Parrocchia Sant'Erasmo

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3 T.ord 24 gennaio 2016

Lo Spirito del Signore è sopra di me (Lc 4,18)

24 gennaio 2016 - 3ª domenica t. ord.

Carissimi,

oggi il vangelo ci porta nella sinagoga di Nazaret dove si svolgeva il normale servizio liturgico del sabato. C’è il riferimento allo Spirito da cui Gesù si fa guidare. Egli è stato consacrato nel battesimo ed è perciò l’inviato divino per eccellenza. Ora egli, nella potenza dello Spirito Santo, trasmette un annuncio che è “lieto messaggio”. In definitiva ci viene annunciato in Gesù un tempo di grazia, una presenza particolare che crea comunione, consola, salva ma anche interroga e provoca.

Anche noi vogliamo essere discepoli di Cristo; sappiamo che già a partire dal nostro battesimo siamo abitati dallo Spirito Santo. Egli fa sentire in infiniti modi i suoi suggerimenti. Siamo cristiani nella misura in cui la nostra vita è guidata dallo Spirito Santo. Alleniamoci ad ascoltare la sua voce; seguiamo la sua luce.

Il catechismo ci insegna i suoi sette santi doni. Sono i modi in cui lo Spirito si fa presente nel nostro agire. San Paolo alle comunità cristiane della Galazia ricordava anche i frutti della presenza dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé; se sono presenti questi frutti nelle nostre azioni è perché ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo.

Nella festa della Conversione dell’Apostolo san Paolo si conclude la settima di preghiere per l’Unità dei cristiani. San Paolo usa una metafora efficace: la comunità dei credenti è come un corpo composto di molte membra. Tutti sono utili e importanti; tutti hanno un dono speciale che possono condividere con gli altri, a reciproco vantaggio; tutti sono parte dell’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa. Chiediamo al Padre con Gesù l’Unità della Chiesa e di tutte le Chiese in un solo Corpo. CHE TUTTI SIANO UNO PERCHÉ IL MONDO CREDA! Vi salutiamo cordialmente, don Vincenzo ed il diacono don Antonio

 

LA CURA DELLE COSE DI DIO

Ti chiedo perdono, Signore,

perché non ho messo la necessaria cura

nelle “tue” cose e nel mio rapporto con te.

All’inizio del suo Vangelo,

Luca ci ricorda

la centralità della tua Storia,

che merita un racconto ordinato,

fedeltà ai testimoni oculari,

ricerche accurate su ogni circostanza,

perché la tua permanenza sulla terra

ha qualcosa di unico e irrinunciabile,

così incarnato dentro la divinità di Dio.

Vorremmo avere questa dedizione

alle cose sacre,

mentre siamo più abituati

a vivisezionare una partita di calcio

o una puntata di un reality show

di quanto facciamo con la tua Parola.

Dobbiamo imparare a imperniare

la nostra vita

sull’orizzonte religioso che la sostiene.

Dobbiamo imparare a difendere

e diffondere la tua voce,

flebile nella sua sommessità,

potente nella sua integrità.

Dobbiamo imparare

a rinnovare il nostro incontro con te,

occasione e forza potente

per rinverdire una vita degna

di questo nome.

Il tempo dedicato a te non è mai sciupato,

ma semmai investito,

per poter portare ai fratelli

lo stile e il gusto che erano tuoi:

un amore nutrito dall’Amore.


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