Parrocchia Sant'Erasmo

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5_feb_2017_5_to

Giornata per la vita

Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta

5 febbraio 2017 - 5ª domenica t. ord.

Il coraggio di sognare con Dio

Alla scuola di Papa Francesco s’impara a sognare. Spesso nelle udienze fa riferimento ai sogni dei bambini e dei giovani, dei malati e degli anziani, delle famiglie e delle comunità cristiane, delle donne e degli uomini di fronte alle scelte importanti della vita. Sognare con Dio e con Lui osare e agire! Quando il Papa commenta la Parola di Dio al mattino o quando tiene discorsi nei vari viaggi apostolici, non manca di incoraggiare a sognare in grande. È nota la sua devozione a san Giuseppe, che considera uomo del “sogno” (Cfr. Mt 1,20.24). Quando si rivolge alle famiglie, ricorda loro che il sogno di Dio “continua a realizzarsi nei sogni di molte coppie che hanno il coraggio di fare della loro vita una famiglia; il coraggio di sognare con Lui, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo, nessuno si senta superfluo o senza un posto”.

I bambini e i nonni, il futuro e la memoria

Per Papa Francesco il sogno di Dio si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni. I bambini “sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza”; i nonni “sono la memoria della famiglia. Sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Avere cura dei nonni e avere cura dei bambini è la prova di amore più promettente della famiglia, perché promette il futuro. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.

Una tale cura esige lo sforzo di resistere alle sirene di un’economia irresponsabile, che genera guerra e morte. Educare alla vita significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale. È ciò che ripete ancora oggi Santa Teresa di Calcutta con il famoso discorso pronunciato in occasione del premio Nobel 1979: “Facciamo che ogni singolo bambino sia desiderato”; è ciò che continua a cantare con l’inno alla vita: “La vita è bellezza, ammirala. La vita è un’opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. … La vita è la vita, difendila”.

Con Madre Teresa

La Santa degli ultimi di Calcutta ci insegna ad accogliere il grido di Gesù in croce: “Nel suo ‘Ho sete’ (Gv 19,28) possiamo sentire la voce dei sofferenti, il grido nascosto dei piccoli innocenti cui è preclusa la luce di questo mondo, l’accorata supplica dei poveri e dei più bisognosi di pace”. Gesù è l’Agnello immolato e vittorioso: da Lui sgorga un “fiume di vita” (Ap 22,1.2), cui attingono le storie di donne e uomini per la vita nel matrimonio, nel sacerdozio o nella vita consacrata religiosa e secolare. Com’è bello sognare con le nuove generazioni una Chiesa e un Paese capaci di apprezzare e sostenere storie di amore esemplari e umanissime, aperte a ogni vita, accolta come dono sacro di Dio anche quando al suo tramonto va incontro ad atroci sofferenze; solchi fecondi e accoglienti verso tutti, residenti e immigrati. Un tale stile di vita ha un sapore mariano, vissuto come “partecipazione alla feconda opera di Dio, e ciascuno è per l’altro una permanente provocazione dello Spirito. I due sono tra loro riflessi dell’amore divino che conforta con la parola, lo sguardo, l’aiuto, la carezza, l’abbraccio”.

Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana

Voi siete il sale della terra... e la luce del mondo (Mt 5,13.14)

Carissimi,

come sarebbe bello se i cristiani fossero veramente sale e luce nel mondo. Se nella politica, nell'economia, nella famiglia si distinguessero per la verità e la trasparenza, per le scelte in favore della vita, della solidarietà, del futuro. Se fos se riconoscibile il sapore della saggezza, della creatività, della lungimiranza della fede. Se le loro parole fossero sempre chiare, positive, luminose. Se ogni ges to fecondasse di bellezza e di bontà chi viene a contatto con loro.

Con le due immagini, che oggi il vangelo ci presenta, del sale e della luce, Gesù vuole sottolineare la necessità e l’insostituibilità del vangelo, del gruppo dei dodici, della comunità cristiana. Se questa fallisce o non realizza la sua missione, non può essere sostituita da nessuno, non serve più a nulla, al pari del sale scipito e della luce nascosta.

È il gruppo dei discepoli, la comunità cristiana ad essere sale della terra e luce del mondo. Certamente non per se stessa, ma perché “possiede” Gesù, vera luce del mondo, autentico pane di vita, unica e insostituibile realtà. Nella misura in cui Gesù è presente nella vita della comunità cristiana, nell’agire dei credenti, costoro diventano fermento vitale del mondo, verità che illumina e salva.

L’essere sale e luce viene visto in rapporto e in funzione delle opere buone, cioè dell’agire concreto del credente, il cui operare deve essere positivo, valido, limpido per tutti. Così anche ogni mia opera buona rende visibile la presenza salvifica del Signore e glorifica il “Padre che è nei cieli”. Chiediamoci in questa settimana, almeno qualche volta, quale frutto buono sta portando in me il seguire Gesù? Vi salutiamo caramente, don Vincenzo, don Rito ed il diacono don Antonio


FA' CHE IO SIA SALE E LUCE

Fammi essere sale, Signore.

Riempimi di sapore, perché il mio cibo

sia gustoso e salutare per chiunque si nutre di me,

vede i miei gesti, ascolta le mie parole.

Possa essere saggio perché ricco della tua sapienza,

che vede dall'orizzonte più ampio

la verità che salva ogni vita.

Non perda mai il gusto

dell'entusiasmo e della passione,

affinché possa trasmettere

i tuoi doni a chi mi è vicino.


Fammi essere luce, Signore.

Fammi rischiarare il mondo

con l'incessante speranza e fiducia

nella vita, nell'altro e in te.

Aiutami a conservare e custodire

la luce in cui mi hai immerso,

mantenendomi solare e luminoso,

in ogni situazione che incontrerò,

anche quando la notte del dolore farà capolino.

Fa' che davanti ai più deboli e sofferenti

le mie azioni di solidarietà e di sostegno

siano la testimonianza che la tua Luce è Amore

e non ci abbandona mai.


VANGELO VIVO

Il presidente , (ora emerito) della Commissione Europea, Junker, l'ha lodato come volto esemplare dell'Europa. Si chiama Dyonisis Arvanitakis, fa il panettiere nell'isola di Kos (Grecia), e nell'estate 2015 ogni giorno scendeva al porto con il suo furgoncino carico di pane. Non poteva rimanere insensibile davanti ai profughi che giungevano sulle coste senza cibo, lui che ha patito la fame molto tempo prima, a quindici anni, come giovane straniero immigrato in Australia. Così ogni giorno ha preparato un quintale di pane in più di ciò che avrebbe venduto. Non ha guadagnato nulla, se non lo sguardo pieno di riconoscenza di chi ha aiutato.

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