Parrocchia Sant'Erasmo

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2_apr_2017_V_Quaresima

2 aprile 2017 - 5ª di QUARESIMA

Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25)

Carissimi,

oggi la convinzione di una vita dopo la morte si appoggia sulle più varie tradizioni religiose, su considerazioni filosofiche e persino scientifiche, a considerare la fisica quantistica e le dimensioni inesplorate dell'universo.

Per i cristiani, però, Gesù è molto di più di colui che dimostra la possibilità della risurrezione. Lui è risurrezione e vita.

La risurrezione di Lazzaro è indubbiamente il miracolo più strabiliante della vicenda di Gesù. Una prova del Signore della Vita forse ancor più incisiva della sua risurrezione. In quell'occasione, infatti, furono testimoni soltanto i suoi amici, è un segno con il quale l’evangelista vuole presentare il valore esclusivo di Gesù in ordine alla vita dell’uomo; esso rivela la gloria di Dio e quella del Figlio (v. 4) e deve portare alla fede nel Cristo (v. 15).

Con la venuta di Gesù è iniziato il processo della redenzione dell’uomo. La novità di vita portata da lui non è un fatto puramente spirituale: riguarda tutto l’uomo, corpo e spirito. La vita che comunica Gesù è sottratta al potere della morte (v. 26) perché implica la risurrezione, cominciata in noi col Battesimo. Esso infatti non è solo morte al peccato, ma è vita nuova in Cristo risorto.

Nella misura in cui apparteniamo a Cristo, viviamo già da risorti in una vita nuova: Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, dice Gesù. E come l’amore del Padre si è mostrato potente nella risurrezione di Gesù, così anche per noi quando siamo nell’amore e facciamo le cose per amore, entriamo nella dimensione del per sempre, perché quei gesti saranno per l’eternità, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio.


IL PIANTO DI GESÙ

E così, Signore, piangi anche tu.

Non piangi per te, davanti alla tua passione imminente,

nel sofferenza più atroce e nel tradimento più pesante.

Piangi per amore, per chi ti incontra e tocca il tuo cuore.

Piangi di compassione davanti al dolore di amici ed estranei.

Piangi perché non ne vedono il senso, lo sbocco, la via d'uscita

che è già lì vicina, basta saperla vedere.

Piangi perché tante volte basterebbe la correttezza e la condivisione

a risolvere i problemi dell'umanità.

Piangi per tutte le volte in cui sono gli uomini

a caricare di morte la vita, di violenza le relazioni,

di bugie ciò che è limpido, di fatica ciò che è semplice.

Piangi per chi, specchiandosi in se stesso,

non riesce a vedere il volto amorevole del Padre,

tradendo lo spazio del suo cuore che è fatto per Lui.

Piangi per me, che abdico alla gioia che mi hai preparato,

continuando a cercarti in luoghi impervi,

quando tu vuoi la mia vita migliore,

e una vita per sempre.


VANGELO VIVO

«Ho tanta paura di morire, dottore. Mi dica, che cosa mi aspetterà dopo la morte? Come sarà l'aldilà?». «Non lo so», rispose il medico. «Non lo sa?» mormorò il moribondo. In silenzio il dottore aprì la porta della camera d'ospedale: e subito il cane del malato si infilò nella stanza, manifestando con grandi salti e in mille modi la sua gioia nel rivedere il padrone. Allora il medico si rivolse di nuovo al malato, dicendo: «Ha visto come si è comportato il suo cane? Non era mai entrato in questa camera e non conosceva nessuna delle persone che vi si trovano. Ma poiché sapeva che dietro quella porta c'era il suo padrone, è saltato per la gioia appena questa si è aperta. Vede, anch'io non so che cosa avverrà precisamente dopo la mia morte, ma mi basta sapere che il mio Signore e Maestro sta dall'altra parte della porta. Perciò, quando un giorno questa si aprirà, andrò da lui con immensa gioia»

(Pierre Lefèvre)

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