio amato: in te ho posto il mio compiacimento».

«Per te ho pronte virtù e premio, morte santa, gioia eterna».

Sì, te lo prometto.

Oggi mi metterò in ascolto della sua voce di Cielo.

Mi lascerò scaldare, sorprendere e amare.

Solo così saprò accettare sul serio la mia vita

e andare, dove tu vorrai,

a seminare i suoi doni, costruendo il domani.

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