Parrocchia Sant'Erasmo

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12_feb_2017_6_to

12 febbraio 2017 - 6ª domenica t. ord.

Fu detto agli antichi... ma io vi dico... (Mt 5,21)

Carissimi,

le parole di Gesù che leggiamo oggi nel Vangelo possono sembrarci veramente troppo esigenti. Siamo sostanzialmente d'accordo sugli antichi comandamenti: non uccidere, non tradire chi hai sposato, non dire il falso in tribunale. Ma evitare di adirarsi, di desiderare una bella donna o un bell'uomo, di mascherare la realtà, è decisamente difficile, per non dire impossibile.

L’eterno problema del rapporto tra libertà e legge sta al centro dell’odierno messaggio della Liturgia della Parola. L’uomo è libero, ha la possibilità di scegliere il bene o il male, di cui quindi è responsabile. D’altra parte norme precise di ordine morale regolano la sua vita, norme che il Cristo ha reso ancora più esigenti.

Giustamente Gesù dice, a quanti pensavano di vedere nel suo comportamento e nel suo insegnamento un rifiuto della legge, che non è venuto ad abolirla, ma a portarla a compimento, cioè a chiarirne e ad approfondirne ancora di più le esigenze. Egli chiede una giustizia maggiore, un’etica più esigente, che non si limita ad un comportamento esteriore, ma si estende a tutte le componenti, anche interiori, dell’agire umano: dal rapporto tra gli uomini, al rapporto con Dio, all’agire personale e al linguaggio stesso.

Sì, Gesù «porta a compimento» le richieste della Legge ebraica, recupera il loro senso profondo, le umanizza perché indica come meta la realtà che ciascuno vorrebbe vivere: senza violenza, fisica o verbale che sia; giusta, fedele, trasparente. Che bello sarebbe poter procedere senza guardarsi alle spalle, senza timori e paure. Le parole di Gesù ci invitano alla responsabilità.

In questa settimana cerchiamo di avere attenzione a ciò che ci muove ad agire. Guardiamo alle intenzioni. Proviamo a mettere davanti ad ogni azione un “per Te, Gesù”. Fare le cose per Lui ci aiuta a purificare il movente dell’agire. E ci aiuta a ripartire sempre di nuovo per mirare ad essere “perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli”. Vi salutiamo con affetto cordiale e fraterno, don Vincenzo, don Rito e il diacono don Antonio.

MANDAMI QUALCUNO DA AMARE

Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;

quando la mia croce diventa pesante,
fammi condividere la croce di un altro;

quando non ho tempo,
dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato, fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri,
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;

quando penso solo a me stesso,
attira la mia attenzione su un’altra persona.
Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
che in tutto il mondo vivono e muoiono poveri ed affamati.
Dà loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano,
e dà loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia.

(Madre Teresa di Calcutta)

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VANGELO VIVO “CREDO NELL’AMORE”

Addolorati e delusi per aver scoperto che nostro figlio Roberto, con due amici, aveva rubato degli alcolici, abbiamo cerato di fargli sentire il nostro amore al di là di tutto. In tribunale, mentre aspettavamo la sentenza, vedendo che uno degli altri ragazzi responsabili del furto era stato abbandonato dai genitori, siamo andati a fargli coraggio. Visto il nostro comportamento, il giudice ha accettato il pentimento espresso da nostro figlio, riconoscendo il sostegno che aveva in casa, e non ha emesso condanne né per lui né per gli altri due. Giorni dopo, avendo chiesto a Bob in che cosa credeva se non credeva in Dio, mi son sentito dire: “Credo nell’amore, perché l’ho visto in te e nella mamma”.

12 febbraio 2017 - 6ª domenica t. ord.



Fu detto agli antichi... ma io vi dico... (Mt 5,21)

Carissimi,

le parole di Gesù che leggiamo oggi nel Vangelo possono sembrarci veramente troppo esigenti. Siamo sostanzialmente d'accordo sugli antichi comandamenti: non uccidere, non tradire chi hai sposato, non dire il falso in tribunale. Ma evitare di adirarsi, di desiderare una bella donna o un bell'uomo, di mascherare la realtà, è decisamente difficile, per non dire impossibile.

L’eterno problema del rapporto tra libertà e legge sta al centro dell’odierno messaggio della Liturgia della Parola. L’uomo è libero, ha la possibilità di scegliere il bene o il male, di cui quindi è responsabile. D’altra parte norme precise di ordine morale regolano la sua vita, norme che il Cristo ha reso ancora più esigenti.

Giustamente Gesù dice, a quanti pensavano di vedere nel suo comportamento e nel suo insegnamento un rifiuto della legge, che non è venuto ad abolirla, ma a portarla a compimento, cioè a chiarirne e ad approfondirne ancora di più le esigenze. Egli chiede una giustizia maggiore, un’etica più esigente, che non si limita ad un comportamento esteriore, ma si estende a tutte le componenti, anche interiori, dell’agire umano: dal rapporto tra gli uomini, al rapporto con Dio, all’agire personale e al linguaggio stesso.

Sì, Gesù «porta a compimento» le richieste della Legge ebraica, recupera il loro senso profondo, le umanizza perché indica come meta la realtà che ciascuno vorrebbe vivere: senza violenza, fisica o verbale che sia; giusta, fedele, trasparente. Che bello sarebbe poter procedere senza guardarsi alle spalle, senza timori e paure. Le parole di Gesù ci invitano alla responsabilità.

In questa settimana cerchiamo di avere attenzione a ciò che ci muove ad agire. Guardiamo alle intenzioni. Proviamo a mettere davanti ad ogni azione un “per Te, Gesù”. Fare le cose per Lui ci aiuta a purificare il movente dell’agire. E ci aiuta a ripartire sempre di nuovo per mirare ad essere “perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli”. Vi salutiamo con affetto cordiale e fraterno, don Vincenzo, don Rito e il diacono don Antonio .

 

MANDAMI QUALCUNO DA AMARE

Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante,

fammi condividere la croce di un altro;

quando non ho tempo,
dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato, fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri,
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso,

attira la mia attenzione su un’altra persona.
Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
che in tutto il mondo vivono e muoiono poveri ed affamati.
Dà loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano,
e dà loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia.

 

(Madre Teresa di Calcutta)

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